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Come ritrovare il tempo per leggere quando lavori troppo: 7 consigli – Articolo – Claudia Neri

C’è stata una sera, qualche mese fa, in cui ho aperto il comodino e mi sono accorta che il libro sopra era lo stesso da settimane. Stessa pagina, stesso segnalibro, stessa polvere intorno. Eppure quel giorno avevo letto: due newsletter, sei thread, decine di didascalie su Instagram, un articolo lungo a metà. Avevo letto molto e non avevo letto niente. Lavoro nel marketing, le giornate si riempiono in fretta di parole altrui, e a un certo punto mi sono detta: se non torno a leggere davvero, una pagina dopo l’altra, mi perdo qualcosa di importante. Soprattutto perdo me stessa di vista.

Da allora ho cambiato qualche piccolo rito. Niente di eroico, niente sveglie alle cinque, niente “venti libri in un mese”. La verità è semplice e poco sexy: leggere venti minuti al giorno è meglio che leggere tre ore una volta al mese. Accettatelo. Non ci sarà mai il weekend libero in cui finalmente vi sedete in poltrona con il romanzo che vi aspetta da gennaio. Ci sono solo questi pomeriggi spezzati, questi treni, questi dieci minuti prima di dormire. Imparare a usarli è tutto.

Se anche voi avete la sensazione di non riuscire più a trovare tempo per leggere, ecco i sette consigli che hanno funzionato per me. Non sono regole di produttività, sono piccole cose pratiche.

1. Tenete un libro fisico sul comodino. Non sul telefono

Lo so, l’ebook è comodissimo e ne ho uno anch’io. Ma se sul comodino c’è il telefono, leggerete il telefono. Non c’è forza di volontà che tenga: l’oggetto che hai a portata di mano è l’oggetto che usi. Mettete un libro di carta vicino al cuscino. Anche solo per la differenza di gesto, di peso, di odore, sceglierete più spesso lui. È una regola stupida e funziona meglio di mille app di “screen time”.

Bonus: se il libro è uno di quelli a cui tenete molto — per me è stato L’ombra del vento di Zafón, di nuovo, per la terza volta — il richiamo è ancora più forte.

2. Sfruttate i tempi morti veri, non quelli finti

I tempi morti finti sono i cinque minuti tra una riunione e l’altra: lì lavora ancora il cervello, non riuscireste a entrare in un romanzo neanche volendo. I tempi morti veri sono quelli in cui state aspettando qualcun altro: la fila alla cassa del supermercato, la sala d’attesa del medico, l’autobus che non arriva, i venti minuti prima dell’appuntamento perché siete arrivate in anticipo (succede).

In quei buchi, di solito, prendiamo Instagram. Provate a fare l’esatto contrario: tenete un libro piccolo nella borsa, sempre. Cinque pagine alla cassa, dieci in sala d’attesa, tre in metro. A fine settimana sono cento pagine in più, senza aver tolto un minuto a nient’altro.

3. Smettete di finire i libri che non vi piacciono

Questa è la regola che ha cambiato di più la mia vita di lettrice. Non è obbligatorio finire un libro. Non lo è mai stato. Se a pagina sessanta non vi sta dicendo niente, lasciatelo. La scuola ci ha addestrate al senso di colpa del libro abbandonato, ma fuori dalla scuola siamo lettrici adulte: il tempo è poco, i libri belli sono tanti, e ogni pagina passata a soffrire dentro un romanzo che non vi prende è una pagina rubata a un romanzo che vi avrebbe cambiato la giornata.

La libreria è piena di libri che non finirò mai. Mi sono fatta pace. Consiglio anche a voi di farla.

4. Leggete a voce alta a qualcuno

Sembra una cosa da bambini, e in parte lo è. Ma leggere ad alta voce a una persona che vi vuole bene — un partner sul divano, un nipote piccolo, un’amica al telefono, un genitore anziano — è uno dei modi più sottovalutati per rientrare nella lettura. Cambia il ritmo, vi obbliga a stare dentro la frase, e per qualche motivo che non so spiegare funziona anche come anti-stress: dopo dieci minuti il fiato si è abbassato, la giornata è uscita dal corpo.

Provate con un racconto breve di Čechov, o con Benni quando volete ridere. È un’esperienza diversa dalla lettura silenziosa, e per chi lavora troppo è quasi terapeutica.

5. La regola dei dieci minuti prima di dormire — non negoziabile

Solo dieci. Non un’ora. Non “fino a quando non crollo”. Dieci minuti, cronometrati se volete, di lettura prima di spegnere la luce. Funziona per tre ragioni: è breve abbastanza da non far paura (“non ho tempo” non vale per dieci minuti), è lunga abbastanza per entrare davvero in una scena, e sostituisce lo scroll serale che ci tiene svegli fino all’una.

Per renderla davvero non negoziabile, mettetela tra le cose che fate prima di lavarvi i denti, non dopo. Dopo siete già in fase “letto”, e cade tutto. Prima, invece, regge.

6. Usate un segnalibro fisico. Inventatevi un rito

L’orecchia alla pagina è un crimine letterario di cui sono colpevole anch’io, ma da quando uso un segnalibro vero — quelli stampati dalle librerie indipendenti, o anche solo un biglietto del treno — la mia testa registra meglio “ho letto, ho smesso qui, riprendo da qui”. Sembra niente, è invece il piccolo gancio che fa tornare al libro il giorno dopo.

Aggiungeteci un rito minimo: una tisana, una candela, la gatta sulle ginocchia (la mia si chiama come una vecchia signora russa e pesa più di un atlante). Il rito non serve al libro, serve a voi: dice al cervello “ora è il momento”. E il cervello, sorprendentemente, obbedisce.

7. Quando siete in crisi, tornate ai libri brevi

I periodi di troppo lavoro non sono il momento per affrontare I fratelli Karamazov. È il momento per i libri brevi, le raccolte di racconti, le novelle, la poesia. Il cuore di un cane di Bulgakov, i racconti di Čechov, Una donna di Annie Ernaux, L’amica geniale (ok, non è brevissimo, ma le frasi corrono).

Un libro breve si finisce. E finire un libro, dopo settimane in cui non ne avete finito uno, vi rimette in carreggiata. È la lettrice che torna a fidarsi di sé. Da lì in poi diventa più facile riprendere anche i mattoni che state aspettando di leggere da anni.

Una piccola chiusura

Nessuno di questi consigli è rivoluzionario. Sono tutti piccoli, banali, quasi imbarazzanti nella loro semplicità. Ma è proprio questa la cosa: trovare tempo per leggere, quando si lavora troppo, non è una questione di disciplina ferrea. È una questione di togliere ostacoli, abbassare le aspettative, smettere di pretendere “la serata perfetta” che non arriverà.

Ognuna di noi, poi, ha il suo trucco. Scrivetemelo nei commenti — sono curiosa di sapere il vostro. E se vi va, seguite @parole.mute su Instagram: lì pubblico recensioni, consigli di lettura e racconti, e ogni tanto chiedo proprio queste cose alle persone che mi leggono.

Buona lettura.

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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