Narciso e Boccadoro: siamo spiriti d’amore o di libertà?

Analisi e recensione ad Herman Hesse –

È riduttivo definire Narciso e Boccadoro un romanzo di formazione o un saggio filosofico. Herman Hesse invita a una riflessione sulla vita, sulla filosofia, sulla moralità ed lo ambienta nel periodo storico in cui tutti questi temi cambiavano definizione a partire da stimoli diversi: il Medioevo.

Al contrario della definizione di periodo buio di molti libri di storia del liceo, un’analisi più approfondita rivela che questa epoca è carica di sconvolgimenti morali, talvolta così macabri e scabrosi che è meglio dimenticarli, altre volte necessari a creare le basi dell’intellettualismo moderno.

Narciso e Boccadoro si conoscono nel monastero dove Boccadoro viene accompagnato dal padre che vuole riscattare, con l’educazione religiosa del figlio, la dubbia moralità della madre ormai scomparsa. Narciso è un maestro, giovane ma illuminatissimo, conoscitore di filosofia, storia e teologia e anche dotato di una luce di saggezza che lo mette al pari, nelle gerarchie del monastero, dei sacerdoti anziani.

Boccadoro si distingue subito dagli altri studenti per la sua spigliatezza e la sua intelligenza e presto i due diventano amici. Narciso capisce il suo allievo meglio di quanto lui capisca se stesso e lo aiuta ad affrontare la verità sul suo spirito: Boccadoro non è destinato alla vita monastica, per quanto lui pensi di desiderarlo.
È invece predisposto a seguire il suo spirito libero.

Spirito d’amore e spirito di libertà

Chi conosce un poco Luciano De Crescenzo, ricorderà il suo estratto dal libro “Così parlò Bellavista”, in cui racconta il punto di vista del professore sull’origine dell’universo e dell’essere umano. In poche parole, l’uomo è spinto contemporaneamente da due forze: l’amore che lo avvicina agli altri e la libertà che lo spinge a isolarsi e a proteggere la sua unicità. In realtà le due forze non sono contrapposte ma ortogonali e regolano la vita dell’universo intero (in particolare delle galassie) come mostrato qui sotto:

Per chi vuole approfondire, qui c’è un video brevissimo in cui il professore lo spiega.

Narciso, con la sua missione educativa, è uomo d’amore. Venera Dio e i precetti sacerdotali e vive per fare del bene agli altri. Boccadoro, naturalmente, è uomo di libertà. Fa presto conoscenza delle passioni carnali e non se ne staccherà più, venererà il corpo femminile amandolo alla follia e vivrà da vagabondo godendosi l’essenza di una vita mai regolata dalla responsabilità.

C’è la pace, ma non una pace che alberghi durevolmente in noi e non ci abbandoni più. C’è solo una pace che si conquista continuamente con lotte senza tregua, e tale conquista dev’essere rinnovata giorno per giorno.

La vita lo cambierà profondamente e affronterà dolori fortissimi: l’omicidio per legittima difesa, le terribili sciagure della peste, la fame, la malattia, la solitudine. Ogni cosa è sempre accompagnata dal desiderio di ritorno a sua madre, la donna che non ha mai conosciuto e che ama come la vergine Maria, non essendoci per lui alcuna differenza tra le due consolatrici del suo spirito.

L’autore Herman Hesse

Ma come vuoi morire un giorno, Narciso, se non hai una madre? Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire

Le donne

Boccadoro amerà moltissime donne, ma solo alcune resteranno nella sua memoria: la zingara Lisa, che è il suo primo amore. Lidia, la figlia del cavaliere che lo ospita in cambio del suo latino e sua sorella Giulia saranno le uniche che amerà senza carnalità, tanto da dare alla madonna che scolpirà il volto della prima.

Lena, la fanciulla che lo accompagna nell’unico tratto di viaggio che Boccadoro condividerà con qualcuno: lei e un amico fifone che poi lo abbandona. Boccadoro l’ama sinceramente e, dopo la sua morte causata dalla peste, è commovente la scena in cui brucia la casa dove lei spira.  

C’è poi Agnese, la bella e glaciale amante del conte, superba, che Boccadoro venererà fino a rischiare di essere impiccato dal conte, ma che dimenticherà presto, come anche lei lui.

L’arte

Nella bottega del maestro Nicola (dove resterà due anni) Boccadoro realizza che l’uomo è soggetto alla caducità del tempo e l’unico antidoto alla morte è proprio l’arte, che fissa nel tempo le persone, rendendole immortali. Il ragazzo scopre la scultura e trova in essa il modo di esprimere ciò che ha dentro di sé. Sembra che per un tratto sia per lui l’unica cosa sensata in questo mondo eppure, al momento di prendere in mano le redini della bottega del superbo e inarrivabile maestro, rifiuta e s’incammina di nuovo.

L’arte, questa dea apparentemente così spirituale, aveva d’uopo di tante cose futili! Di un tetto sopra il capo, di strumenti, di legni, di creta, di colori, di oro: esigeva lavoro e pazienza.

Narciso

I due amici si amano profondamente, ed è a lui che Boccadoro torna dopo tanto vagabondare. Narciso è intanto diventato abate. Grazie a Boccadoro, Narciso si rende conto che la ricerca della verità tramite il totale controllo dello spirito non è l’unica via, e non è necessariamente più efficace della via dei sensi. La riconciliazione porta anche alla consapevolezza che c’è un dissidio fra spiritualità e mondanità, fra eros e logos.

Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento.

Claudia Neri

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