Ci sono molte scrittrici femministe che hanno combattuto per i diritti delle donne nell’arte e nella vita quotidiana. Grazie al loro contributo anche il mondo della letteratura e della storia si è riempito di figure femminili che oggi sono i nostri modelli e punti di riferimento.
Il cambiamento non è stato immediato, ma graduale e doloroso: basta pensare a quante donne hanno dovuto pubblicare con pseudonimi maschili per essere lette o per non rischiare che le loro opere fossero giudicate in base al loro genere più che al loro valore.
Oggi stiamo vincendo molte battaglie in questo senso, anche se nella maggior parte del mondo la disuguaglianza è ancora troppo forte.
Oggi voglio condividere con voi tre autrici, tre pensatrici, tre donne fantastiche che hanno cambiato la prospettiva del mondo rispetto a questo genere, spesso pagando anche un prezzo molto alto.
Le vite e le mie opere preferite di Virginia Woolf, Simone de Beauvoir e Anais Nin.
Virginia Woolf

Virginia Woolf (1882-1941) è stata una scrittrice, saggista e attivista britannica, tra le voci più importanti della letteratura del XX secolo e sostenitrice dei diritti delle donne e della parità dei sessi. Nata a Londra nel 1882, fu una figura di spicco nella narrativa sperimentale del modernismo inglese: molte delle sue opere sono scritte utilizzando il flusso di coscienza, una tecnica del tutto inusuale per l’epoca che rendeva la lettura più difficile all’inizio, ma molto più godibile alla fine.
I primi anni della Woolf furono in generale anni felici, trascorsi con la sua famiglia nella casa londinese e di cui abbiamo memoria grazie al diario che la scrittrice tenne per tutta la vita e che, per fortuna, è stato poi pubblicato. Tra le icone della sua gioventù ci sono le vacanze estive che passava nella residenza estiva di famiglia in Cornovaglia che furono d’ispirazione a uno dei suoi capolavori, Gita al faro.
“Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente.”
Virginia Woolf ha sofferto molto durante la sua vita, cadendo in lunghi periodi di depressione, tanto da tentare anche il suicidio. Per lei è stata fondamentale la presenza del marito, che l’ha sempre aiutata e sostenuta. La sua salute mentale inizia a vacillare a seguito di una serie di eventi traumatici che hanno inizio con il tentato stupro da parte di uno dei fratellastri nel 1888, quando aveva appena sei anni (fu la stessa Virginia a narrare questa terribile esperienza nel racconto autobiografico Momenti di Essere).
L’altro tragico momento fu la morte della madre, a cui era molto legata, nel 1895, quando aveva solo tredici anni. Seguirono una serie di dolorosissimi lutti: a due anni di distanza dalla madre morì anche la sorellastra Stella, figlia di primo letto di suo padre e mentalmente instabile; nel 1904 suo padre, che era rimasto profondamente ferito e debilitato dalla perdita della moglie. Tutto questo causò un primo crollo nervoso.
Nel 1905 Virginia fondò il Gruppo Bloomsbury, ovvero il circolo letterario che avrebbe dominato la cultura inglese per oltre trent’anni. Grazie al Gruppo Bloomsbury conobbe personalità di spicco della cultura contemporanea, tra cui anche Bertrand Russel e Leonard Woolf, un teorico politico nonché l’uomo della sua vita. I due si sposarono nel 1912 e la loro relazione fu tutt’altro che rose e fiori. Virginia ebbe molti amanti, tra cui vale la pena ricordare la più famosa Vita Sackville-West, una donna rivoluzionaria per l’epoca, che sfidò tutti gli schemi sociali e le congetture per vivere liberamente la sua vita. Vi consiglio questo articolo se vi interessa approfondire questa storia d’amore.
“Ogni onda del mare ha una luce differente, proprio come la bellezza di chi amiamo.”
Tra le persone più importanti che Virginia conobbe grazie al Gruppo Bloomsbury non possiamo non menzionare Marguerite Yourcenar, che divenne tra l’altro la traduttrice in francese di alcune opere di Woolf, tra cui Le onde, forse il suo romanzo più sperimentale.
La sua attenzione per la cultura e le sue attitudini personali si intrecciarono inevitabilmente alla sua lotta per la parità dei sessi e per un allargamento della scolarizzazione anche ai ceti più bassi della società. Oltre a mostrare simpatia per il movimento delle Suffragette, che si batteva per l’estensione del voto politico anche alle donne, Woolf si impegnò in prima linea dando ripetizioni serali a un gruppo di operaie in un collegio di periferia. Secondo lei, come spesso indica anche nel proprio Diario, che compilò quotidianamente per tutta la sua vita, l’unica strada verso l’emancipazione era quella dell’educazione.
