Kobane Calling

Kobane-Calling-Zerocalcare

Kobane Calling è un fumetto di Zerocalcare. Di solito non leggo fumetti, ma al Salone del libro di Torino 2021 (di cui potete leggere le mie considerazioni qui) mi ha incuriosito la fila infinita per il suo firmacopie e ho fatto quindi qualche ricerca su questo autore, il cui vero nome è Michele Rech.

Prima di leggere un suo fumetto lo conoscevo per i video divertenti che pubblicava su internet. Sempre suscitando una risata Zerocalcare riesce a mettere in luce delle problematiche politiche e sociali reali, spesso anche rompendo dei tabù.

Recentemente è uscita anche la sua serie su Netflix, che si chiama Strappare lungo i bordi, e che pure consiglio (non l’ho finita ma per ora mi piace molto).

Ma torniamo al fumetto che ho scelto di leggere di Zerocalcare: Kobane calling. A poche settimane dalla presa dell’Afghanistan da parte dei talebani estremisti, propongo a voi lettori questa storia in cui i nemici sono gli stessi. L’opera è un reportage in forma grafica del viaggio che ha portato l’autore al confine tra la Turchia e la Siria a pochi chilometri dalla città assediata di Kobane, tra i difensori curdi (YPG e YPJ) del Rojava, opposti alle forze dello Stato Islamico.

Kobane vista da fuori – fonte la repubblica –

Da poche settimane è anche disponibile in audiolibro su Storytel, con la voce di Zerocalcare stesso e di Francesca Crescentini, conosciuta sul web come Tegamini. 

Quando senti RATATATA, è ISIS

Quando senti TUM.TUM.TUM. siamo noi

E SBOOOM?

SBOOOM dipende.

Fuoco e poi SBOOOM è americani.

SBOOOM e basta è ISIS

Kobane Calling: la “trama”

Nella prima parte del fumetto Zerocalcare racconta i motivi che lo hanno spinto a partire per la piccola cittadina di Mehser, al confine turco-siriano, a poca distanza dalla città assediata di Kobane, simbolo dell’agognata indipendenza della regione del Rojava, a maggioranza curda, contro le forze dello Stato Islamico.

Kobane Calling – Zerocalcare

 Il disegnatore racconta con umorismo gli esiti dell’annuncio, fatto ai genitori, della sua partenza verso Kobane con un gruppo di volontari romani per supportare la resistenza curda e narrare obiettivamente il conflitto con testimonianze di prima mano. L’arrivo e la permanenza sono quindi tratteggiati nelle vignette con umorismo e digressioni tipiche dello stile di Zerocalcare ma con spirito critico verso le contraddizioni con cui internazionalmente vengono condotti gli interventi bellici e un fortissimo coinvolgimento emotivo verso le persone e i volontari conosciuti.

Kobane calling: l’idea

Questa opera è potente. Non credo di esagerare dicendo che è una delle storie meglio scritte – e disegnate– degli ultimi anni, che porta all’attenzione del pubblico tematiche potenti, affiancandole al disagio della mentalità medio-italiana-borghese verso quelle stesse tematiche.

Tutti sappiamo delle cose del mondo e tutti tendiamo a giudicare la società che ci circonda come un “noi” e un “loro”. Kobane calling di Zerocalcare secondo me spezza questo confine. E lo fa in maniera brutale, definitiva.

Cosa rappresenta per voi lo scontro con l’Isis? L’oppressione religiosa…

Aspetta. La religione non c’entra. Noi siamo musulmane. A noi nessuno può venirci a dare lezioni di Islam. Sono quelli dell’Isis a non essere musulmani. Noi rispettiamo tutti. Noi seppelliamo i morti. Anche i loro. Loro tagliano teste, mani, piedi. Uccidono bambini. Sono bestie senza coscienza. Che religione ha gente così?

La prima considerazione che ho fatto leggendo Kobane calling è che Zerocalcare ci convince che non c’è bisogno di essere eroi per decidere di aiutare chi è in difficoltà. Ma la verità è che la sua – come di tutti i volontari – è stata una scelta davvero coraggiosa.

