il treno dei bambini – viola ardone – analisi e recensione

viola ardone (2)

Il treno dei bambini è un libro di Viola Ardone pubblicato in Italia da Einaudi nel 2019.

L’autrice è nata a Napoli nel 1974. È laureata in Lettere e ha lavorato per alcuni anni nell’editoria. Autrice di varie pubblicazioni, insegna latino e italiano al liceo. Fra i suoi romanzi ci sono: La ricetta del cuore in subbuglio (2013) e Una rivoluzione sentimentale (2016), entrambi editi da Salani.

La storia

Il Treno dei bambini affronta una vicenda storica poco nota del nostro paese. Dopo il 1945 il sud Italia era economicamente più devastato del Nord e moltissime famiglie vivevano in povertà assoluta.

Per questo motivo, il Partito Comunista Italiano diede vita ad un’iniziativa. I bambini delle famiglie troppo povere venivano mandati per un certo periodo al Nord, in Emilia Romagna in particolare. Qui delle famiglie adottive se ne facevano carico per un certo tempo, trattandoli come figli propri. Parola d’ordine: SO-LI-DA-RIE-TÀ.

La trama

La storia racconta la vicenda di uno di questi bambini, Amerigo. È un bambino spigliato, furbo come molti ma intelligente come pochi. In più, Amerigo è un bimbo sensibile. A sette anni anche lui sale su un treno e quell’esperienza sarà una storia da cui lui, come tanti, non tornerà più indietro.

«È che tengo paura che mia mamma alla fine non mi mancherà più.» Rosa mi dà un po’ di baccelli da sbucciare. «Vedi quanti fagioli ci sono in un guscio? C’è posto per tanti frutti. Come nel tuo cuore.»

Sua madre Antonietta è povera, suo padre li ha abbandonati (anche se la madre racconta che stia in America a far fortuna e che tornerà) e lui ha la passione per le scarpe. Guarda i piedi della gente che incontra nei Quartieri Spagnoli e assegna mezzo, uno o due punti in base a quanto siano rovinate le scarpe dei passanti.

Io pure sono ignorante, anche se dentro al vicolo mi chiamano Nobèl perché so un sacco di cose, nonostante che a scuola non ci sono più voluto andare. Imparo in mezzo alla via: vado girando, sento le storie, mi faccio i fatti degli altri. Nessuno nasce imparato.

La madre di Amerigo non è una donna cattiva. Come mi è capitato anche per L’amica geniale (di cui ho parlato qui), trovo difficile spiegare certi comportamenti a chi non è napoletano. I genitori raccontati da queste storie sono rudi, senza gioia, senza dolcezze per i propri figli. Non ci sono abbracci e carezze, come se li si dovesse abituare da piccoli a stare senza amore. Come se l’amore fosse un simbolo di debolezza, di cui vergognarsi.

È per il suo bene che la madre di Amerigo lo mette in uno di quei treni per Modena, ma Amerigo questo non lo sente.

Amerigo lì incontrerà la sua seconda famiglia, nuovi fratelli, ricchezze spropositate. Nella sua casa adottiva si mangia tutti i giorni, le scarpe sono sempre nuove. Finalmente c’è un padre che può fargli da modello. Amerigo impara a suonare il violino, che diventa la sua più grande passione. Ma cosa succede quando poi è costretto a tornare a Napoli?

Amerì, a volte ti ama di più chi ti lascia andare che chi ti trattiene.

Il contesto

La prima difficoltà che ho è quella di provare empatia per Antonietta, la madre di Amerigo. Come già detto, c’è un modo incomprensibile nella miseria di dimostrare l’amore. Anche per me che sono napoletana e che conosco persone come quella donna, è difficile giustificare certi atti crudeli.

L’autrice Viola Ardone

Nelle storie dei miei genitori, dei miei zii, di molte persone della scorsa generazione c’è tanta sofferenza dovuta alla miseria o reduce di essa. Il treno dei bambini affronta un tema delicato. L’orgoglio di questa madre è ferito fino a dentro alle cellule. Non può dare da mangiare a suo figlio e lo deve affidare a un’altra famiglia.

Non capisce le esigenze e i sogni di Amerigo e pensa a come arrivare al giorno successivo con qualcosa da mangiare. La decisione è tra mettere qualcosa a tavola o realizzare i sogni del suo bambino. L’orgoglio e la vergogna sono così forti che rifiuta persino l’aiuto economico della “famiglia del nord” e preferisce vendere il bene più caro di suo figlio.

I temi

Il contesto storico era quello che era. La miseria e l’ignoranza facevano da padrone. Viola Ardone ne Il treno dei bambini tocca molti temi crudi con sottile delicatezza.
I bambini che pensano che seguire i comunisti sul treno significhi andare in Siberia dove mangiano li mangeranno, secondo una credenza popolare.

– Hanno detto Alta Italia per convincere le mamme. Ma la verità è che ci porteranno in Siberia e ci metteranno nelle case fatte di ghiaccio, con i letti di ghiaccio, il tavolo di ghiaccio, il divano di ghiaccio…

La criminalità organizzata che avvolge anche la vita di Amerigo e di suo fratello. Il tema della fuga e della “vita migliore” per la quale Amerigo non perdonerà mai se stesso.

Non è solo l’emozione di essere qua dopo tanti anni, o il dolore di saperti sola in quella stanza, stessa sopra il letto che è stato il nostro, con i capelli sciolti e ancora quasi tutti neri. E’ paura. Paura dello sporco, della povertà, del bisogno; paura di essere un impostore, uno che ha vissuto una vita che non era la sua, che si è preso un cognome che non gli apparteneva.

Conclusioni

Il treno dei bambini è un romanzo che scorre veloce sotto gli occhi del lettore. È finito e non te ne sei nemmeno accorto di quante cose belle hai letto. A posteriori ci pensi a quanto è vero tutto quello che è stato raccontato. A quanto, l’eco di quelle memorie apparentemente lontane, riecheggi ancora nella vita di tutti i giorni. Chi tra di voi è napoletano può capirlo ancora meglio, perché riconoscerà i termini dialettali, le ninna nanne, le strade e i vicoli.

Il treno dei bambini è un romanzo sensibile, è un romanzo vero. Dovremmo tutti ringraziare Viola Ardone per averci raccontato questa storia che, seppur frutto della fantasia, è più vera di molte realtà.

Claudia Neri