Una stanza tutta per sé
È proprio a partire dal principio dell’educazione che scrive Una stanza tutta per sé, di cui ho parlato in questo articolo. Nel racconto lungo la Woolf evidenzia come per una donna sia difficile emanciparsi ed essere indipendente quando la società non le riconosce nemmeno “una stanza tutta per lei”. Dalla donna vengono pretesi sacrifici che all’uomo non si richiedono e le donne di successo sono soltanto quelle che hanno la possibilità economica e i mezzi per non dover “lavorare per sopravvivere”. Se le donne avessero le stesse possibilità degli uomini il mondo sarebbe un posto migliore e sicuramente più ricco, in cui queste ultime non avrebbero alcun problema a pareggiare o a superare il sesso forte intellettualmente e professionalmente.
Le mie opere preferite di Virginia Woolf
- La signora Dalloway (1925)
- Gita al faro (1927)
- Orlando (1928)
- Una stanza tutta per sé (1929)
- I diari (1977 -1985)
Per l’elenco completo delle sue opere, vi rimando alla pagina Wiki.
Simone de Beauvoir

Simone de Beauvoir è stata scrittrice, saggista, filosofa ed insegnante francese. Considerata una delle madri del femminismo, fu compagna per quasi tutta la vita del filosofo esistenzialista Jean-Paul Sartre, di cui condivise anche alcune dottrine, in un fecondo e brillante dialogo durato più di cinquant’anni.
Quando ho letto il suo libro Le inseparabili (trovi la mia recensione a questo link) ho capito che quello che stavo leggendo era solo la punta di un iceberg gigante, nei ghiacci del quale avrei trovato un mondo di dolore e di gioia, di passione e di sentimento. E così è stato.
“Mi abbandonavo cosí interamente ai miei desideri, ai miei piaceri, che non mi restava niente di me da sprecare in vani desideri.”
Dopo la bancarotta del nonno, tutta la famiglia si trasferisce da un ricco quartiere di Montparnasse in una dimora più modesta. Simone e la sorella Hélène vivono anni di ristrettezze economiche, seppure la famiglia non rinuncia alle consuetudini borghesi per salvare la faccia come le vacanze dai nonni paterni e dalla zia, nella campagna francese. Grazie a questi soggiorni la giovane de Beauvoir dimostra ben presto una grande passione per la natura, accompagnata da un’altrettanto notevole propensione per lo studio. Superate le scuole superiori Simone si iscrive a 22 anni alla Sorbona, e si laurea con una tesi su Leibniz.
Già negli anni universitari Simone si appassiona ad autori considerati ribelli ed anticonformisti, quali Gide, Proust e Radiguet. Simone ottiene l’idoneità di insegnamento in Filosofia, riservata ai migliori allievi di tutta la Francia; e incontra colui che, senza matrimonio né convivenza, sarebbe diventato il compagno della sua vita: il filosofo esistenzialista Jean-Paul Sarte. Simone inizia a viaggiare con lui dal 1930: Spagna, Grecia, Marocco, Italia, i due giovani vivono con curiosità i grandi eventi di quegli anni: il nazismo in Germania, la guerra civile in Spagna, la seconda guerra mondiale. Durante l’occupazione nazista di Parigi, Sartre e de Beauvoir rimarranno a Parigi, condividendo l’iscrizione al gruppo di resistenza “Socialismo e Libertà”.
Nel 1947 si reca negli Stati Uniti per un ciclo di conferenze: incontra lo scrittore Nelson Agren, di cui si innamora. Va in Brasile, a Cuba, in Cina, in Unione Sovietica; e ritorna frequentemente in Italia con Sartre. Sono gli anni della sua opera forse più conosciuta – Il secondo sesso, 1949 – e Simone de Beauvoir è oramai discussa in tutto il mondo per le sue posizioni anticonformiste.
Il secondo sesso
Quando il libro uscì alcuni lettori si aspettavano uno scabroso racconto sessuale: furono delusi di fronte alle quasi mille pagine di trattazione sulla condizione della donna. Il primo volume vendette 22.000 copie in una settimana, l’edizione tascabile del 1969 raggiunse le 750.000 e venne tradotto in 33 lingue. Messo all’indice dal Vaticano, fustigato sia da destra che da sinistra, il libro si fonda sull’assunto che «donna non si nasce, si diventa».
Per definire la natura della donna, la filosofa rifiuta nozioni come «eterno femminino», e sostiene che sia necessario superare il dibattito – per lei conchiuso in sé stesso – su superiorità, inferiorità o uguaglianza tra uomo e donna, per ricominciare la discussione da zero, con altri termini. A partire dall’assunto che la funzione biologica di femmina non è sufficiente a definire una donna, si chiede allora: che cos’è una donna? Se essere donna non è un mero dato naturale, ma una costruzione culturale, la condizione femminile va analizzata: quali circostanze limitano la libertà di una donna e può essa oltrepassarle? Se la risposta è sì, quali strade si aprono perché una donna si realizzi?
