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7 scrittrici italiane contemporanee da scoprire subito – Articolo – Claudia Neri

A un certo punto, guardando la libreria di casa, mi sono accorta che qualcosa era cambiato. Tra i Dostoevskij con la costa consumata, le edizioni di Zafón che mi porto dietro dall’università e i Benni che ho regalato e ricomprato più volte, si era fatto largo un piccolo esercito di nomi italiani al femminile. Michela, Rosella, Veronica, Viola, Nadia, Igiaba, Claudia (sì, l’omonima). Non era un caso: erano gli anni in cui ho iniziato a cercare scrittrici italiane contemporanee, voci che parlassero la mia lingua – quella di oggi – senza addolcirla.

Questa non è una classifica e non vuole esserlo. Sono sette ingressi diversi alla narrativa italiana al femminile degli ultimi vent’anni, sette porte da cui entrare se hai voglia di uscire dai soliti nomi. Ognuna di queste autrici ha un timbro suo, riconoscibile al primo paragrafo. Comincia da quella che ti somiglia di più – o da quella che ti somiglia di meno, se hai voglia di farti scuotere un po’.

1. Michela Murgia — Tre ciotole

Metto Michela Murgia al primo posto e non è un caso. Tre ciotole è uscito nel maggio 2023, pochi mesi prima che se ne andasse: è l’ultimo libro che ha scritto, ed è impossibile leggerlo oggi separandolo da quella circostanza. Sono dodici racconti che lei stessa ha definito “rituali per un anno di crisi”. Si apre con Marta, una donna che riceve una diagnosi e da quel momento riorganizza tutto – il cibo, i gesti, gli affetti – intorno a tre ciotole quotidiane. Murgia scrive con la precisione tagliente di chi non ha più tempo da perdere: niente sentimentalismo, niente teatro, solo la verità nuda di un corpo che cambia e di una donna che continua a scegliere chi essere fino all’ultimo. È un libro a cui ho voluto dedicare un pezzo a parte qui sul blog, perché mi sembrava ingiusto liquidarlo in un paragrafo: se vuoi, trovi nell’archivio l’articolo dedicato a Tre ciotole. Lo consiglio a chi ha bisogno di una scrittura che non consoli ma accompagni, e a chi vuole capire perché Murgia ci manca così tanto – non solo come scrittrice, ma come voce pubblica. Se è il tuo primo libro suo, leggi subito dopo Accabadora: è dove tutto è cominciato.

2. Rosella Postorino — Le assaggiatrici

Postorino ha una capacità rara: prendere la Storia con la S maiuscola e farla entrare dentro una stanza. Le assaggiatrici racconta di Rosa Sauer, una delle donne incaricate di assaggiare il cibo di Hitler prima che fosse servito al Führer. Ogni boccone poteva essere veleno. Postorino non fa il film di guerra, non gira mai la macchina da presa verso il fronte: resta nella cucina, nei corpi delle assaggiatrici, nella paura quotidiana che a un certo punto diventa una specie di routine. È un libro che ho letto in pochi giorni e che mi ha lasciata pensierosa per settimane. Da consigliare a chi ama i romanzi storici scritti dalla parte del corpo, non delle date, e a chi ha amato cose come Suite francese di Némirovsky. Se ti conquista, prova anche Mi limitavo ad amare te e Lo splendore: le sue ossessioni ricorrono, e si capisce meglio da dove guarda il mondo.

3. Veronica Raimo — Niente di vero

Veronica Raimo è la voce che mi mancava senza saperlo. Niente di vero è autofiction nel senso più libero del termine: un’infanzia romana, una madre ansiogena fino al ridicolo, un fratello scrittore famoso, una vita che si racconta senza mai compiacersi. La cosa straordinaria è il tono: ironico, tagliente, capace di essere doloroso senza piagnucolare e divertente senza diventare cabaret. Raimo non chiede compassione e non offre morali. Ti porta in casa sua, ti fa accomodare, ti racconta com’è andata, e tu ti accorgi a metà capitolo che stai ridendo di cose che, raccontate altrimenti, sarebbero strazianti. La consiglio soprattutto a chi ama Annie Ernaux (per me un punto di riferimento) ma cerca qualcosa di più ruvido, più ridanciano, più mediterraneo. Se vuoi un’altra porta d’ingresso, Miden è il romanzo precedente e ha tutto un altro respiro.

