Toccami ~ Parole Mute

Toccami

erotico

Toccami, come solo tu sai fare.
Voglio sentire le tue mani affondare dentro la mia pelle, avere la sensazione di essere viva per qualche secondo.
Ottenebrata, offuscata, la mia ragione non cerca altro che la tua carne.
Toccami perché io non so se sarò ancora viva domani,
quale alba andrò a cercare stanotte,
che non vedrò con te.
Stringimi forte
le mani nei capelli,
strappami pure tutto il dolore che ho vissuto oggi,
tiralo via, buttalo dove non posso più vederlo.
Il dolore non si dimentica,
Il dolore si mastica, si mastica come un piatto amaro che ti corrode lo stomaco.
Lo senti?
A me pare che già lo tengo in mezzo alle mani,
tutto il dolore, tutta la solitudine
che ho vomitato
e ora non so che farmene.

Fatta di carne, fatta di sangue
Mettimi le mani addosso, spogliami, come ti piaceva togliermi i vestiti, in quella maniera frenetica, assetata, come se fossi arrabbiato che io li portassi, che io mi coprissi.
Quella rabbia, questo vuoto.
La senti la differenza?
Le tue mani sui fianchi sono curiose, senza paura, dicevi che volevi tutto, che se avessi potuto mi avresti dissolto, bevuto, per tenermi dentro di te.
Ma io non ero liquido e alla fine ho potuto camminare lontano dai tuoi passi.
Non volevo, ma l’ho fatto
Ansimare confuso, le mie braccia, i capelli che confondono la vista, ma io non avevo bisogno di guardare.
I tuoi baci sul collo erano come fuoco dentro le vene mie, la mia pelle avrebbe assorbito le tue labbra per averne sempre, per averne di più.
La bocca scendeva, scorreva, con la lingua su ogni cosa, in ogni cosa.
Le lenzuola bianche diventavano sporche, il sudore rendeva la pelle della mia pancia lucida, mentre la tua testa mi guardava dal basso, assetato e complice.
Avrei voluto prenderti, dirti che quei capelli sulla fronte erano bellissimi, ma invece li afferravo, guidandoli fino all’ultima goccia riflesso della mia pelle perlacea.
Io non posso smettere
Non posso smettere di immaginare
E il vuoto ricolma il mio corpo là dove vorrei fossi tu a colmarlo, a riempire ogni cosa.
Dammi la mano, ti prego.
Ovunque tu sia, è impossibile che non riesci a sentirmi
Non senti tutto quello che sto provando?
E’ il vuoto più forte che tu abbia mai visto, ammettilo. Lo è?

Io sono.
Puttana, stai ferma.
Però ti piaceva giocare con quel lato della mia debolezza. Le mani legate, i fianchi alzati, le ginocchia un po’ doloranti.
Che mentre mi stringi con la tua mano destra, con l’altra giochi a vedere fin dove può arrivare la forza di uno schiaffo prima che io cominci a urlare.
Il sedere fa male, i segni rossi cominciano a sfogare, tu stai per venire e allora ti fermi, sospeso a mezz’aria con tutta me che pendo dal lembo del pensiero che fai.
Tremo, leggermente, con il respiro pesante che si sente mentre il tuo rallenta.
Quando la tua mano mi stringe una coscia, io fremo.
Fremo al tuo tocco come a quello di un pezzo di ghiaccio d’estate, inaspettato, piacevole.
Lecchi tutte le ferite, una ad una, non dimentichi che ogni cosa che hai davanti esiste per te.
Bevi, sudi, la mano serviva a voltarmi, mi muovi piano, ti lascio fare.
Mi sleghi le mani da dietro la schiena, lecchi ogni dito.
Dal basso ti guardo come non ho mai guardato la cosa più bella che posso immaginare.

Piano, ai miei sussulti sorridi,
inerme, mi lascio guidare da ogni cosa che i tuoi occhi dicono
Rabbia?
Tutto ciò che è furia e distruzione io l’ho visto, visto dentro di te,
L’ho amato, lo divoro, lo dissolvo.
Ancora che resto qui a scriverti, mentre ti cerco nelle bocche degli altri.
Mentre straripo di cose che non trovano posto altrove perché il mio posto eri tu.

Le tue mani sul mio viso, le tue dita nella mia bocca
ti prendi il sudore, la saliva, l’aria e ogni cosa che a me non serve se non puoi vederla tu
‘Vieni sopra di me’
Vengo sopra di te.
Le tue mani sulla schiena mi tengono stretta al tuo petto per un momento,
per tutto quello dopo mi liberi e mi lasci andare.
Sono infetta di mondo, sono corrotta ora dalle loro braccia avide
Chi mi divora di qua, chi strappa un pezzo di me e nemmeno se ne accorge.
Assassini, ladri
Che bevete il sangue delle mie vene,
che usurpate il senno della mia mente
Non esiste dio che può perdonarvi
perché non è una colpa il vostro peccato.

Tu mi lasci andare ma le tue mani scorrono,
scorrono bagnate,
bagnate di cose mie, selvagge,
come un inno che invoca la vita
L’inno selvaggio che io invoco alla vita,
sopra di te,
tu dentro di me,
nel movimento di due corpi che diventano uno.
Bellezza mia.
Tutto quello che pensi, provi e senti
io ce l’ho dentro di me, carne nella carne.
E tutto culmina nell’ultimo grido
fatto di labbra umide
di carne fresca
di sudori confusi.

Zitta, nel silenzio notturno
La mia ode a te, anima mia,
perché dove non ci sei ogni cosa diventa atroce,
ogni pensiero insopportabile.
Il fumo nero della distruzione, tanto meravigliosa quanto lo eri tu, mi invade
Ma non c’è nessuno ora che ascolta,
che vede
che odora
che assaggia
che tocca
Nessuno che abbia pietà della Fenice che sorge.

Claudia Neri