La seconda considerazione è che il coraggio e l’eroismo dei volontari “liberi” è davvero poco se lo si paragona ai combattenti della resistenza. Essi nascono e crescono sotto le bombe, privati della libertà e invasi a casa loro dall’ISIS senza possibilità di scampo.

I combattenti della guerriglia abbandonano le loro case e le loro famiglie sottomesse per essere addestrati in condizioni disumane e unirsi alla lotta contro l’ISIS senza distrazioni o debolezze.

Kobane e stato curdo

Seppure io decidessi di partire volontaria per portare ai combattenti provviste, macchine fotografiche, cibo, videocamere e affrontassi la polizia turca e i pericoli delle “terre di mezzo”, sarei pur sempre un’italiana che ad un certo punto può decidere di tornare a casa sua.

I cuori non sono tutti uguali. Si modellano, si sagomano, sulle esperienze. Come un tronco che cresce storto adattandosi a quello che c’ha intorno.

Noi ce l’abbiamo un posto sicuro, chi nasce sotto l’ISIS – o circondato da esso – non ha casa, non ha patria, non ha libertà.

Non ci sono parole né storie che possano penetrare abbastanza a fondo da farci capire cosa si prova. Ma questo non vuol dire che non dobbiamo sforzarci di apprezzare il fatto – del tutto casuale – che siamo nati dalla parte giusta del pianeta.

Il Rojava: che cos’è e perché si muore per esso.

Nel fumetto Zerocalcare parla della lotta per conservare il Rojava, della guerriglia che sta cercando di costruire uno stato equo, dove la legge sia uguale per tutti e dove donne e uomini abbiano gli stessi diritti. 

Il senso di giustizia di coloro che vogliono costruire un nuovo stato laico in Siria è così radicato che essi riservano un trattamento giusto anche ai carnefici che li hanno torturati. 

Geograficamente il Rojava è una regione autonoma de facto nel nord e nord-est della Siria, non ufficialmente riconosciuta da parte del governo siriano. Si è costituita nel 2012, a seguito della guerra civile siriana. I sostenitori della regione sostengono che si tratta di un governo ufficialmente laico con ambizioni democratiche basate su un’ideologia socialista libertaria che promuove il decentramento, l’uguaglianza di genere, sostenibilità ambientale e tolleranza pluralistica per la diversità religiosa, culturale e politica.

C’hai presente quando ti dicono che c’hai un insetto addosso, e tu te lo senti che ti zampetta su tutta la pelle? Ecco. Io uguale però con l’Isis. Me li sento tutto intorno che strisciano.

Conclusioni

Kobane calling è una storia che potrebbe essere di ognuno di noi. È la storia di moltissime vite spezzate che non verranno mai ricordate perché un nome ce lo avevano a stento quando erano vive.

Combattenti curde delle guerriglie

La Turchia e la Siria sono dietro l’angolo, l’Africa è vicinissima, e con questi stati sono vicini a noi anche quei membri dello stato islamico che non vedono l’ora di farci a pezzi. Se le idee della Fallaci dopo l’11 settembre (puoi leggere qui un articolo che ho scritto a riguardo) sono frutto anche della sua rabbia, noi oggi abbiamo il dovere di riflettere con attenzione sui pericoli che corriamo e su quanto sia importante conservare la pace. 

Non ho la soluzione al problema, e distinguere giusto e sbagliato in battaglie decennali o secolari come questa è un compito arduo. Però Kobane calling mi ha fatto riflettere sul fatto che se sono dalla parte giusta del mondo ho anche il compito di difendere la libertà e impedire a chiunque di portarmela via.

Oggi Kobane è un museo a cielo aperto della vergogna dell’umanità. Di cosa è stato lasciato accadere. Non vogliamo ripulire tutto solo perché il mondo possa tornare a far finta di niente.


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Scopri chi sono

Sono nata a Napoli nel 1996. Leggo da quando aveva otto anni e ho finito il mio primo romanzo fantasy (ancora inedito) a 15 anni. Nel 2017 ho pubblicato la sua prima raccolta di racconti dedicata ai peccati capitali col titolo Inno Selvaggio. Il libro tratta i peccati in maniera allegorica (ad esempio Gola è un racconto di guerra in cui “il governo divora gli uomini”, Ira è la rabbia adolescenziale e ha come protagonisti ragazzini tossicodipendenti)

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”