• Euforia

    E’ finita, finita, finita, finita.
    Come le ultime gocce d’acqua prosciugate dal rubinetto, come l’ultimo tuo capello che troverò tra le mie lenzuola, come il grido disperato che avrei voluto lanciarti quando hai chiuso quella porta, e invece è rimasto strozzato.
    Perché era inutile, perché quante altre cose volevamo dirci? Quante altre volte volevamo avere la sensazione di esserci prosciugati, prosciugati così tanto da non sapere nemmeno più che parole usare?
    Tu, che sei così brava con le parole, ti sei lasciata senza nulla da dire.

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  • Toccami

    Toccami, come solo tu sai fare.
    Voglio sentire le tue mani affondare dentro la mia pelle, avere la sensazione di essere viva per qualche secondo.
    Ottenebrata, offuscata, la mia ragione non cerca altro che la tua carne.
    Toccami perché io non so se sarò ancora viva domani,
    quale alba andrò a cercare stanotte,
    che non vedrò con te.
    Stringimi forte
    le mani nei capelli,
    strappami pure tutto il dolore che ho vissuto oggi,
    tiralo via, buttalo dove non posso più vederlo.
    Il dolore non si dimentica,
    Il dolore si mastica, si mastica come un piatto amaro che ti corrode lo stomaco.
    Lo senti?
    A me pare che già lo tengo in mezzo alle mani,
    tutto il dolore, tutta la solitudine
    che ho vomitato
    e ora non so che farmene.

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  • Dove sei, ora che non ti amo?

    Pochi versi non d’amore

    Dove sei, ora che non ti amo?
    Ora che non ti vedo, quasi mi manchi.
    Ora che non ti cerco più, non so più dove sono le parole che ti dedicavo. Dove sono tutti i pensieri che mi ricordavano la tua voce?

    Che cosa stai facendo?
    Ti ricordi quando abbiamo pianto insieme perché non volevamo separarci, sotto la pioggia, in quel pomeriggio d’estate? Così naturale, stupido, silenzioso.
    Ogni tua lacrima mi idratava l’anima, sempre assetata di ogni goccia di tuo dolore.

    Ora che non ti amo più, i tuoi occhi sono più spenti.
    Mi guardi e penso che in fondo siamo uguali e soli, la metà dell’anima che non posso più vedere, né cercare, né baciare.
    Lo hai stabilito il tuo prezzo per questo?
    Troppe domande. Tipo perché ancora ti voglio pensare, ti tengo dentro come una culla di sangue fuso che scindo dal mio, nella speranza che ritorni a bruciare.
    Non ho messo il punto interrogativo, visto? Così sembro più consapevole.
    Consapevole del niente e del dolore. Del dolore e di niente che sono la stessa cosa.

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  • Avrei voluto che tu fossi stato

    Lama e coltello

    Avrei voluto che tu mi guardassi negli occhi quando avevano qualcosa da dire. Quando c’era un intero mondo da esplorare dentro di me e il vuoto non facesse presenza più dell’acqua.

    Avrei voluto che tu mi ascoltassi perché, sebbene non abbia mai gridato, nei miei occhi c’era scritto tutto.
    Il tuo corpo muto e immutabile non si è mai accorto di ciò che disperatamente non riuscivo a trovare le parole per dire.

    Avrei voluto che tu fossi stato per me il coltello che tagliava la carne per scovare la luce, per leggermi dentro quello che volevo sapere e non riuscivo a capire.

    Io sono oceano,
    acqua e tempesta,
    abisso e marea.

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