4. Viola Ardone — Il treno dei bambini

Ardone è napoletana come me, e questo per me non è un dettaglio. Il treno dei bambini racconta una pagina di Storia che in pochi conoscono: i treni che, nel dopoguerra, portarono migliaia di bambini del Sud nelle famiglie di accoglienza del Nord, perché al Sud non c’era da mangiare. La voce narrante è Amerigo, sette anni, e il miracolo del libro è proprio questo: Ardone resta nella sua testa, nel suo italiano sbilenco, nella sua paura e nella sua meraviglia, senza mai svenderlo, senza mai farlo parlare come un adulto. È un romanzo che mi ha commossa molto, di quelli che ti restano addosso anche dopo aver chiuso la copertina. Lo consiglio a chi ama le storie di formazione e a chi vuole capire qualcosa in più del nostro Sud senza retorica. Se ti piace, leggi subito anche Oliva Denaro: stesso passo, stessa forza politica, una protagonista che non si dimentica.

5. Nadia Terranova — Addio fantasmi

Addio fantasmi è uno di quei libri che mi sono trovata a regalare più volte. Terranova ci porta a Messina, dove Ida torna nella casa d’infanzia perché la madre vuole svuotarla prima di venderla. Il padre di Ida è scomparso quando lei era ragazzina: non morto, scomparso, che è un altro tipo di lutto, quello che non finisce mai e non si lascia archiviare. Terranova scrive in un italiano limpido e pieno di luce mediterranea, capace di sostenere il peso del dolore senza farne mai spettacolo. La casa, gli oggetti, la madre, la città che cambia: ogni cosa è trattata con una cura quasi tattile, e si sente che chi scrive non sta osservando da fuori, ma sta sistemando qualcosa anche per sé. Lo consiglio a chi ha vissuto una perdita ambigua – e siamo tante – e a chi ama le storie di Sud che non lo cartolineggiano. Della stessa autrice merita anche Trema la notte.

6. Igiaba Scego — La linea del colore

Se devo nominare una scrittrice italiana che mi ha aiutata a vedere quanto “italianità” sia un concetto plurale, è Igiaba Scego. La linea del colore intreccia due storie: quella di Lafanu Brown, pittrice afroamericana di metà Ottocento in viaggio per l’Europa, e quella di Leila, giornalista italo-somala di oggi che ricostruisce le sue tracce tra Roma, Venezia e gli Stati Uniti. I piani si rincorrono per tutto il libro. Scego scrive con la cultura di chi ha studiato e con la passione di chi ha vissuto, e racconta un’Italia che è già da tempo molto più larga della cartolina che ci raccontano. La consiglio a chi ha voglia di un romanzo storico ambizioso e a chi vuole leggere narrativa italiana che includa tutto il nostro presente. Se è la prima volta che leggi Scego, anche La mia casa è dove sono è un ottimo punto di partenza, più breve e in prima persona.

7. Claudia Durastanti — La straniera

Chiudo con un’omonima, che è già un buon motivo per leggerla. La straniera di Durastanti è un libro inclassificabile: memoir, romanzo familiare, saggio sulla lingua, racconto di migrazione interna e internazionale. Durastanti è figlia di genitori sordi, cresciuta tra Stati Uniti e Basilicata, traduttrice, lettrice fortissima: tutto questo passa nella prosa, che è lavorata con una precisione quasi maniacale. La sua ossessione, in fondo, è una sola: la lingua come patria, l’unica disponibile a chi nei luoghi e nelle case non si è mai sentito davvero a casa. È un libro a cui torno spesso quando mi sembra di aver perso il filo di quello che cerco di fare, scrivendo. Lo consiglio a chi ama Ernaux, a chi ha vissuto una migrazione (anche solo dentro l’Italia) e a chiunque pensi che la lingua sia molto più di uno strumento.

E l’ottava?

Queste sono sette porte d’ingresso, ma la geografia delle scrittrici italiane contemporanee è molto più larga. Chi avresti messo come ottava? Scrivimela nei commenti, sono davvero curiosa di sapere quale voce sento nominare meno di quanto meriterebbe – qui in libreria c’è ancora spazio sullo scaffale giusto. Nel frattempo, se vuoi altri consigli di lettura, recensioni e qualche racconto, ci trovi su Instagram come @parole.mute. Buona lettura.

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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