Le mie estati da bambina avevano un odore preciso: crema solare, basilico del balcone, e carta di libri stropicciati. Crescevo a Napoli con quattro fratelli più grandi che lasciavano libri ovunque, e io a sette anni — l’età in cui ho cominciato a leggere sul serio — li raccoglievo tutti, anche quelli troppo grandi per me. C’era sempre una pila instabile sul tavolo del giardino, accanto al bicchiere d’acqua che faceva il giro condensato sulla copertina. Tornavo dal mare, mi sedevo lì sopra in costume, e fino a sera non mi schiodava nessuno. Le pagine si gonfiavano un po’ di sale, prendevano la forma del pollice. Anni dopo, quei libri sono ancora nella libreria di mia madre, con quella deformazione lì.
Per questo, quando arriva giugno e mi chiedete sui social che cosa portarvi in spiaggia, faccio sempre la stessa premessa: questi non sono solo libri leggeri, sono libri leggibili in costume. Non è la stessa cosa. La lettura estiva, per me, non ha mai significato “qualcosa di poco impegnativo”. Significa una storia abbastanza viva da sopravvivere al sole sulla nuca, al bambino che strilla, all’ombrellone che si sposta. Significa libri che ti tengono dentro anche con i piedi nella sabbia. Ecco i dieci che vi consiglio per l’estate 2026: un classico, un noir, un memoir sportivo, due romanzi sudamericani che sono già famiglia. Buona lettura — e poi mi raccontate.
1. L’amica geniale — Elena Ferrante
Si parte da Napoli, ovviamente, perché io da Napoli vengo e perché L’amica geniale è il libro che ho regalato più volte negli ultimi anni. È il primo volume della quadrilogia su Lila e Lenù, due bambine che crescono in un rione povero degli anni Cinquanta, e che si tengono per mano e si fanno male per tutta la vita. L’estate è il momento giusto per cominciarlo perché è un libro-fiume: una volta dentro, vorrai i quattro tomi tutti insieme, e l’estate è uno dei pochi periodi in cui ce la fai. Ferrante scrive un’amicizia femminile che brucia, con una precisione che ti fa male riconoscere. Se siete cresciute con una migliore amica complicata, sappiate che la troverete qui dentro.
2. Le otto montagne — Paolo Cognetti
Lo so, è un libro di montagna e vi sto consigliando libri da spiaggia. Ma sentite: Le otto montagne è esattamente il libro che vi serve quando il caldo si fa insopportabile e vi viene voglia di Dolomiti. È la storia di Pietro e Bruno, due amici che si incontrano in un paesino di alta quota e che si perdono e si ritrovano per trent’anni. Cognetti scrive frasi corte, asciutte, che sembrano respirare aria di duemila metri. È un libro sul tempo, sull’amicizia maschile e sui padri che lasciano addosso le cose che non hanno saputo dire. Lo finirete in tre giorni, e poi vi verrà voglia di prendere un treno per Aosta.
3. La verità sul caso Harry Quebert — Joël Dicker
Qui c’è il noir della lista, e lo metto con una piccola confessione: io i gialli non li amo. C’è una sola eccezione storica, Agatha Christie, ma di tanto in tanto un thriller ben costruito mi cattura lo stesso, e Harry Quebert è uno di quelli. Un giovane scrittore in crisi d’ispirazione torna nel paese del suo mentore, accusato dell’omicidio di una ragazzina di quindici anni avvenuto trent’anni prima. Da lì si apre un meccanismo a scatole cinesi che Dicker controlla con un mestiere quasi sfacciato. Si legge a velocità folle, ed è perfetto per quei pomeriggi in cui non avete voglia di pensare ma volete comunque essere portati da qualche parte. È il libro che vedrete passare di mano in mano sotto gli ombrelloni.
4. Una vita come tante — Hanya Yanagihara
Adesso un avvertimento serio: Una vita come tante è il libro più duro di questa lista. Non lo metto perché è “estivo”: lo metto perché è di quei mattoni da mille pagine che senza l’estate non si trovano il tempo di affrontare. È la storia di quattro amici a New York, ma soprattutto di uno di loro, Jude, e di un trauma che gli abita dentro. Yanagihara è bravissima e crudele insieme. Vi farà piangere in spiaggia con gli occhiali da sole, e va bene così: ogni tanto serve un libro che ci ricordi quanto possiamo sopportare per qualcuno che amiamo. Consigliato a chi non ha paura di stare male per cinque sere consecutive.
5. La signora Dalloway — Virginia Woolf
Il classico della lista. La signora Dalloway racconta una sola giornata di giugno a Londra, vista dalla testa di Clarissa Dalloway mentre prepara una festa. Sembra non succedere niente, e invece succede tutto: la guerra che è appena passata, gli amori non vissuti, la morte che attraversa la città. Lo consiglio adesso per due ragioni. La prima è personale: Woolf è una delle scrittrici a cui torno periodicamente, e d’estate la sua frase lunga e ondeggiante si sente meglio. La seconda è una data: il 16 giugno è il Bloomsday, e anche se quella ricorrenza è di Joyce, io ne approfitto sempre per rimettere mano alla Bloomsbury. Leggetelo piano. Non è un libro da inghiottire, è un libro da respirare.
