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L’amore è un fiume di Carla Madeira – Recensione – Claudia Neri

L’amore è un fiume è un romanzo di Carla Madeira, autrice brasiliana, pubblicato in Italia da Fazi Editore nella collana Le strade nel giugno 2024, con la traduzione di Daniele Petruccioli. In Brasile era uscito nel 2014, e nel decennio successivo ha fatto di Madeira uno dei fenomeni più discussi della narrativa brasiliana contemporanea: un debutto arrivato tardi — l’autrice ha cominciato a scriverlo più di vent’anni prima di vederlo stampato — e cresciuto lentamente per passaparola, prima di attraversare l’oceano.

Ci ho messo un po’ a decidere come raccontarlo, perché è uno di quei libri che mentre li leggi ti mettono su una corrente, e quando li chiudi non è chiaro dove ti hanno depositata. Il titolo, lo capisci alla fine, non è una metafora ornamentale: è la chiave di lettura di tutto.

«L’amore, quando nasce forte, ha fretta di diventare eterno. Non considera di essere fatto di carne madida. Quei due presero a vivere il loro desiderio impreparati a qualunque limite, badavano sempre meno alle regole, agli altri, all’obbligo della compunzione. Gli interessava solo la vertigine. E si sa, ignorare il resto del mondo dà noia al mondo, così incapace di sopportare una dose troppo abbondante di felicità.»

Il fiume come forma del libro

Venâncio e Dalva si amano di un amore totale, uno di quegli amori che nella letteratura brasiliana hanno una carnalità tutta loro, corpo e anima confusi senza soluzione di continuità. Poi una tragedia si abbatte sulla loro simbiosi e la incrina, non la spezza subito, la incrina: e nelle crepe entra Lucy, una prostituta che sta dentro il suo mestiere a testa alta, senza vergogna né esibizione. Da un incontro tra Venâncio e Lucy nasce un bambino, e da quel bambino nasce l’alleanza più imprevedibile del libro — quella tra Dalva e Lucy, che avrebbero avuto ogni ragione per odiarsi e invece si trovano fianco a fianco.

Detta così sembra una trama da telenovela, e in effetti Madeira gioca con quel materiale — la passione, il tradimento, la maternità inattesa — senza farne mistero. Ma il registro non è quello. Il romanzo è breve, i capitoli asciutti, la voce narrante impersonale e insieme intima, capace di posarsi ora su Venâncio ora su Dalva ora su Lucy senza mai perdere il filo. Il fiume, seppure sia il titolo, non è un’immagine che compare a ogni pagina: è la struttura invisibile del libro. Tutto scorre, tutto si sposta, tutto cambia forma in base al terreno che attraversa.

Tre figure, una carnalità

Quello che mi ha colpita di più è come Madeira scrive il corpo. Il corpo che desidera, il corpo che partorisce, il corpo che si vende, il corpo che si offre e si ritrae. Nella narrativa italiana contemporanea la carnalità è spesso un problema: o la si evita, o la si esibisce, o la si intellettualizza. Qui invece la carne è presente in tutte le sue temperature, e nessuna delle tre donne — perché anche Dalva, in un certo senso, va letta come tre donne diverse dentro un solo nome — viene giudicata per come la abita.

Lo ammetto, mi aspettavo un libro più patriarcale nella struttura: due donne che si contendono un uomo, la moglie e l’amante, il triangolo antico. Madeira lo demolisce dall’interno. Venâncio, in fondo, resta il personaggio meno definito dei tre. Sono Dalva e Lucy a portare il peso narrativo, ed è la loro alleanza a decidere la direzione dell’ultima parte del romanzo. Non è un libro contro gli uomini — è un libro che li smette semplicemente di mettere al centro, e questo, in un romanzo che parla di sesso, resta ancora un piccolo scandalo.

Quello che non ha funzionato del tutto

Devo essere onesta: alcuni passaggi mi sono sembrati sopra le righe. Certi picchi lirici — Madeira ha un fondo poetico che a tratti prende il sopravvento — rischiano di appesantire una prosa che funziona meglio quando resta secca. E la costruzione dei primi capitoli, con l’amore fulminante fra Venâncio e Dalva raccontato quasi in forma di ballata, mi ha richiesto un piccolo sforzo di accettazione: la sospensione dell’incredulità, in quella parte iniziale, va concessa in blocco. Se non la concedi, il libro rischia di respingerti.

Eppure — ed è qui che il fiume vince — Madeira sa bene dove vuole portarti. Superata la prima ansa, la corrente si stabilizza, e il resto del libro ripaga la fatica dell’ingresso. La violenza, quando arriva, non è mai gratuita. La maternità, quando arriva, non è mai zuccherosa. La solidarietà tra donne, quando arriva, non è mai retorica.

Perché leggere L’amore è un fiume

Perché è un romanzo che parla di violenza contro le donne senza scriverne un saggio, e di doppia morale patriarcale senza scriverne un manifesto. Quello che ho capito leggendolo è che Madeira preferisce mostrare piuttosto che spiegare, e affida al lettore il compito di completare il pensiero. È una scommessa più difficile di quanto sembri: significa fidarsi che il lettore veda ciò che l’autrice non nomina esplicitamente. Nella maggior parte dei libri italiani di questi anni non ho visto lo stesso coraggio.

E poi perché è un libro sulla possibilità di sopravvivere all’amore. Non solo di sopravvivere dentro l’amore — di sopravvivergli quando finisce, quando si sposta, quando trova un altro letto in cui scorrere. È una consolazione laica, senza fondo religioso, e per questo mi è arrivata dritta.

Un po’ di biografia dell’autrice

Carla Madeira è nata a Belo Horizonte. Si è laureata in Giornalismo e Pubblicità e per anni ha lavorato in agenzia, scrivendo campagne e coltivando la letteratura di lato. L’amore è un fiume è il suo romanzo d’esordio, ma è arrivato in libreria quando lei aveva già cinquant’anni suonati — un dettaglio che non è un dettaglio, se pensi a quanta ossessione c’è nel mondo editoriale per gli esordienti giovani. Da allora ha pubblicato altri due romanzi, e il suo nome è entrato stabilmente tra le voci brasiliane contemporanee tradotte in Europa.

Consiglio

Consiglio L’amore è un fiume a chi cerca un romanzo breve ma denso, capace di parlare di corpo, desiderio e violenza senza mai chiedere permesso; a chi non teme una prosa che ogni tanto alza il tono; a chi ha voglia di leggere una storia in cui l’alleanza tra donne non arriva come pacificazione a tavolino, ma come frutto imprevedibile di un disastro. Si legge in due o tre sere, eppure resta a lavorare dentro per settimane. Uno di quei libri che non ti spingono a chiudere la pagina con una risposta, ma con una domanda diversa da quella che avevi all’inizio.

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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