stanza 301

Mentre lo aspettavo mi toccai le labbra umide con le dita, le morsi un poco, mentre guardavo dalla finestra un’altra prospettiva di un panorama non troppo sconosciuto.
Lo immaginai mentre camminava, preso quanto me dal pensiero della nostra nudità, per i corridoi luminosi, tra le anonime stanze, prima di arrivare a bussare alla mia, affamato.

La sensazione che prova un predatore quando si lancia nel salto verso il collo della sua preda non deve essere così diversa.

Stanza 301.
La stanza odora di fiori freschi, e del mio profumo. E’ quasi buia, come io la preferisco, ma si possono riconoscere i contorni di ogni cosa: la porta del bagno socchiusa a sinistra, il guardaroba di fronte, non appena si varca la soglia.
La finestra da cui guardo è di fronte alla porta, il sole penetra, allungo la mano e stendo la tenda, così da preservare la mia amata penombra.
Bussa alla porta, gli apro, non parliamo, entra.
Ci guardiamo fisso, chiude la porta, lascia cadere lo zaino, fa un passo avanti, prende il mio visto tra le mani e mi bacia, sfogando nell’ansimo di quei respiri tutto il tempo che l’aveva atteso.

Mi stringe forte con le braccia intorno al collo, le mie mani sul suo petto cominciano a sbottonargli la camicia, a toccarlo, avide del suo calore.
Lui segue con gli occhi i miei movimenti, i miei occhi, la mia bocca che lo bacia. Mi spinge piano, faccio un paio di passi indietro, mi osserva dalla testa ai piedi, spettinata, ansimante.
Si avvicina, afferra la mia maglia e me la strappa di dosso, mi lecca le dita, le mani, la faccia, il collo. Mentre la sua mano mi stringe la gola, la bocca scende verso il mio petto, afferra coi denti il reggiseno, mi scopre, le bretelle scivolano fino ai gomiti, gemo.

La sua lingua calda che esplora il mio ventre e il mio respiro forte mi fanno muovere, mi solleva verso di lui mentre mi toglie il fiato. Afferro il il suo polso con la mano e lo costringo a lasciarmi il collo, gli afferro anche l’altra mano, nel timore che reagisca, mi morde un capezzolo, sussulto, lo lascia, risale e mi bacia.
– Che vuoi fare con queste mani? Non ti posso toccare? – sussurra, sorride.
– Tu puoi fare quello che vuoi. – sussurro, sorrido, mi passo la lingua sulle labbra.


Intreccia le sue dita con le mie mentre continua a baciarmi, gli lascio le mani e riprendo a spogliarlo, lui allarga lievemente le braccia mentre tocco gli ultimi bottoni, poi con le mani dal petto alle spalle faccio scivolare via la camicia, che cade silenziosa dietro di lui.
Bacio le mani, il collo, le spalle, il metallo della sua catenina dentro la mia bocca, i riccioli neri che mi toccano la guancia, la barba che mi graffia: lui afferra la mia testa, infila le mani nei miei capelli e segue i miei movimenti, con gli occhi chiusi, le labbra socchiuse, sento il suo respiro che si fa più forte mentre la mia lingua gli tocca i capezzoli, l’ombelico, risale verso il collo.
Mentre mi bacia mi guarda e mi scaraventa dentro una libidine da cui a stento riesco a non fuggire tremando, tanto è forte l’effetto che mi fa.

Mi spoglia nuda, indifesa, penetra nei miei occhi come una lama e mi assorbe.

Non possiamo più resistere a non possederci del tutto, i giochi diventano più voraci, più veloci. I movimenti si susseguono senza provocazione, solo con il desiderio incontrastato indomabile di fare entrare lui dentro di me.

Mi toglie il reggiseno, mi afferra con le mani le natiche e mi solleva leggermente da terra, predo il suo volto tra le mani e lo guardo mentre sento il suo corpo attaccato al mio, la pressione della carne che vorrebbe scoppiare. Mi abbassa la gonna, si inginocchia davanti a me, sposta le mutandine di pizzo leggero, rosso scuro.
Faccio un passo indietro, mi afferra le cosce, infila le mani dall’interno e mi riavvicina con la forza.

Guardo il suo volto serio, gli occhi chiari nella penombra che mi guardano intensamente, i riccioli scuri un po’ sudati che ricadono sulla fronte, gli afferro piano la testa, la guido mentre mi morde l’interno delle cosce, l’inguine, mi solletica, mi bacia le labbra e io gemo, stringo più forte i capelli, lui stringe più forte il sedere. Sento i suoi polpastrelli che si stampano sulle mie pacche e la sua lingua che mi beve piano, il calore mi parte da dietro la nuca e finisce dallo stomaco al ventre, in un fuoco che mi disarma.

Tengo la testa all’indietro, la fronte che comincia a sudare, alzo una coscia sopra la sua spalla, lui la segue con la mano, poi mi morde, d’istinto indietreggio, lui si alza, si avvicina, viene a prendermi. Mi bacia forte, mi morde il collo, mi lecca le spalle, mi tocca ogni cosa scoperta, ogni parte del corpo, dandomi la sensazione di avere il totale dominio.

