Pastorale americana – Philip roth- analisi e recensione

Philip Roth

Il crollo del sogno di una generazione americana

Pastorale americana è un romanzo di Philip Roth ambientato in negli Stati Uniti, per la precisione a Newark nel New Jersey.

La vita è solo un breve periodo di tempo nel quale siamo vivi

Ho finito questo romanzo più di un mese fa ma ho posticipato la recensione perché non mi sentivo pronta ad affrontare la pienezza di quest’opera. Temevo di non essere in grado di comunicarne il valore.

Philip Roth per Pastorale americana ha vinto il premio Pulitzer nel 1997. Questo romanzo è diventato l’icona di un secolo e baluardo di una generazione controversa. Definire vincitori e vinti, come anche individuare l’antagonista reale della storia è un’impresa non da poco, considerata la complessità dei temi trattati. Ma cominciamo dall’inizio.

La storia

La storia comincia con la prospettiva di un personaggio ricorrente nei romanzi di Roth, Zuckerman, il quale decide di raccontare la storia di un suo mito del college, lo Svedese. Lo Svedese è famoso per essere il ragazzo perfetto in tutto: famiglia, carattere, ragazze, sport, rendimento scolastico.

Seymour Levov è ebreo, secondo imprenditore dell’attività del padre: una fabbrica di guanti in pelle di alta qualità che riscuote molto successo. Dopo il college sposerà Dawn Dwyer, una cattolica di origini irlandesi, ex Miss New Jersey.

La vita dello “svedese” è perfetta, con una famiglia amorevole, affari soddisfacenti e una bella casa immersa nella natura delle zone rurali del New Jersey. L’unico problema sembra essere il fatto che Merry (sua unica figlia) balbetta.

Ecco un uomo che non è stato programmato per avere sfortuna, e ancora meno per l’impossibile. Ma chi è pronto ad affrontare l’impossibile che sta per verificarsi? Chi è pronto ad affrontare la tragedia e l’incomprensibilità del dolore? Nessuno. La tragedia dell’uomo impreparato alla tragedia: cioè la tragedia di tutti.

Visite mediche, esasperazione dei genitori verso quell’unica figlia che non riesce a parlare e a fare amicizia. Poi Meredith ingrassa, assumendo i tratti di adolescente frustrata e insicura, aggressiva contro i genitori, la madre in particolare e ribelle verso il mondo.
Ecco però che siamo negli anni della guerra del Vietnam e in America il clima non è dei migliori.

L’abisso che dura cinque anni e che costituisce la seconda parte del romanzo inizia proprio qui. Marry si unisce a un’organizzazione politica di estrema sinistra, frequenta sempre più spesso New York. Odia i genitori perché non fanno nulla contro la guerra, non prendono posizione. Inizia ad accusare suo padre di essere un capitalista razzista, incapace di sentire le ragioni che invece dimostrano una verità opposta.

Tra le proteste violente negli USA durante gli anni ‘70, Levov resta coinvolto nella storia che sconvolgerà per sempre la sua vita pastorale e tranquilla. Merry compie un attentato dinamitardo contro un ufficio postale, uccidendo una persona.

La famiglia Levov (Ewan McGregor, Jennifer Connelly e
Ocean James) nel film del 2016

I cinque anni successivi sono la parte più bella del libro e contengono unanalisi psicologica dei personaggi apparentemente normali simbolo della caduta del mito.

Philip Roth porta alla luce le controversie delle classi sociali più numerose degli Stati Uniti: ebrei, italiani, irlandesi, neri e tutta la povera gente che fatica a trovare un posto in un modo già plasmato e carico di pregiudizi che invece dovrebbe essere quello delle pari opportunità.

Le contraddizioni dei personaggi

Lo Svedese

Cominciamo da Seymour Levov. Anche la sua fisicità lo allontana dal canone americano, tant’è vero che si chiama lo Svedese. I suoi valori, la sua fermezza, i suoi principi sono così solidi che è impossibile non provare pena per lui leggendo la sua storia.
Ma pena di cosa esattamente? La pena di non vedere una soluzione ai suoi problemi. Sua figlia è una criminale. Nei dialoghi con Merry dopo l’attentato, lei non fa che consolidare immagini e ricordi macabri che nessun padre vorrebbe avere su un figlio.

Levov lo Svedese è l’immigrato schiacciato dall’America corrotta, diventata falso simbolo di una vita ideale.

Dawn Dwyer

Dawn, miss New Jersey è bellissima, colta, intelligente, ma ossessionata dall’idea che il mondo la veda solo come una bambola. Iscrittasi al concorso per pagare gli studi universitari a suo fratello, rimane vittima della sua bellezza, che diventa un handicap. Roth non lo dice attraverso i suoi pensieri ma lo fa capire. La scelta di Dawn di avere un allevamento di vacche e di sporcarsi le mani ogni giorno nella terra dall’alba è il suo modo di riscattarsi da una colpa che in effetti non esiste e che pertanto non potrà mai essere riscattata se non nella sua testa.

Bisogna avere il gusto del potere, bisogna avere una certa spietatezza, per accettare la bellezza e non lamentarsi del fatto che essa offuschi ogni altra cosa.

Meredith Levov

Meredith Levov è il personaggio più controverso. Piccoli eventi della sua infanzia messi in sequenza aiutano il lettore a farsi un’idea della sua psicologia che però rimane un mistero. Come ogni adolescente vede nei suoi genitori tutto ciò che odia: sua madre una stronza viziata e vanitosa, suo padre uno sfruttatore arricchitosi sulle spalle della povera gente.

Cosa sei, tu? Lo sai? Tu sei quello che è sempre lì a cercare di minimizzare le cose. Sempre lí che si sforza di essere moderato. Mai dire la verità, se credi che possa ferire i sentimenti di qualcuno. Sempre pronto ai compromessi.

L’unica cosa che non può essere contraddetta di Merry è che possiederà sempre una visione del mondo tutta sua e che, ogni volta che questa visione cambia, ne acquisisce un’altra più isolata, più peculiare, sempre più pericolosa.

Philip Roth

Finzione è verità

Roth ci mette di fronte a delle personalità così reali e ci scava dentro così minuziosamente che il lettore alla fine ha l’impressione di conoscerli davvero tutti.

Non sono americana ma sono convinta che gli americani che lo hanno letto e che sono vissuti in quell’epoca hanno riconosciuto nei personaggi un padre, un fratello, uno zio, una cognata

Capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando.

Pastorale americana è il simbolo di un’America mutilata dalla verità, che idolatrando se stessa si è finta superiore alle aspettative di persone, comunità e intere generazioni che in lei avrebbero voluto trovare la pace e il benessere di una vita migliore e piena, e invece di sono trovati di fronte a un ideale complesso carico di contraddizioni.

Claudia Neri

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