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Una Cenerentola a Manhattan di Felicia Kingsley – Recensione – Claudia Neri

Una Cenerentola a Manhattan è un romanzo di Felicia Kingsley, pseudonimo dell’avvocata modenese Serena Artioli, pubblicato in Italia da Newton Compton Editori. Rientra nel filone del rosa contemporaneo — o rom-com, come si dice oggi — e reinventa lo schema fiabesco della Cenerentola trasportandolo in una New York patinata, tra grattacieli, brownstone e feste di beneficenza. È uno dei titoli che hanno consolidato Kingsley come uno dei fenomeni editoriali italiani più eclatanti degli ultimi anni, con vendite che si contano ormai a milioni di copie.

Ho letto questo libro come lettura estiva, incuriosita dal peso commerciale dell’autrice più che dalla trama. Lo dico subito con garbo: non è nelle mie corde. Ma provo a raccontarvi con onestà cosa ci ho trovato, e per chi credo possa funzionare.

Il fenomeno Felicia Kingsley

Prima di parlare del libro vale la pena spendere due parole sull’autrice, perché il caso Kingsley è interessante di per sé. Serena Artioli nasce a Modena, si laurea in giurisprudenza, esercita come avvocata, e nel tempo libero comincia a scrivere romanzi rosa che pubblica in self-publishing. Il passaparola online la porta all’attenzione di Newton Compton, che la mette sotto contratto e la spinge in classifica. Da lì è un’ascesa che ha pochi paragoni nella narrativa italiana contemporanea: milioni di copie vendute, traduzioni, un pubblico affezionato che divora ogni nuova uscita.

Trovo che la parabola in sé racconti qualcosa del nostro tempo. Kingsley è la prova che esiste, anche in Italia, un pubblico ampio, adulto e prevalentemente femminile che chiede alla narrativa un’esperienza precisa: leggerezza, riconoscibilità, un lieto fine su cui poter contare fin dalla prima pagina. È una domanda legittima, ed è la stessa che ha alimentato per due secoli la letteratura d’evasione, da Jane Austen — con le dovute distanze — fino ai paperback anglosassoni degli anni Novanta.

Cenerentola, trasferita a Manhattan

Il meccanismo del libro è dichiarato dal titolo: prendere la struttura archetipica di Cenerentola e riadattarla a un contesto contemporaneo, spostandola in una New York che è più cartolina che città. C’è la ragazza svantaggiata, c’è la matrigna moderna nei panni di un’antagonista social, c’è il ballo — sotto forma di gala di beneficenza — e c’è ovviamente il principe, che qui indossa un abito da miliardario di Wall Street. Kingsley conosce bene la grammatica del genere e la maneggia con mestiere: le scene si susseguono al ritmo giusto, i colpi di scena arrivano dove ci si aspetta, il lettore non deve mai lavorare per capire dove sta andando la storia.

Devo ammettere che, sul piano della meccanica narrativa, il libro fa quello che promette. La prosa è scorrevole, i dialoghi sono spigliati, l’ironia — soprattutto nei siparietti tra la protagonista e la sua migliore amica — funziona. È il tipo di romanzo che si legge in due sere sotto l’ombrellone senza doversi mai concentrare, e questo, per moltissimi lettori, è esattamente il pregio richiesto a un libro estivo.

Perché non è nelle mie corde

Eppure. Eppure, chiusa l’ultima pagina, mi sono resa conto che il libro non mi aveva lasciato niente. E questo, in una recensione onesta, va detto. Quello che ho capito leggendolo è che il patto con il lettore, in questo tipo di rosa, è dichiaratamente unilaterale: si promette intrattenimento senza attriti, e il testo mantiene fedelmente la promessa — al prezzo di rinunciare a qualsiasi ambiguità.

Trovo il libro un po’ sciocco, e lo dico senza snobismo. I personaggi si muovono come figurine dentro una trama che li precede: la protagonista non ha davvero un mondo interiore, l’antagonista è antipatica perché così vuole il ruolo, il principe è un catalogo di qualità perfette messe in fila. Nessuno esce mai dal proprio compito. Manhattan stessa è più una scenografia da rivista che una città con un peso: bella da vedere, priva di odori e di rumori. Sono le convenzioni del genere, lo so, e chi ama il rosa moderno le trova rassicuranti. A me, semplicemente, mancano gli scarti — quei punti in cui un personaggio dice qualcosa che non ci si aspetta, o in cui una scena si complica invece di risolversi.

C’è anche una questione di lingua. La scrittura di Kingsley è efficace, ma è una lingua che serve la trama e non ha ambizione propria. Non chiedo a un rom-com di essere letteratura d’autore — sarebbe assurdo — ma un libro, per restarmi addosso, ha bisogno di avere una voce riconoscibile, uno sguardo sul mondo, qualche frase che continui a lavorare quando ho chiuso la copertina. Qui la voce c’è, è pulita, ma non porta nessun colore proprio.

Perché leggere Una Cenerentola a Manhattan

Nonostante quello che ho scritto sopra, capisco benissimo il successo di Kingsley e non me la sento di liquidarlo. Questo è un libro che funziona magnificamente se cercate una lettura d’evasione: da spiaggia, da aereo, da divano dopo una giornata pesante. È un antidoto piacevole ai romanzi troppo densi che a volte ci mettiamo addosso per dovere e finiamo per rimandare. Ha il ritmo giusto, non pretende attenzione filologica, restituisce con affidabilità il conforto del lieto fine.

E poi, seppur non sia nelle mie corde, riconosco che Kingsley è brava in quello che fa. Costruire un rosa che regge trecento pagine senza mai scivolare nella noia non è banale. Bisogna conoscere il pubblico, conoscere il genere, e avere una disciplina di scrittura che molta narrativa italiana più “seria” si sogna.

Consiglio Una Cenerentola a Manhattan a chi cerca esattamente questo: una rom-com italiana ben confezionata, leggera, prevedibile nel senso migliore del termine, perfetta come compagnia da ombrellone o come pausa fra una lettura impegnativa e l’altra. Sconsiglio invece a chi, come me, ha bisogno anche nelle letture leggere di trovare qualcosa che resti — una voce, un dettaglio storto, un personaggio che non sta al suo posto. Kingsley non promette quello, e sarebbe scorretto rimproverarglielo. È un libro che fa quello che dice di fare. Poi tocca a ciascuna decidere se è la cosa che sta cercando.

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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