Le inseparabili ~ Simone de Beauvoir~ Recensione di Claudia Neri

Le inseparabili – Simone De Beauvoir – Analisi e recensione

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Le Inseparabili è un romanzo di Simone de Beauvoir, inedito, arrivato in libreria ad inizio 2021 grazie alla casa editrice Ponte Alle Grazie, che ha scelto di far conoscere al pubblico questo nuovo romanzo breve della scrittrice francese. E noi ringraziamo gli editori perché questo racconto lungo è un piccolo tesoro da custodire, memoria dolce di un passato che si stacca dal tempo.

Siamo in Francia, poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale e la storia de Le inseparabili è un tratto biografico di Simone de Beauvoir, come molte sue opere. Secondo la “leggenda” fu Jean-Paul Sartre – compagno della scrittrice – a giudicare negativamente il manoscritto, spingendo poi Simone ad abbandonarlo e non tentarne la pubblicazione.

Le inseparabili: storia di un’amicizia

Gli amici sono la linfa della vita, sono la famiglia che ci scegliamo.

Possiamo non andare d’accordo con genitori e fratelli, non trovare l’amore della nostra vita, ma è davvero difficile vivere senza un amico. Tutti i momenti memorabili della vita sono legati all’amicizia e, anche il nostro partner, prima di essere amante, dovrebbe essere il nostro migliore amico.

Il romanzo è narrato dal punto di vista della protagonista Sylvie (che è la scrittrice stessa). In un giorno normale di scuola arriva in classe una nuova alunna diversa dalle altre. Subito il suo fascino attrae la protagonista che diventerà la sua migliore amica.

Andrèe è irriverente, divertente, per niente timida e carica di energia e si poterà dietro queste caratteristiche anche da adolescente.

È impossibile qui, per chi lo ha letto oggi e conosce un po’ la recente editoria italiana, non trovare un’assonanza con L’amica geniale di Elena Ferrante. L’incipit narrativo è molto simile: una ragazzina abituata a pensare a sé stessa come la migliore della classe che si scontra con l’arrivo di un’altra, un elemento esterno che mina il suo territorio per intelligenza e spigliatezza. Una “brava bambina” educata al rispetto, all’educazione e all’obbedienza, che improvvisamente scopre un altro modo di vedere le cose.

Qui però la venerazione e l’ammirazione di Sylvie sono prive di invidia e cattiveria, sentimenti che troviamo invece in Lenù, Elena, protagonista de L’amica geniale.

Simone de Beauvoir alla sua scrivania

Un altro tratto in comune è la rassegnazione dell’animo ribelle ai “doveri sociali”. Sia Andrèe che Lila sono sottomesse a doveri e dogmi familiari, che alla fine non hanno il coraggio di infrangere. La loro vita e le loro azioni spesso stridono, stonano rispetto al loro essere. Le costrizioni sovvertono la loro natura fino alle estreme conseguenze, nell’uno e nell’altro caso.

Le inseparabili

Abbandoniamo ora le similitudini e parliamo di questo romanzo breve così delicato e al contempo così penetrante. Simone de Beauvoir con Le Inseparabili racconta le proprie fragilità e il proprio dolore legati alla perdita di un’amica vera, l’amata Zaza (Andrèe nel romanzo).

L’autrice racconta vari episodi dell’infanzia e della crescita fino all’adolescenza. Fa luce sulla presa di consapevolezza del personaggio di Sylvie, la quale matura più velocemente della sua amica senza riuscire a salvarla da sé stessa.

La trama ruota intorno a due protagoniste dai caratteri divergenti, talvolta opposti, con differenti livelli di forza. L’attenzione si sposta dalla trama e dagli eventi che ci tengono incollati alle pagine allo stato emotivo delle due amiche. Ci alterniamo quindi tra l’analisi di eventi e la riflessione sui sentimenti. Esploriamo il conflitto della crescita da due punti di vista, spesso condividendo sia quello di Sylvie che quello di Andrèe.

Le due amiche crescono e il loro legame si fa più profondo. Sylvie all’inizio è più attaccata all’amica, dipendente da lei. Negli anni diventa più indipendente e il suo amore muta verso un sentimento più consapevole. Al centro della sua vita ritorna lei stessa, ma Andrèe sarà sempre il primo suo pensiero e la preoccupazione più grande.

Zaza e Simone

Dicevamo cose banali, come fanno i grandi; ma capii subito, con stupore e gioia, che il vuoto del mio cuore, il fondo cupo delle mie giornate avevano una sola causa: l’assenza di Andrée. Vivere senza di lei non era vivere.

Simone e Zaza (con un’amica a destra), l’estate prima che Zaza morisse

I nomi veri che dovremmo usare sono Zaza e Simone, le vere Inseparabili. La scrittrice racconterà in diverse sue opere questa amicizia, cercando di esorcizzare il dolore e accettare pacificamente la tragica conclusione della sua amicizia con Zaza.

In questo romanzo breve l’autrice rende omaggio all’amica, come farà più attentamente nella sua opera più famosa, Memorie di una ragazza per bene.

Le condizioni della donna: 1900

Ed eccoci qui. Non posso che non fare appello all’ultimo sentimento che questo romanzo mi ha suscitato: la rabbia. La morte di Zaza è causata da una condizione familiare opprimente e dalla mancanza di libertà.

La ragazza è assillata da doveri familiari che le impediscono di giocare, di stare con l’amica, di uscire, di essere libera, di vivere.

L’autrice Simone de Beauvoir

Mentre la sua vita si spezza tra commissioni, punizioni, Zaza si innamora. E come spesso accade a chi ha un solo appiglio per essere libero e felice, la vita si spezza se l’appiglio si rompe.

In altre condizioni Zaza, questa meravigliosa creatura descritta da Simone, avrebbe vissuto a lungo e felicemente. Forse si sarebbe anche sposata con il suo amore o forse si sarebbero lasciati. Ma chi ha dato ad altri il diritto di scegliere al posto suo? Ancora una volta la risposta non è univoca e i colpevoli sono la Storia, la Cultura, Noi, Loro.

Conclusioni

La narrazione leggera, lo stile pulito, armonico di Simone de Beauvoir non sminuiscono questo romanzo, anzi lo arricchiscono. La storia è piena di sentimenti che a volte ci accarezzano e a volte ci schiaffeggiano.

Simone e Jean Paul Sartre

Facciamo un paragone ricorrente, leggendo, tra le protagoniste e noi, chiedendoci cosa sia cambiato oggi e cosa invece sia rimasto lo stesso. Simbolo dell’emancipazione femminile, la scrittrice mette alla luce in questo romanzo i fatti da cui è nata “la sua lotta”.

Nessuna donna dovrebbe essere autorizzata a rimanere a casa per allevare i suoi figli. La società dovrebbe essere totalmente differente. Le donne non dovrebbero avere quella scelta, precisamente perché se ci fosse una tale scelta troppe donne la farebbero. È un modo di forzare le donne in una certa direzione.

La morte di Zaza ha infatti lasciato un segno indelebile nella scrittrice: probabilmente fino alla sua morte ha conservato il senso di colpa di non essere riuscita a salvare la sua migliore amica. Come ci sentiremmo noi, se ci capitasse una cosa simile?

Te la sei persa? Leggi la recensione della scorsa settimana sul romanzo La rabbia e l’orgoglio di Oriana Fallaci

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