Inno Selvaggio ~ Romanzo di Claudia Neri ~ Parole Mute
  • 1984

    Foto di Marzia Bertelli

    Sembra strano come a volte l’unica scelta possibile sia l’unica scelta possibile.

    Eppure, certe volte non riesci a guardare oltre quella scelta al punto che ogni altra alternativa è oscena e impresentabile.
    Sai che puoi solo andartene. Dove? È irrilevante. Non c’è assolutamente alcuna ragione che trattenga le tue gambe, solo una catena attorno al tuo cervello.

    Prese una maglia qualsiasi, un paio di scarpe, lasciò il telefono nella borsa sul letto e uscì.
    Qualche attimo dopo si ritrovò che correva, i piedi che sfioravano l’asfalto, il sole battente sulla testa e sugli occhi e la bocca socchiusa per respirare meglio.

    La verità è che quando inizi qualcosa in realtà è sempre la fine di qualcos’altro, la fine della cosa precedente, quindi sarà sempre un circolo vizioso rotondo e angosciante di cui non verrai a capo mai.
    C’erano tante voci nella casa ma per quanto si sforzasse non riusciva a riconoscerne nessuna. Tutti sconosciuti, madre padre, famiglia, amici, tutti quanti.

    Ricordava bene i dettagli di quella giornata ma d’un tratto le parvero anni luce lontani, come se non fosse mai successo niente, lei non fosse lì, quel corpo fosse di qualche altra persona, di una ragazza che non conosceva.

    • Lasciami il tempo di un mese per comporre la melodia più bella del mondo, divento ricco e famoso e poi muoio. – – Un mese? –
    • Sì, mi chiudo in casa e compongo l’angoscia in note, poi posso uccidermi. –
    • Devo aspettare così tanto? –
    Read More
  • AVARIZIA

    Foto di Marzia Bertelli

    Durante la lezione di pedagogia, ricordo che il professore espose alla classe una teoria che amava, assurda ma innovativa in cui egli credeva fermamente.

    Proponeva di ricavare energia dagli studi di Oppenheimer modificando il sistema di controllo della forza dell’esplosione, così che gli effetti devastanti che aveva prodotto durante la guerra di quasi due secoli prima fossero del tutto annullati.

    Ovviamente nessuno di noi studenti osava contraddirlo ma io, Benjamin Miller, terzo corso sull’evoluzione terrestre, sorridevo ad ogni sua supposizione, forse perché le illusioni degli altri mi sembrano oscene, forse perché sono semplicemente inutili. Dobbiamo rassegnarci ad un mondo in cui l’elettricità dei nostri computer, luci, cucine, auto proviene dallo sfruttamento della forza idrica, eolica e del gas dei geyser. Addirittura udii che uno dei nuovi candidati al governo della nostra Contea stesse supponendo di ricavare forza e potenziale energia dalle esplosioni vulcaniche e dai terremoti, così frequenti delle zone italiche e nipponiche e dell’America occidentale.

    Come poteva un essere umano sano di mente immaginare che catastrofi così orribili, sventure così profonde potessero concorrere a supportare l’umanità?

    Nelle regioni in questione questi fenomeni avevano portato allo spopolamento quasi assoluto, con una diminuzione della popolazione del settantacinque percento, tra morti, dispersi ed emigrati. Una specie di diaspora naturale. Eppure questo pazzo, voleva sfruttare le forze di questi distruttori per creare energia su cui fondare uno stato.

    Read More
  • SUPERBIA

    Foto di Marzia Bertelli

    Nessun cane abbaiava mentre l’uomo passava.
    Sto per morire, mi vedi morire? Io non muoio.
    Mi sento perso, mi senti?
    No, non mi senti.
    Quando pensi che la tua vita sia finita arriva sempre qualcosa di peggiore a darti il colpo di grazia.
    Perché sto qui a scrivere, compagno?
    Perché non mi rintano nelle sfere oscure del mio cervello malato e lo lascio consumarsi da solo?
    Non riesco ad essere solo.
    Nemmeno ora che sono malato riesco a staccarmi dagli esseri umani.
    Invece per loro è stato semplicissimo lasciarmi andare, dimenticarmi.
    Non sono la prima scelta di nessuno, il primo pensiero di nessuno.
    Forse così posso avere la mia vendetta, no.
    Il mio riscatto.
    Su cosa? Non lo so.
    Un uomo nero viene a portarmi la colazione.
    Mi trattano da re.
    Ma nessun denaro potrà cancellare.
    La pena nei loro occhi quando li vedo nei miei.
    Il fuoco ha bruciato tutto.
    Ma Dio mi ha lasciato la forza di provare dolore.
    Lo ringrazio.
    Lo odio.
    Solo per un momento.
    Provo vergogna.
    Vorrei morire.
    Oppure che morissero tutti.
    Quelli che provano pena per me.
    Sono ancora vivo, un poco.
    Mi resta ancora qualcosa per cui combattere.
    Davvero?
    Questo non lo so.
    Chiudo gli occhi.
    So che il sono mi assale se li lascio così per più di dieci secondi.
    Infatti muoio.
    Questa è la superbia, signori miei.
    Questo è il più atroce dei sette peccati.
    Più atroce perché è capitato a me.

    Un pavone, uno specchio e il pipistrello.
    Perché sto scrivendo?

    Io non ho mai nemmeno letto un libro.
    Forse sì, da bambino.
    Ma io ho cominciato a vivere da grande.
    Quella parte della mia esistenza non esiste.
    Devo uscire fuori di qui.
    Evadere.
    Lontano.
    Scappare.
    Nessun uccello può imparare a usare le ali in gabbia.

    Read More
  • LUSSURIA

    Foto di Marzia Bertelli

    La notte in cui la storia comincia non prometteva nulla di buono per i suoi attori, che nel buio e nella tempesta di questa città interpretavano le parti della recita più difficile, nell’intrigo della realtà che non è scritta.

    Nella pioggia incessante le gocce erano così fitte che non si riusciva a vedere nulla oltre il proprio naso e, in questa enorme New York, nessuno restava per strada escluso qualche barbone e le prostitute nei quartieri più bassi, per il resto della gente era preferibile non lasciare le proprie case.
    Nel mezzo della città c’era però un locale che nonostante la pioggia contava al suo interno parecchi clienti e in cui alle undici e un quarto del giovedì sera qualcuno suonava jazz. Una tromba, un pianoforte e una voce femminile, una donna di colore che interpretava dei bellissimi brani.

    Dall’altra parte della strada c’era un uomo.

    Read More