Ogni volta che accenno lievemente ad allontanare qualche parte di me da lui la testa, la spalla, la coscia che mi sta baciando, lui mi guarda come se lo avessi schiaffeggiato, quasi offeso.
La cosa mi fa talmente impazzire che lo faccio di proposito, come un gioco che fa inseguire la mia carne dalla sua, i suoi occhi dai miei.

Gli sfilo i pantaloni mentre sento che il suo respiro si fa più forte del mio, mi afferra la treccia morbida e se la avvolge una volta attorno al polso, costringendomi così a guardarlo e a restare in ginocchio, di fronte a lui, le labbra umide, le cosce umide, i muscoli tesi.
Il suo sesso è caldo, la presa è salda, gli occhi fissi nei miei comunicano più velocemente di qualsiasi altro momento tutto quello che vuole, niente oltre la mia saliva che lo bagna, che mi scorre dalla bocca, mi finisce sul seno, sempre più lucida.

Afferro le sue natiche dall’esterno mentre si muove avanti e indietro verso di me, mentre mi lascia la treccia e mi tiene la testa, il suo petto muscoloso che sale e scende in respiri profondi ma veloci, i suoi capelli sulla testa china verso di me.

Non appena mi scende la prima lacrima dall’occhio, lui prende le mie mani e mi rialza, mi bacia, si stringe a me e mi spinge sul letto, sulle lenzuola bianche.

Penetra dentro di me guardandomi negli occhi, con una mano sotto la mia testa e l’altra che preme sul materasso, sotto il braccio che lo regge coi muscoli tesi: guardo le sue spalle, il collo, la bocca umida della mia saliva.

Lo bacio, bacio il suo braccio, gli sposto i capelli dal viso e tocco ogni parte del corpo dove le mani riescono ad arrivare prima di aggrapparmi alla sua schiena mentre lui comincia a muoversi più velocemente. Sento sotto le mani i muscoli delle sue spalle mentre si muove dentro di me, sfioro le sue cosce con i piedi quasi freddi e chiudo gli occhi mentre il mio corpo si fonde con il suo.

Mi sfila la mano da sotto alla testa, aspetta che lo guardi e me la stringe attorno al collo finché non tossisco e mi lascia, si sposta sul seno, lo stringe, lo morde, aspetta i miei gemiti e ne gode per un po’, lo sento da come si muove. Comincia a fissare lo spazio tra i nostri corpi, l’angolo che ci ricongiunge in mezzo alle mie cosce, dove vedo la fine del suo ventre piatto e la peluria scura sotto il suo ombelico.

Mentre sento la sua eccitazione che sale lo allontano, chiudo leggermente le cosce e per qualche secondo lui resta ansimante sopra di me, guido con le mani la sua faccia e lui si lascia trasportare, si stende supino, riprende fiato, guarda ogni parte di me che si muove mentre lentamente mi porto sopra di lui.

– Un animale. Felino. Stai scegliendo che parte di me mangiare? – bisbiglia.

Non rispondo ma mi avvicino e scendo su di lui baciandolo, aspetto qualche secondo e poi lo lascio entrare di nuovo, mentre le mie mani premono sulla sua pancia.
Allarga le braccia e chiude gli occhi, la testa sul cuscino si rilassa mentre le gocce di sudore scivolano dalla sua fronte.

Sento il calore dentro di me che aumenta, i movimenti del mio corpo che si prendono tutto il suo, ogni cellula di me sta cercando con che parte di lui fondersi. Apre gli occhi, porta le sue mani sul mio sedere e stringe forte: i miei capelli disordinati mi ricadono sulla faccia, il sudore imperla le mie braccia e fa scivolare le mie mani sopra di lui. Mi tiene stretta e vedo i suoi occhi che divorano ogni piccolo dettaglio, veloci e voraci. Afferra il seno, si mette a sedere, allarga le cosce e mi cinge la schiena con le braccia mentre mi lecca il collo, il petto, il seno. Lo lascio fare mentre sento che sto per venire, mi stringo a lui, la testa incavata tra il mio collo e la mia mano sul suo volto eccitato, sudato, pieno di me e ebbro.

Stretti come animali, penso alle mie cosce tese, al sedere rilassato poi teso, rilassato e poi teso, in un movimento costante che accelera, il mio desiderio è palpabile come se fosse solido, udibile dai miei gemiti sempre più forti e dall’aria assente mentre il suo sesso spinge più forte dentro di me, sempre più forte, sempre più dentro.

L’apice del mio godere lui lo percepisce dai come lo guardo e mi stringe più forte, si muove più forte, mi fa più male fino a che non sento quel calore incontrollabile per tutto il corpo che comincia e finisce sotto il ventre, si diffonde dappertutto, mi fa tremare per un attimo le mani.

Tra le gambe lo sento scorrere, vedo lui che mi sorride compiaciuto anche se non ancora soddisfatto, lo bacio, mi bacia, mi infila una mano dentro e poi, macchiata, me la infila in bocca, la lecco dito per dito, lui se la riprende e la infila tra le sue labbra, con gli occhi di un animale che ha appena cominciato ad assaporare il sangue della sua nuova preda.

Claudia Neri

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