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Come costruire una routine di lettura in autunno: 7 consigli – Articolo – Claudia Neri

L’autunno, per chi ama leggere, non è solo una stagione: è un invito. Le giornate si accorciano, la luce si fa dorata verso le cinque del pomeriggio, torna la voglia di stare in casa con qualcosa di caldo tra le mani. Settembre in particolare ha quell’aria da “capodanno segreto” che ci fa venire voglia di ricominciare — la palestra, il corso di francese, il diario. E i libri.

Io ogni anno faccio i conti con la stessa cosa: l’estate ho letto poco. O ho letto male, saltando da un titolo all’altro senza finire niente, addormentandomi sotto l’ombrellone dopo tre pagine. A settembre mi ritrovo con una pila di libri iniziati e non digeriti, la voglia di rimettermi in pari e zero idea di come. Negli anni ho capito che una routine di lettura in autunno non nasce da sola: va costruita, con calma, un pezzetto alla volta. Ecco i sette consigli che a me hanno funzionato — sono sicura che qualcuno funzionerà anche a te.

1. Un’ora fissa, mattina o sera

La prima regola è la più noiosa e la più efficace: scegli un’ora e difendila. Non “quando riesco”, non “quando ho un attimo”: un’ora precisa, uguale ogni giorno. Il cervello ha bisogno di sapere che a quell’ora si legge, come sa che alle otto e mezza si fa colazione.

Io ho provato a lungo la sera, poi ho scoperto che la sera dopo il lavoro sono cotta e finisco per rileggere la stessa riga tre volte. Adesso mi sveglio quaranta minuti prima e leggo con il primo tè della giornata, con la gatta sul divano che si lamenta perché è ancora buio. È diventato un rito. Se sei una persona che la sera si accende, invece, il letto è il tuo posto: mezz’ora di libro prima di spegnere la luce vale più di un’ora di scroll.

Non serve un’ora intera. Anche venti minuti fissi, tutti i giorni, in autunno diventano un libro al mese. Fai i conti: sono dodici libri l’anno partendo da zero.

2. Un solo libro alla volta

Lo so, è il consiglio che nessuno vuole sentire. Anch’io ho attraversato la fase “cinque libri contemporaneamente, uno per stanza”. La verità è che quasi sempre non li finivo. Ne portavo a termine uno, gli altri quattro restavano lì a rimproverarmi dal comodino per mesi.

Regola nuova, dallo scorso autunno: un libro alla volta, e non se ne apre un altro finché quello non è chiuso. Fanno eccezione i saggi molto densi — quelli sì, si possono affiancare a un romanzo, perché richiedono un tipo diverso di attenzione. Ma tra due romanzi, mai. Ti perdi le voci, confondi i personaggi, e alla fine non ti resta bene addosso nessuno dei due.

C’è anche una questione di rispetto per il libro, se vuoi. Un romanzo ti chiede di stare dentro il suo mondo. Se lo tradisci ogni tre pagine con un altro, non gli stai davvero dando quello che ti chiede.

3. Un posto solo per leggere

Il cervello associa i luoghi ai comportamenti. Se in poltrona guardi Netflix, in poltrona il tuo cervello si mette in modalità Netflix — ha voglia di serie, non di romanzi russi. Per questo funziona avere un posto dedicato alla lettura, e usarlo solo per quello.

Da me è un angolo del divano vicino alla finestra, con una lampada che accendo apposta e un plaid che uso solo lì. Non è niente di scenografico. È una zona di due metri quadrati che il mio cervello ha imparato a riconoscere come “qui si legge”. Basta sedermi e la testa si prepara.

Se vivi in una casa piccola — a Napoli lo capisco benissimo — può bastare anche solo una lampada dedicata, o un cuscino specifico che tiri fuori quando è ora di libro. L’importante è il segnale: non il metraggio.

4. La regola delle 20 pagine

Questa mi ha salvato letteralmente decine di libri. La regola è semplice: quando inizi un libro nuovo, impegnati a leggere almeno venti pagine di fila, senza distrarti, senza guardare il telefono, senza mollarlo perché “non mi prende”. Venti pagine, e poi decidi.

