Il giovane Holden – la vita ipocrita degli adulti

Analisi e commento a J.D. Salinger

Solitamente non accenno alla biografia dell’autore quando analizzo un libro, ma oggi voglio spendere qualche parola su quella di Jerome David Salinger.
Lo scrittore è di New York, classe 1919, ed è vissuto fino al 2010.
Ha frequentato sia la New York sia la Columbia University, allo scoppio della Seconda guerra mondiale si è arruolato ed ha partecipato anche allo sbarco in Normandia, è stato uno dei primi soldati americani ad entrare in un campo di concentramento tedesco. Nei suoi racconti si ispirerà spesso alle sue esperienze di guerra e nel 1951 otterrà grande successo per la pubblicazione di “The catcher in the rye”, appunto “Il giovane Holden” in italiano.

Schivo alla fama, manterrà una vita lontano dai riflettori e dai giornalisti, trasferendosi nel New Hempshire e non rilasciando quasi mai interviste. La copertina bianca, come tutti la conosciamo, è stata voluta da Salinger stesso, che voleva che i lettori acquistassero il libro per i contenuti, non influenzati dalle immagini in copertina.

Temi

Il protagonista è un ragazzo sedicenne appena espulso dal college che racconta le sue esperienze assurde per le strade di New York, nei tre giorni in cui vaga dopo aver lasciato il suo dormitorio ma ancora non può tornare a casa.

Holden è frustrato per l’ipocrisia, parola usata spessissimo, del mondo che lo circonda. È insofferente alla vita posata e finta degli adulti, che si assoggettano tutti agli stessi stupidi e principi e soffre moltissimo perché nessuno riesce a capirlo.

Non faccio che dire “piacere d’averla conosciuta” a gente che non ho affatto piacere d’aver conosciuto. Ma se volete sopravvivere, bisogna che diciate certe cose.

La società contemporanea genera alienazione soprattutto negli adolescenti che non riescono a riconoscersi nei miti di un passato ammuffito. Sally, la ragazza con cui Holden passa un pomeriggio, è la perfetta incarnazione della persona integrata e un po’ frivola, che si colloca benissimo negli schemi di matrimonio-famiglia-carriera che Holden tanto detesta. Lui, infatti, finisce per insultarla, abbandonando definitivamente la speranza di essere capito.

Non c’è bisogno di essere un cattivo diavolo per deprimere la gente, puoi riuscirci anche se sei una bravissima persona. Per deprimere la gente basta che ti metti a dare un sacco di consigli fasulli.

L’unica persona in grado di consolarlo è Phoebe, la sua sorellina intelligentissima. È piccola, ma capisce tutto e “sa sempre quello di cui stai parlando, la vecchia Phoebe”. Proprio perché piccola, è ancora un’anima pura, non corrotta dalle fattezze degli adulti e dal conformismo della società.

È da lei che Holden si rifugia, ed è solo con lei che riesce a sentirsi davvero felice. Da qui un altro tema importante, quello della fuga, molto diffuso tra gli scrittori della Beat Generation di cui Salinger fa parte.
quando Holden progetta di fuggire in California, la sua sorellina gli imporrà di portarla con sé presentandosi già con la valigia pronta. Ho trovato la scena molto commovente.

Si riconosce un uomo stolto dal fatto che è pronto a morire per una causa. Si riconosce un uomo saggio dal fatto che è pronto a vivere umilmente per una causa.

Il linguaggio

Il linguaggio grezzo, vero, spesso anche sporco de “Il giovane Holden” è stato al centro di molte critiche nei primi anni dopo la pubblicazione, come succede sempre con questo tipo di romanzi. Potremmo accomunare la franchezza delle conversazioni a quella di Mark Twain con Tom Sawyer e Huckleberry Finn, anche loro emblema della fuga da un mondo adulto ipocrita e falso che cercano di combattere con la verità e la naturalezza della loro gioventù.

Il titolo

Il titolo originale “The catcher in the rye” fa riferimento a una canzone che il protagonista sente cantare a un bambino per strada e che lo mette di buonumore, uno dei rari momenti felici di Holden. Letteralmente è l’acchiappatore della segale. Holden racconta a Phoebe che lui da grande vorrebbe fare questo mestiere: acchiappare i bambini che rischiano di cadere da un precipizio mentre giocano in questo immenso campo di segale.

Il burrone potrebbe essere la metafora dell’età adulta e Holden colui che li salva dal diventare le persone che lui tanto detesta. Essendo intraducibile letteralmente, sono contenta della scelta dei traduttori italiani di chiamare questo romanzo semplicemente “Il giovane Holden.”

Claudia Neri

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