La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei.
Comincia così. Una frase, e siete dentro.
6. Norwegian Wood — Tokyo Blues — Haruki Murakami
Il Murakami più “normale”, senza gatti parlanti e senza universi paralleli. È un romanzo di formazione triste e bellissimo: Tōru ricorda gli anni dell’università a Tokyo, gli amici persi, due donne che ha amato in modo opposto. C’è la musica dei Beatles che gira sempre, c’è la pioggia, c’è la malinconia tipica di Murakami che vi entra sottopelle. È il libro perfetto per le serate di fine luglio, quando il caldo cala e vi sedete fuori da soli, e vi viene voglia di pensare a chi eravate a vent’anni. Lo lessi io stessa intorno ai vent’anni, e ogni volta che lo riapro è come ritrovare qualcuno.
7. Il colibrì — Sandro Veronesi
Premio Strega 2020, ed è uno di quei romanzi italiani contemporanei che meritano davvero il rumore che hanno fatto. Il colibrì segue la vita di Marco Carrera saltando avanti e indietro nel tempo, e racconta una famiglia, dei lutti, un amore che resta sospeso per decenni. Veronesi ha una scrittura piena, generosa, che si concede divagazioni e non ha paura di commuovere. Se cercate un romanzo italiano corposo ma che gira bene, è questo. È anche la dimostrazione che la nostra narrativa contemporanea sa essere ambiziosa senza diventare pesante. Dopo averlo letto, parlatene con qualcuno: è uno di quei libri che chiedono di essere discussi.
8. Cento anni di solitudine — Gabriel García Márquez
Eccoci al cuore della lista. Cento anni di solitudine è uno di quei libri che dovremmo leggere tutti almeno una volta, e l’estate è il momento per farlo. È la saga della famiglia Buendía in sette generazioni, nel villaggio immaginario di Macondo, ed è il libro che ha definito quello che chiamiamo realismo magico. García Márquez fa convivere fantasmi, insonnie ereditarie, pioggia che dura cinque anni, e una tenerezza per i suoi personaggi che non si trova quasi più. Va letto piano, segnando i nomi su un foglio — gli Aureliano e i José Arcadio si moltiplicano come zanzare, e ci si perde con gioia. Se l’avete cominciato tre volte senza finirlo, riprovateci adesso: in spiaggia funziona.
Molti anni dopo, di fronte al plotone d’esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.
Uno degli incipit più belli del Novecento.
9. La casa degli spiriti — Isabel Allende
Lo metto subito dopo García Márquez perché sono parenti, e perché se Cento anni di solitudine vi è piaciuto, La casa degli spiriti vi terrà compagnia per i venti giorni successivi. È la saga della famiglia Trueba in un Cile che diventa il Cile di Pinochet, attraversata da donne fortissime — Clara la chiaroveggente, Blanca, Alba — e da un patriarca, Esteban, che è uno dei personaggi più complessi che mi sia capitato di leggere. Allende ha una scrittura più calda e più piena di pancia rispetto a García Márquez, ma la stessa capacità di farti sentire dentro una famiglia. È un libro che parla di donne, di politica e di memoria, ed è uno di quelli che porto sempre con me quando vado in vacanza lunga.
10. Open — Andre Agassi
E chiudo con il memoir, perché ogni lista estiva ha bisogno di una voce vera che non sia un romanzo. Open è l’autobiografia di Andre Agassi, scritta a quattro mani con un giornalista premio Pulitzer, ed è una delle migliori autobiografie sportive mai pubblicate. Comincia con una frase che vi spiazzerà — Agassi odiava il tennis, lo dice subito e lo dice davvero — e da lì racconta un’infanzia messa in mano a un padre ossessionato, le vittorie, le sconfitte, la dipendenza, Steffi Graf. Anche chi non sa niente di tennis lo legge tutto d’un fiato. Lo consiglio a chiunque pensi che sia troppo tardi per cambiare strada: Agassi spiega, con una franchezza disarmante, che non lo è mai.
Buona estate, e buona lettura
Dieci libri, sette nazionalità diverse, almeno tre lacrime garantite. Non li ho messi in ordine di preferenza: li ho messi nell’ordine in cui me li immagino sotto l’ombrellone vostro, da quello che apri il primo giorno a quello che ti accompagna fino a settembre. Se cominciate ora, qualcuno ce lo fate stare di sicuro. Anzi — fatemi sapere quali. Trovate me e i consigli di lettura, le recensioni e i racconti del blog su Instagram a @parole.mute: passate, lasciate il vostro titolo del cuore nei commenti, e diteci che cosa avete in valigia per l’estate 2026. Le liste migliori, ogni anno, le scriviamo insieme. Buona lettura a tutti!