Simone de Bauvoir è sempre stata una scrittrice scomoda, provocatrice. Si schiera contro la dissidenza sovietica, parla apertamente del conflitto arabo-israeliano, difende il diritto all’aborto. Le sue opere sono d’ispirazione anche oggi, e mettono in evidenza alcuni problemi ancora irrisolti della concezione della donna da parte della società e di se stessa.
Le mie opere preferite di Simone de Beauvoir
- Il secondo sesso (1949)
- L’invitata (1943)
- I Mandarini (1954)
- Una morte dolcissima (1964)
- Memorie di una ragazza perbene (1958)
- Le inseparabili (2020 – postumo)
Per l’elenco completo delle sue opere, vi rimando alla pagina Wiki.
Anaïs Nin

Anaïs Nin è molto conosciuta come scrittrice di letteratura erotica, ma pochi sanno che fu soprattutto una grande esploratrice dell’animo umano e che per qualche tempo praticò anche la professione di psicoanalista, dopo aver fatto la modella, la danzatrice, la scrittrice. La Nin passò la sua infanzia in varie parti d’Europa fino a quando il padre decise di abbandonare la madre e questa partì con i figli per New York.
Il trauma dell’abbandono del padre sarà determinante nella sua vita, soprattutto nella vita matrimoniale. Sposatasi a vent’anni non riuscirà a rimaere fedele al marito e sentirà sempre il bisogno di conquistare altri uomini.
“Se mio padre se n’è andato… se non mi amava, dev’essere perché non ero amabile… come cortigiana avevo già assaggiato il fallimento, dovevo trovare altri modi per interessare gli uomini”.
Nel 1931 Anaïs pubblicò il suo primo libro: “D. H. Lawrence”, che le conferì il riconoscimento pubblico come scrittrice e iniziò il suo diario, che scriveva sempre ovunque si trovasse.
Trasferitasi a Parigi incontrò qui Henry Miller. Con Miller la Nin intrecciò una relazione carnale ed intellettuale che sfociò in un triangolo amoroso quando giunse a Parigi la moglie di Miller, June. La Nin scrisse di lei : “era la donna più bella che avessi mai visto”. Di questa storia si parla nel primo diario, quello fra il 1931 ed il 1934, anche se in un primo momento sono state tolte tutte le vicende più scabrose.
“Quanto sbaglia la donna ad aspettarsi che l’uomo costruisca il mondo che essa desidera, invece di mettersi all’opera e crearselo da sola.”
Durante la guerra la Nin fuggì a New York e qui avvenne un fatto strano proprio collegato all’erotismo dell’autrice. Un collezionista di libri aveva offerto ad Henry Miller cento dollari al mese per scrivere racconti erotici. Miller aveva accettato per bisogno di denaro e, allegramente, inventava storie piccanti sulle quali rideva insieme ad Anaïs. Dopo un po’ però ne ebbe abbastanza, per cui propose all’amica di scrivere anche lei qualcosa. Da qui nasce uno dei libri erotici più famosi di sempre: Il delta di Venere.
Una vita intensa e profondamente vissuta, quella della Nin, che a questo proposito diceva: “La vita ordinaria non mi interessa. Cerco solo i grandi momenti… Voglio essere una scrittrice che ricorda agli altri che questi momenti esistono”
Il femminismo della Nin non sta tanto nella sua opera sociale a favore della parità dei sessi, quanto nella sua stessa vita, che diventa simbolo di ribellione e di libertà sessuale della donna.
Incapace di adattarsi agli schemi e alle regole sociali (monogamia compresa) la Nin farà della sua vita un intreccio amoroso e privo di freni, in cui unico spazio ce l’hanno le felicità e la ricerca di quel momento magico di cui ella stessa parlava spesso. I suoi diari sono un immenso trattato di libertà, uno sfogo, una liberazione emotiva e morale. Per me sono la splendida eredità di una donna coraggiosa e immortale che ha saputo fare di se stessa molto più che un’amante passionale – come spesso si è detto -, Anaïs Nin è un vero e proprio esempio di femminismo incondizionato.
“I sogni passano nella realtà delle azioni. Dalle azioni deriva di nuovo il sogno; e questa interdipendenza produce la forma più alta di vita.”
Le mie opere preferite di Anaïs Nin
- Diario (1931 – 1966)
- Il Delta di Venere (1969)
- La casa dell’incesto (1936)
- Fuoco (postumo)
Per l’elenco completo delle sue opere, vi rimando alla pagina Wiki.
Te la sei persa? Leggi la mia ultima recensione di Primo Sangue di Amèlie Nothomb.



