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Doveva essere il nostro momento di Eleonora C. Caruso – Recensione – Claudia Neri

Doveva essere il nostro momento è un romanzo di Eleonora C. Caruso pubblicato da Mondadori nel giugno 2023. È il quarto libro dell’autrice, dopo Comunque vada non importa, Le ferite originali e Tutto chiuso tranne il cielo. Il romanzo racconta un viaggio on the road di cinque giorni dalla Sicilia a Milano, tra due personaggi agli antipodi, nei giorni immediatamente precedenti al primo lockdown italiano.

Ci ho messo un po’ a decidere da dove cominciare, perché è uno di quei libri che sembrano semplici e invece hanno diversi strati. Poi ho scelto di partire da una frase, che è forse il cuore politico di tutto il romanzo:

«Noi non siamo stati creati così. Non siamo fatti per sapere cosa pensano e fanno gli altri ventiquattro ore su ventiquattro. Non dovremmo essere sottoposti continuamente all’odio degli altri.»

Un’Italia sospesa tra Sicilia e Lombardia

Il romanzo si apre con una ragazza seduta su una ruota di scorta bucata, in mezzo alla campagna novarese, con i capelli colorati in un modo che non permette a nessuno di riconoscere in lei Cloro, un’influencer da milioni di follower. È l’immagine da cui parte tutto: una star di internet buttata in un paesaggio dove internet non arriva, con i suoi capelli che sembrano usciti da un filtro e la sua celebrità che, in quel contesto, non vale niente. Da lì si torna indietro e si scopre come ci è arrivata: una masseria nell’entroterra catanese, una comunità che vive come se fossimo ancora negli anni Novanta, e un trentaquattrenne di nome Leo che era andato in Sicilia per recuperare un amico e ci è rimasto per tre mesi.

Il viaggio in auto che li unisce doveva durare sedici ore e ne dura cinque giorni, perché il mondo intorno a loro sta cominciando a chiudersi. Caruso costruisce una geografia mentale prima ancora che fisica: le tappe non sono soste, sono soglie. Ogni città attraversata ha un’atmosfera un po’ più surreale della precedente, come se l’Italia si stesse svuotando in tempo reale mentre loro la percorrono. È un espediente semplicissimo che regge tutto il libro: il paese si spegne piano, e i due passeggeri sono costretti a guardare dentro di sé mentre fuori si spegne la luce.

Cloro e Leo: due solitudini a confronto

Il romanzo è, in sostanza, un lungo duetto. Cloro ha venticinque anni e si sente già bruciata: la sua fama online l’ha resa una cosa che gli altri consumano, e la masseria è stato il suo tentativo goffo, quasi disperato, di scomparire per un po’. Leo ne ha trentaquattro, è disincantato, ha alle spalle un decennio di scelte a metà e vive a Milano dentro un cinismo che non è ancora rassegnazione, ma ci somiglia. In macchina, uno accanto all’altra, non hanno via di fuga: si raccontano, si fraintendono, si allontanano e si riavvicinano decine di volte.

Quello che mi ha colpita è che Caruso non fa mai la scelta facile di trasformarli in due generazioni che si scontrano e basta. Ci sono degli scarti anagrafici veri — Cloro ha vissuto il mondo dentro uno schermo, Leo ha vissuto la fine degli anni Novanta con un corpo — ma il libro insiste sulle cose che li avvicinano più che su quelle che li dividono. Sono entrambi soli, entrambi delusi, entrambi convinti che il momento buono per loro doveva essere un altro e invece non è arrivato. Il titolo è una frase che potrebbero dire tutti e due, in due lingue diverse.

Il mondo social come specchio deformante

C’è un tema, in questo libro, che Caruso non tratta mai come un pamphlet e proprio per questo lascia il segno: il costo umano di essere costantemente visibili. Cloro è un personaggio che, dietro la posa e le foto studiate, è un pezzo di ragazza consumato dallo sguardo degli altri. Il libro non moralizza, non fa il papà che dice «vedete cosa ci fanno i telefoni». Fa qualcosa di più efficace: mostra la stanchezza. La stanchezza di una ragazza di venticinque anni che vorrebbe stare zitta e non ci riesce, perché stare zitta significa smettere di esistere.

La masseria siciliana, con i suoi ritmi rallentati e la sua estraneità al presente, funziona come contraltare simbolico al mondo di Cloro. Non è raccontata come un rifugio idilliaco — anzi, Leo la vive come un posto un po’ folle e un po’ malsano — ma è comunque uno spazio in cui il tempo torna a scorrere in verticale invece che nell’infinito scroll orizzontale. Il libro mette in tensione questi due poli senza sceglierne uno, e questa mi è sembrata la sua onestà più grande.

Perché leggere Doveva essere il nostro momento

Perché è un romanzo generazionale che non fa la posa del romanzo generazionale. Perché Caruso ha una scrittura pulita, ironica, mai autocompiaciuta, e sa costruire un dialogo in macchina come pochi in Italia. Perché il romanzo ha il coraggio di ambientarsi in un momento — il pre-lockdown di marzo 2020 — che era diventato una specie di tabù narrativo, e riesce a farlo senza né retorica né sentimentalismo: la pandemia è sullo sfondo, come una presenza atmosferica, e non ha bisogno di essere spiegata.

L’ho letto in pochi giorni, cosa che di solito non mi capita con i romanzi italiani contemporanei. La cosa che mi ha convinta è la voce: secca, precisa, con un umorismo desolato che ricorda certi film americani anni Duemila su strada. E mi ha convinta il modo in cui Caruso tratta i suoi due protagonisti: senza pietismi e senza indulgenze, ma con una tenerezza sotterranea che si vede solo alla fine.

Consiglio Doveva essere il nostro momento a chi ama i romanzi di dialogo, a chi ha una certa fascinazione per i viaggi in auto come dispositivi narrativi, a chi vuole leggere qualcosa sulla generazione dei trenta-quarantenni italiani senza incappare nel solito piagnisteo. E lo consiglio a chi, come me, prova un misto di attrazione e diffidenza per il mondo social e cerca un libro che ci ragioni sopra senza fare la predica.

Un po’ di biografia dell’autrice

Eleonora C. Caruso è nata nel 1986 in provincia di Novara e vive a Milano. Ha esordito nel 2013 con Comunque vada non importa per Indiana Editore. Nel 2018 ha pubblicato Le ferite originali con Mondadori, romanzo che ha avuto una seconda vita grazie al passaparola dei lettori su TikTok ed è stato ristampato nel 2022. Ha poi pubblicato Tutto chiuso tranne il cielo e, nel 2023, Doveva essere il nostro momento. La “C.” puntata nel nome è un’eredità del suo passato di autrice di fanfiction, dove firmava col nickname CaskaLangley.

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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