• il nome della rosa – UMBERTO ECO – un capolavoro senza tempo

    La mia non-recensione per Umberto Eco

    Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.

    Questa è la frase con cui si conclude il nome della rosa e significa “la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi”. È una variazione di un verso dell’opera “De contemptu mundi” (in cui al posto di rosa c’era scritto Roma) di Bernardo di Cluny, monaco benedettino del XII secolo che in pochi conoscerebbero se non fosse per Umberto Eco. Tradotto letteralmente, il verso di Eco intende sottolineare che al termine dell’esistenza della rosa particolare non resta che il nome dell’universale, concetto che fa riferimento alla disputa millenaria che s’interroga sulla relazione che esiste tra le cose e i nomi che le designano, tra segni e referenti.

    In breve, gli universali (intesi come essenza delle cose) potrebbero essere:

    • Ante rem, ovvero esistono prima delle cose nella mente di Dio;
    • In re, ovvero sono all’interno delle cose stesse, come essenza reale;
    • Post rem ovvero sono un prodotto reale della nostra mente che svolge quindi una funzione autonoma nell’elaborazione dei concetti che non dipende dalla realtà.

    Della questione ne hanno poi discusso ed elaborato teorie i più illustri pensatori e filosofi fino ai giorni nostri. Ma perché sono partita da una cosa così lontana dalla trama del romanzo di Eco?

    Perché Il nome della rosa è complesso, è intricato, ingarbugliato e di eccezionale sottigliezza.

    Non è un’opera che si può trattare con superficialità e la sua lettura è allo stesso tempo veracemente curiosa e pesantemente riflessiva. Trattiamo separatamente questi aspetti.

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  • L’importanza di tornare bambini – MARK TWAIN E TOM SAWYER

    La mia non-recensione per Mark Twain

    “By the mark, twain” nello slang della marineria fluviale degli Stati Uniti segnalava una profondità delle acque sicura a proseguire il cammino. E questo è il nome che si scelse il marinaio Samuel L. Clemens.

    Dopo che “Il ritratto di Dorian Gray” letto a 12 anni mi iniziò alla letteratura che io consideravo “seria”, ho raramente preso in considerazione i romanzi per ragazzi, racconti fiabe e via dicendo, per una superficiale credenza che si trattasse infondo di lavori di scrittori di serie B, incapaci di realizzare un’opera “vera” e “seria” come Delitto e castigo o Il conte di Montecristo.
    Così il mio repertorio si limita a una trentina di romanzi e ai racconti dei fratelli Grimm o di Oscar Wilde, senza nemmeno un minimo di considerazione per Jules Verne, Collodi o De Amicis.
    Poi mi è arrivato per caso sulla scrivania un romanzo famoso, intitolato “Le avventure di Tom Sawyer”, la copertina colorata, i caratteri decorati all’interno, il font più rotondo e la scrittura più grossa. Mi è venuto un moto di nostalgia e quest’ultima settimana l’ho dedicata a lui.

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