• Paradiso e inferno – quando il gelo brucia

    La mia recensione a Jón Kalman Stefánsson

    Devo ammettere che tra le mani di un lettore italiano, o almeno tra le mie, capitano raramente libri di letteratura nordica. Diciamo pure che spesso la Gran Bretagna è il massimo nord degli autori dei libri che leggo, se escludiamo gli Stati Uniti e i classici della letteratura russa.

    L’Islanda è un’isola di cui si sanno poche cose, non avrei saputo nominare un solo scrittore o poeta (mea culpa, lo ammetto) proveniente da questa terra che oggi mi affascina tanto da programmare lì il mio prossimo viaggio.

    Partiamo dal contorno e dalla sfera sensoriale di questo libro: già dalla carta, dal formato della copertina e dall’odore delle pagine (sì, quello bello che piace a tutti i lettori) si capisce che ci stiamo per immergere in qualcosa di diverso. La casa editrice che lo ha pubblicato in Italia, Iperborea, è specializzata nella pubblicazione di testi provenienti dall’Europa nord-orientale e io sono contenta di aver fatto la sua conoscenza proprio con Paradiso e inferno, nella traduzione di Silvia Cosimini.

    Passiamo l’esistenza alla ricerca di una soluzione, di qualcosa che ci consoli, che ci dia felicità e scacci tutti i mali. Alcuni intraprendono una strada lunga e ardua, e magari non trovano niente, a parte l’abbozzo di uno scopo, di una liberazione o una forma di appagamento della ricerca stessa, quanto a noi, ammiriamo la loro perseveranza, ma ci è già abbastanza difficile accontentarci di esistere e prendiamo l’elisir invece di cercare e continuiamo a chiederci qual è la via più breve per la felicità, e troviamo la risposta in Dio, nella scienza, nella grappa, nell’elisir che viene dalla Cina.

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  • i florio sono i leoni di sicilia: storia di un impero economico

    La mia recensione a Stefania Auci

    I leoni di Sicilia è un romanzo storico, che racconta la storia di una delle famiglie più ricche e popolari di Sicilia, le cui generazioni sono vissute nel burrascoso periodo delle rivolte popolari ottocentesche, della fuga dei Borbone, del ritorno del re e della salita al trono del Regno di Napoli del fratello di Napoleone, con tutte le ripercussioni – soprattutto negative – che questo ha potuto avere su Palermo, sottomessa a Napoli e ridotta alla fame dalle tasse, i soprusi, la criminalità, la mancanza di uno Stato.

    Famiglia Florio

    Per la storia della famiglia, interessantissima, rimando a http://www.casaflorio.org/i-florio/.
    L’eredità che hanno lasciato i Florio va oltre l’enormità dei beni materiali che possedevano e si fonde con lo spirito calabrese (regione d’origine) e siciliano (regione d’approdo). In un’epoca dove la dignità di un uomo e della sua famiglia dipendeva dal titolo nobiliare e non dalle sue azioni, Paolo, Ignazio e Vincenzo hanno costruito un impero economico che comunque incredibilmente non gli è mai stato riconosciuto. Tutti i soldi che prestavano ai nobili decaduti, con cui compravano le loro proprietà e i favori al re non sono comunque mai riusciti ad elevarli socialmente allo stesso livello di un nobile senza alcun merito e persino in bancarotta.

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  • Cecità: a ognuno la propria

    La mia recensione a Josè Saramago

    “Chissà se tra questi morti non ci saranno i miei genitori, disse la ragazza dagli occhiali scuri, e io, magari, passo accanto a loro e non li vedo, E’ una vecchia abitudine dell’umanità, passare accanto ai morti e non vederli, disse la moglie del medico.”

    Personaggi senza nome proprio ma solo con il loro ruolo o una peculiarità necessaria– la moglie del medico, il primo cieco, la ragazza con gli occhiali, dialoghi percepibili solo perché dopo la virgola Saramago mette la lettera maiuscola, senza mai interrompere il flusso, citazioni esistenziali lasciate in mezzo al testo incastrate nei pensieri dei personaggi.

    La narrazione, graficamente e mentalmente è fitta, tesa, trascinante.

    Dirò per prime le cose che secondo me, a livello narrativo, non reggono realisticamente: la moglie del medico avrebbe potuto cambiare supermercato, usare un’automobile o ingegnarsi con mezzi più efficaci una volta usciti dal manicomio.

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  • Io non ho paura – vero come solo un bambino può essere

    La mia recensione per Niccolò Ammaniti

    Da bambina mi è rimasta impressa la scena del film tratto da questo romanzo, in cui c’è questa bambina grassa, in questi campi di grano, che si sbottona un pantalone brutto e se lo cala. Solo questo. Non ho mai guardato tutto il film ma, per qualche motivo, dai miei 9 o 10 anni lei è indelebile nella mia mente, legata alle facce di qualche altro bambino e al titolo “Io non ho paura”.

    Per quelle traversie incomprensibili della vita che fanno incrociare le coincidenze, la curiosità mi è tornata al mio ultimo ordine di libri, qualche settimana fa, e il romanzo è finito nelle mie mani un sabato pomeriggio, con il grano in copertina come nei miei ricordi.

    L’ho letto in un giorno, divorato dalle prime ore del pomeriggio alle prime della notte, estasiata dal realismo di Ammaniti, così struggente, commovente e vero.

    Una scena dal film dal titolo Io non ho paura di Gabriele Salvatores (2003)

    Estate 1978, paesino sperduto probabilmente della Lucania, quattro case, la mentalità di chi non ha visto altro nella vita ed educa i figli con rigidità e intransigenza. Gente semplice.
    Michele Amitrano si trova di fronte a un segreto sconvolgente, che a poco a poco gli rivela la natura delle persone che aveva più care e lo mette di fronte a delle scelte che possono rovinargli la vita per sempre, o almeno di questo si convince a nove anni.

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