Il giardino dei Finzi-Contini – Giorgio Bassani – analisi e recensione

Giorgio_Bassani_5

Il giardino dei Finzi-Contini è un romanzo scritto da Giorgio Bassani e pubblicato da Einaudi nel 1962 e vincitore del premio Viareggio.

Lo scrittore di origini ebraiche è nato nel 1916 a Bologna ma è sempre stato affezionato alla città di Ferrara. La sua storia personale si intreccia con le vicende politiche che hanno coinvolto l’Italia nel ventennio fascista e naturalmente con le leggi razziali.

Conclusa l’università Giorgio Bassani ha iniziato a pubblicare i suoi lavori utilizzando il nome di un parente cattolico. Da adulto, è stato imprigionato alcuni mesi con l’accusa di essere antifascista e poi si è trasferito a Roma dove si è occupato attivamente di politica.
Tra i meriti di Giorgio Bassani – oltre all’opera letteraria – c’è quello di aver fondato Italia Nostra, una delle più antiche ONLUS italiane, la quale si dedica alla salvaguardia dei beni culturali.

La trama

Quando si legge questo romanzo lo si fa con una stretta allo stomaco costante. L’autore infatti preannuncia l’epilogo tragico della storia già nelle prime pagine: alla fine della guerra, il protagonista sarà l’unico sopravvissuto tra i personaggi di cui racconta.

L’io narrante – di cui non conosciamo il nome – è un ragazzo ferrarese appartenente alla media borghesia ebrea. Il fatto che nel romanzo parli di un periodo di prigionia ce lo fa identificare (quasi sicuramente) con Giorgio Bassani stesso.

Nella vita se uno vuol capire, capire veramente come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e risuscitare. Capire da vecchi è brutto… molto più brutto.

I Finzi-Contini che danno il titolo al libro sono una famiglia agiata appartenente all’alta borghesia, che vive nella comunità ebraica di Ferrara. Grandi proprietari terrieri, possiedono anche una grande villa (la Magna domus), con un enorme giardino e un campo da tennis.

Corso Ercole d’Este a Ferrara, dov’è la casa dei Finzi-Contini

Da bambino il protagonista frequenta poco i due giovani Finzi-Contini, Alberto e Micol (suoi coetanei), a causa dell’atteggiamento iperprotettivo dei loro genitori. Ma tutto cambia con le leggi razziali, quando tutti gli ebrei vengono esclusi dalle strutture pubbliche. Il protagonista viene cacciato dal club di tennis e dalla biblioteca a cui è affezionatissimo ritrovandosi presto senza alcun luogo di ritrovo e svago coi suoi amici.

La famiglia Finzi-Contini, abbandonando l’atteggiamento di chiusura e protezione dei figli, decidono di invitare gli amici di scuola dei figli a casa loro, per trascorrere piacevoli pomeriggi giocando a tennis.

L’io narrate – che è da sempre innamorato di Micol (fin dai primi incontri in sinagoga)- vede intensificarsi il loro rapporto durante i lunghi pomeriggi estivi che trascorrono insieme giocando e passeggiando in giardino.

Sembra tutto bellissimo fino a quando Micol si trasferisce a Venezia per finire la tesi. Al suo ritorno, niente sarà più lo stesso.

Anche le cose muoiono. E dunque, se anche loro devono morire, tant’è, meglio lasciarle andare. C’è molto più stile, oltre tutto.

Lo stile

La lingua usata da Bassani è un italiano elegante, lo stile è ricercato. È privo di fronzoli ma abbellito, quando serve, da figure retoriche che non lo appesantiscono.

I dialoghi sono straordinari. Necessari a delineare le personalità dei personaggi (soprattutto di Micol), le strutture e le parole sono sempre studiate, mai un gesto è lasciato al caso.

L’autore Giorgio Bassani

Con l’abbondare di questi dettagli così delicati ma penetranti alla fine ci sembra di conoscere sia Micol, sia Alberto sia Gianpiero come se li avessimo frequentati assieme al protagonista.

Le descrizioni che il protagonista ci fa sono dedicate agli ambienti della Magna domus dei Finzi-Contini. Il giardino e il campo da tennis sono quelli analizzati con maggiore cura nella parte iniziale. Quando si fa inverno e il protagonista viene invitato nello studio di Alberto o a scrivere la tesi nell’enorme biblioteca, anche quelle bellissime stanze ci vengono svelate con una certa sacralità.

Conclusioni

Il giardino dei Finzi-Contini è uno dei romanzi più piacevoli che ho letto nel 2020. La scrittura elegante e pulita di Giorgio Bassani mi ha avvolto completamente e sono riuscita ad immedesimarmi in certe emozioni del protagonista nonostante le nostre storie siano così diverse.

Dobbiamo allacciarci a certe storie, perché poeticamente ci raccontano atrocità che non vanno dimenticate.

Era il “nostro” vizio, questo: d’andare avanti con le teste sempre voltate all’indietro.

Puoi acquistare Il giardino dei Finzi-Contini qui

Claudia Neri