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Primo Sangue – Amèlie Nothomb – Recensione

Primo Sangue di Amèlie Nothomb è il primo libro che leggo dalla collaborazione con la casa editrice Voland, che mi ha reso felicissima. È il trentesimo romanzo di questa autrice belga, che ha fatto anche un tour in Italia lo scorso aprile.

Questo romanzo breve quanto intenso racconta infanzia, giovinezza, matrimonio e primo incarico diplomatico di Patrick Nothomb, rampollo di una delle più influenti famiglie del Belgio. Il libro inizia con un momento decisivo della vita di Patrick, che lascia il lettore col fiato sospeso per tutto il romanzo, fino a che il nodo non si scioglie.

Fra una madre troppo presto vedova, dei nonni a dir poco bizzarri e una banda di zii quasi coetanei, il piccolo Patrick si impegna a diventare uomo… ed è impossibile non affezionarsi al giovane protagonista.

Essendo la storia del padre dell’autrice, voglio dedicare una parte di questa recensione a raccontarvi la vita di Amèlie, che è avventurosa e straordinaria.

Breve biografia dell’autrice

Figlia di un diplomatico belga membro di una delle famiglie brussellesi più in vista, ha trascorso la sua infanzia in Giappone, per poi trasferirsi in Cina per ragioni diplomatiche. In Cina frequentò la piccola scuola francese locale. Furono anni felici ma comunque difficili, di riflesso alla complicata situazione politica data dal regime comunista. Così Pechino venne vissuta solo nel ghetto degli stranieri di San Li Tun. La tappa successiva fu New York, dove Amélie frequentò il liceo francese. L’abbandono di New York coincise con la fine della sua infanzia e l’inizio del duro periodo adolescenziale. Si trasferisce infatti in Bangladesh, che la marcò profondamente influenzando la sua produzione letteraria. 

Giunse per la prima volta in Europa a 17 anni e si stabilì a Bruxelles con la famiglia. Nella capitale belga diceva di sentirsi «aussi étrange qu’étrangère» («tanto straniata quanto straniera»); qui si laureò in filologia classica alla Libera Università di Bruxelles. Laureatasi, decise di ritornare a Tokyo per approfondire la conoscenza della lingua giapponese studiando la «langue tokyoïte des affaires». 

Interessante l’esperienza giapponese, paese nel quale venne prima assunta come traduttrice in un’azienda giapponese, per poi essere declassata a guardiana dei servizi igienici (come racconta nel libro Stupore e tremori).

Nel 1992 tornò in Belgio e pubblicò Igiene dell’assassino, origine del suo enorme successo letterario. Stabilitasi poi tra Parigi e Bruxelles, dedica 4 ore al giorno alla scrittura e pubblica, per scelta personale, un libro all’anno, alla fine di agosto. I suoi libri vengono tradotti e pubblicati dalle Edizioni Voland di Roma.

Il libro: Primo sangue, infanzia

Patrick è un bambino che ha perso il padre quando quest’ultimo aveva solo venticinque anni (a causa di una mina) e sua madre ha deciso di affidarlo quasi del tutto alla cura dei nonni per dedicarsi a una vita mondana e di divertimenti, serbando il lutto e il dolore senza mai rifarsi davvero una vita.

Il bambino elemosina le attenzioni della madre, ama i nonni materni che lo coccolano e lo viziano e, allo stesso tempo, sente la mancanza di un contatto col mondo, con le cose vere, con amici e natura.

Il cambiamento decisivo nella sua vita ci sarà quando, durante le vacanze estive, frequenterà la famiglia dei nonni paterni, trasferendosi a Pont d’Oye nel loro castello. Qui si confronterà con una ciurma di bambini disobbedienti e indisciplinati (suoi zii più che cugini) che non mancheranno di prenderlo in giro e torturarlo.

Nella “giungla” non contano soldi e privilegi, scoprirà Patrick, sopravvive chi sa lottare meglio, attività necessaria anche per assicurarsi un pasto tutti i giorni.

Al contrario delle aspettative, Patrick si innamora della sua famiglia paterna e torna nel vecchio e ammuffito castello ogni volta che può, persino durante le vacanze di Natale, dove il freddo per poco non lo uccide.

“Sopravvivere all’infanzia restava un esperienza darwiniana per i figli di Pierre Nothomb.”

Una vita

Primo sangue è narrato in prima persona e già dal primo capitolo tiene gli occhi del lettore incollati alle pagine. Siamo nel 1964, in Congo, durante il golpe. Patrick Nothomb si trova di fronte al plotone di esecuzione dopo aver condotto per mesi le trattative di pace, cercando di salvare la vita a millecinquecento ostaggi. 

“Finché regnava la parola, potevo sperare di cavarmela”

La sua vita scorre a ritroso sotto i nostri occhi, in un misto di terrore, pena e dolore, ma anche di gioia e di ironia, che l’autrice padroneggia con estrema disinvoltura.

“Mi portano davanti al plotone di esecuzione. Il tempo si dilata, ogni secondo dura un secolo più del precedente.

Ho ventotto anni.”

Conclusioni

Il libro è pieno di chicche e di dettagli che rendono tutta la storia reale fino alla più piccola lacrima. Consiglio questo libro a chi cerca una biografia e una bella storia, e allo stesso tempo un romanzo vivo e ironico, che non si perde in troppe elucubrazioni e riflessioni.

I temi trattati sono molti: l’affetto familiare, l’educazione, la guerra, la diplomazia, ma l’autrice ci vola sopra, li sfiora senza penetrarli, ce li trasmette ma non ci costringe ad approfondire.

Se siete appassionati di Nothomb o, come me, volete iniziare a scoprire questa autrice, allora Primo sangue non può mancare nelle vostre librerie.

Se te lo sei perso, leggi il mio ultimo articolo: “Letteratura e sesso: scrittori e rapporti perversi“.

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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