Cambiare l’acqua ai fiori – Valerie Perrin – Recensione di Claudia Neri

Cambiare l’acqua ai fiori – Valerie Perrin – Analisi e recensione

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Il libro più social del 2020

Cambiare l’acqua ai fiori è probabilmente il libro più discusso del 2020. All’improvviso ho iniziato a vedere questa copertina dappertutto, dal feed di Instagram ai gruppi letterari su Facebook. Così ho deciso di scoprire quale fosse la ragione di tanto successo.

Uscito in Francia nel 2018, vincitore nel 2018 del Prix Maison de la Presse, presieduto da Michel Bussi, in Italia è stato tradotto da Alberto Bracci Testasecca e pubblicato da edizioni e/o.

Cambiare l’acqua ai fiori: Le critiche

A non tutti è piaciuto questo romanzo. Mentre la maggior parte dei lettori ne elogiano le qualità e il contenuto, molti ne evidenziano degli aspetti “negativi”, per lo più legati alla scarsa scorrevolezza della narrazione e all’eccessiva ridondanza di certi elementi.

Ecco cosa ne penso io.

La trama

Violette Toussaint è la guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Il personaggio ricorda un po’ Renée, la protagonista de L’eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una storia piena di misteri. (Punto a favore perché nonostante la ricordi riesce a mantenere la propria originalità).

Credo che solitudine e noia colpiscano il vuoto delle persone. Io ero pienissima. Avevo varie vite che occupavano tutto lo spazio: mia figlia, la lettura, la musica e la fantasia. Quando Léo era a scuola e il mio romanzo era chiuso facevo il bucato, le faccende o cucinavo sempre ascoltando musica e sognando. Mi sono inventata mille vite durante la mia vita a Malgrange-sur-Nancy

Durante le visite ai loro cari defunti molti si fermano nella casetta al limite del cimitero per incontrare questa donna gentile e mai indiscreta che è sempre pronta a offrire un caffè caldo o una parola di conforto.

Un giorno un poliziotto di Marsiglia si presenta da Violette con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento verranno alla luce molti segreti della madre del poliziotto che daranno a Violette la possibilità di ricostruire la sua vita distrutta.

Cambiare l’acqua ai fiori: Lo struttura e lo stile

La vita di Violette è segnata da un evento tragico che coinvolge anche suo marito Philippe, il quale dopo la triste vicenda non riesce a riprendersi e un giorno fugge per non tornare mai più.

La storia si dirama partendo da questo evento di base, che si scopre quasi subito. I fatti narrati fanno tornare alla luce i prima e i dopo e i perché che il lettore scopre dal punto di vista di tre personaggi (più la madre del poliziotto marsigliese che è svincolata dalla trama principale).

Non giudicare i giorni dalla raccolta che fai, ma dai semi che semini.

I numerosi flashback e il cambio dei punti di vista rendono secondo me il romanzo un po’ pesante, soprattutto nella seconda metà. Essendo 500 pagine, se lo stile non fosse scorrevole e i personaggi piacevoli, molti lettori lo abbandonerebbero senza capirci poi tanto.

È proprio sui personaggi che voglio soffermarmi. Anche se il romanzo può non piacere, è innegabile che i personaggi siano estremamente credibili. Ognuno ha una storia, delle peculiarità, dei dettagli che lo rendono unico. Ciò contribuisce a dare più forza ai dialoghi e alle battute divertenti, come anche alla comprensione delle azioni e delle intenzioni.

Mi ero messa un cappotto blu marine sopra un vestito rosso carminio. Il cappotto era abbottonato fino al collo. Sembravo la notte, ma sotto indossavo il giorno.

Le emozioni di Violette seguono un flusso e quando la sua visione del mondo cambia o qualcosa in lei cambia non si ha la sensazione che sia inopportuno, come mi è successo coi personaggi de L’Arminuta di Donatella di Pietrantonio, che recensisco qui.

Seguiamo il suo percorso di crescita e di rinascita assieme a lei, risvegliandoci quando lei si risveglia e soffrendo quando lei soffre.

I dettagli

Questo romanzo è pieno di dettagli. Ce ne sono alcuni che ho apprezzato, altri invece che avrei evitato.

Il danno maggiore di quelli che avrei evitato è appesantire la narrazione, distogliere l’attenzione dagli elementi importanti.

  1. I personaggi: Mi piacciono le caratterizzazioni dei personaggi. L’ho già detto e lo ripeto. Gli amici di Violette che lavorano al cimitero sono facili da ricordare. Nono, Elvis (immaginate chi è il suo cantante preferito) e Gaston (“incarnazione della goffaggine”).
  2. Titoli dei capitoli: Non mi piacciono le dediche mortuarie che intitolano i capitoli. Le trovo pesanti, eccessive e fastidiose alla lettura.
  3. Date: Mi piacciono le date di nascita e morte messe dopo il nome quando Violette parla di una persona seppellita nel suo cimitero.
  4. Epistole: Non mi piacciono alcune lettere troppo lunghe che spezzano la narrazione senza dire niente di rilevante.

Cambiare l’acqua ai fiori: Conclusione

Cambiare l’acqua ai fiori è un romanzo leggero e piacevole. Nonostante si appesantisca in diversi punti, la scrittura è ponderata e il lessico e la struttura sono semplici.

L’autrice Valerie Perrin

Non è il romanzo del secolo, ma sicuramente spezza certi cliché sulla vita da cimitero e le emozioni femminili di fronte a certi eventi drammatici.

Lo consiglio? NI. Dipende molto dalla persona che me lo chiede. Dipende sempre, ma questa volta più del solito. Zafon è un autore che consiglierei quasi a tutti gli amanti di bei romanzi, la Perrin ci penserei due volte prima di farlo alla metà dei lettori che conosco.

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Claudia Neri