Quasi tutti i libri hanno un attacco lento. Zafón ci mette un capitolo intero a farti entrare, Dostoevskij ci mette cento pagine. Se abbandoni al primo sbadiglio, ti perdi le cose migliori. Le venti pagine servono a dare al libro una possibilità reale prima del verdetto.

Vale però anche il contrario: se dopo cinquanta o sessanta pagine non ti sta dicendo niente, sei autorizzato a lasciarlo. Nessuno ti obbliga a finire quello che hai iniziato. La vita è corta e i libri sono tantissimi.

5. Il libro in borsa, sempre

I tempi morti in autunno sono ovunque: la fila alla posta, i quindici minuti in metro, l’attesa dal medico, il caffè che aspetti al bar. Se in borsa hai un libro, quei minuti diventano lettura. Se non ce l’hai, diventano scroll.

Io in borsa il libro ce l’ho sempre, anche quando sono sicura di non riuscire a leggere. La cosa curiosa è che spesso non lo apro — ma le volte che lo apro sono quelle in cui recupero venti, trenta pagine senza accorgermene. Un intero romanzo l’anno scorso l’ho letto quasi tutto sulla Circumvesuviana.

Se l’idea di portarti dietro un mattone di 600 pagine ti frena, considera un e-reader piccolo, oppure tieni in borsa i libri sottili. Ma il principio non cambia: fuori casa senza libro, mai.

6. Silenzio o rumore bianco?

Su questo devi fare la tua prova personale. Ci sono lettori da silenzio assoluto e lettori che hanno bisogno di un sottofondo per non essere distratti dai propri pensieri. Nessuno dei due modi è più giusto: sono cervelli diversi.

Io sono di scuola mista. Con i romanzi impegnativi — un Dostoevskij, un Bulgakov — voglio silenzio, o al massimo la pioggia vera fuori dalla finestra, che in autunno a Napoli aiuta parecchio. Con la narrativa più leggera invece funziono meglio con del rumore bianco: playlist di caffè parigino, pioggia registrata, camino che scoppietta. Su YouTube ne trovi a chili.

Quello che non funziona quasi mai è la musica con parole. Il cervello prova a decodificarle e le sottrae alla pagina. Se proprio ti serve musica, meglio strumentale — colonne sonore, classica, jazz senza voce.

7. Il diario di lettura

Ultimo, e per me è quello che fa la differenza tra “leggere per passare il tempo” e “leggere con testa”. Tieni un diario di lettura. Non deve essere niente di ambizioso: un quaderno qualsiasi, un file sul telefono, una nota vocale la domenica sera. L’importante è fissare qualcosa di ogni libro finito.

Io mi segno il titolo, la data in cui l’ho chiuso, un voto da 1 a 10 e tre o quattro righe: che cosa mi ha lasciato, una frase che ho sottolineato, a chi potrei consigliarlo. Alla fine dell’anno ho una mappa precisa dell’anno di lettura, e — cosa che non immaginavo — mi accorgo dei fili che collegano libri diversi, di temi che mi sono cercata inconsciamente per mesi.

Il diario ha anche un secondo effetto: sapendo che dovrai scrivere qualcosa, leggi con più attenzione. Non sto dicendo di leggere per il diario. Sto dicendo che il diario ti costringe gentilmente a non consumare i libri come si consumano le patatine.


Queste sono le sette cose che a me, negli anni, hanno trasformato la lettura da “quando riesco” a un pezzo di giornata su cui posso contare. Non è che le applico tutte con religiosa disciplina — a volte la routine salta, a volte l’autunno si porta via anche la voglia di leggere. Ma se anche solo tre di questi consigli entrano nelle tue giornate, quest’anno arrivi a Natale con qualche libro in più chiuso alle spalle e la sensazione, bella, di aver ripreso in mano una cosa tua.

Se hai una tua routine di lettura che funziona — un rito, un posto, un’ora, un trucco — mi piacerebbe leggerla. Scrivimi in DM su Instagram, mi trovi come @parole.mute: raccogliamo idee tra lettrici e lettori, e magari ne viene fuori un altro pezzo tutto vostro. Buona lettura, e buon autunno.

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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