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The Housemaid di Freida McFadden – Recensione – Claudia Neri

The Housemaid è un thriller di Freida McFadden, scrittrice americana che da anni si dedica al thriller domestico. Pubblicato negli Stati Uniti nel 2022, è diventato in pochi mesi uno dei libri di genere più venduti del decennio: prima sui social — TikTok in testa — poi nelle classifiche internazionali, fino a generare due seguiti che ne hanno fatto una vera e propria serie. In Italia è arrivato grazie a Newton Compton Editori.

Lo ammetto: non sono una grande lettrice di thriller. Faccio un’eccezione storica per Agatha Christie e poco altro. Eppure a un certo punto ho ceduto, perché The Housemaid è uno di quei libri che ti arrivano addosso da ogni direzione — recensioni, video, suggerimenti, conversazioni di spiaggia — e la curiosità ha vinto. L’ho letto in due sere, l’estate scorsa, e devo ammettere che il meccanismo ha funzionato.

La voce di Millie e la stanza chiusa a chiave

The Housemaid è raccontato in prima persona da Millie, una giovane donna con qualcosa nel passato che cerca di lasciarsi alle spalle. Trova lavoro come governante nella villa dei Winchester, una coppia ricca a Long Island: lui affabile e premuroso, lei isterica, dispotica, di una crudeltà gratuita verso le donne che lavorano per lei. Millie ha una stanza tutta sua, ma la porta si chiude dall’esterno. È un dettaglio che il libro fa cadere con disinvoltura e che si pianta nel lettore come una scheggia.

Per gran parte della prima metà la trama avanza con il meccanismo classico del thriller domestico: la padrona di casa che diventa via via più aggressiva, il marito che sembra una vittima, la nuova arrivata che vorrebbe difenderlo. McFadden gioca volutamente con la grammatica del genere — la moglie viziata, l’uomo che soffre, la giovane salvatrice — e per un buon numero di capitoli ti convinci che andrà esattamente come prevedi. Poi succede qualcosa.

Quando i ruoli si capovolgono

Il colpo di scena, che ovviamente non racconterò, non è soltanto un trucco narrativo: è una rilettura di tutto quello che hai letto fino a quel momento. All’improvviso la villa, la stanza chiusa a chiave, la moglie aggressiva, il marito comprensivo cambiano segno. La carnefice non è chi sembrava. La vittima nemmeno. Eppure la cosa più riuscita non è la rivelazione in sé — la struttura “donna che sembra pazza e in realtà ha ragione” non è nuovissima — ma il modo in cui McFadden te la cuce addosso. Hai partecipato alla costruzione del pregiudizio. Hai voluto credere a quello che ti raccontava il marito. Adesso ti tocca rivedere il tuo sguardo.

Devo ammettere che è proprio qui che il libro mi ha colpita più del previsto. Quello che ho capito leggendolo è che McFadden non sta soltanto rovesciando i ruoli per stupire: sta mostrando quanto siamo allenate a credere alla voce dell’uomo gentile e a diffidare di quella della donna troppo emotiva. È un meccanismo che riconosciamo, fuori dalla pagina, in molte storie che leggiamo sui giornali e che, troppo spesso, abbiamo già giudicato prima ancora di sapere come finiscono.

Una storia di classe travestita da thriller

C’è poi un livello che mi è piaciuto molto, ed è quello sociale. The Housemaid non è solo un thriller di coppia: è un thriller di classe. La voce narrante è quella della donna che pulisce, che riassetta letti che non sono suoi, che mangia avanzi nella cucina silenziosa quando i padroni di casa dormono. Da qui la villa dei Winchester si vede da sotto, e il libro fa una cosa che la letteratura di genere fa molto raramente: dà la parola all’ultima ruota del carro domestico.

L’ho trovata una scelta forte. Le storie di violenza dentro la casa borghese sono di solito raccontate dalle protagoniste di quella casa — la moglie infelice, la figlia trascurata. Qui no: a guardare è chi spolvera. Ed è una prospettiva che cambia tutto, perché sposta lo sguardo sui dettagli giusti — un bicchiere lavato male, una porta che si chiude troppo bene, un’agenda lasciata aperta — e perché mette in scena, senza farne un teorema, la fragilità di chi lavora in nero in casa d’altri.

Seppur non sia un libro che si proponga di fare un discorso sociologico, The Housemaid lascia in eredità una domanda piccola e fastidiosa: di chi è davvero la casa in cui entri, se ci entri solo per pulire?

Perché leggere The Housemaid

Per il meccanismo, che è di quelli precisi e onesti. Per la voce di Millie, viva, sgraziata, mai didascalica. Per il piacere — antico e legittimo — di un libro che si lascia leggere in fretta e che ti tiene sveglia un’ora più del previsto. È un romanzo leggero nella forma, eppure tutt’altro che superficiale nei temi che muove: classe, violenza domestica, sguardi di genere. McFadden non firma alta letteratura, e non finge di farlo. Firma un thriller che funziona, e che funziona anche perché ha qualcosa da dire.

Un po’ di biografia dell’autrice

Freida McFadden è una scrittrice americana. Di formazione medico — esercita ancora, parallelamente alla scrittura — ha costruito il proprio seguito sui social prima che in libreria. The Housemaid è il libro che l’ha resa nota a un pubblico internazionale, ma il suo catalogo conta già una decina di titoli, quasi tutti raccontati in prima persona da protagoniste femminili in situazioni di apparente svantaggio.

Conclusione

Consiglio The Housemaid a chi vuole portarsi in vacanza una lettura veloce, intelligente nel meccanismo e onesta nel patto col lettore. Non è un libro che cambia la vita — non lo promette nemmeno — ma è uno di quei thriller che, finiti, ti tieni in mente per qualche giorno, mentre rileggi mentalmente le scene per capire dove ti eri lasciata convincere dal Mr. Winchester di turno.

A voi che state pensando alle letture estive: vi capita di scegliere apposta libri “leggeri” per le ferie, o cercate invece i romanzi grossi che durante l’anno non avete tempo di affrontare?

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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