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Mamma per caso – Parte 12 – Per te che a luglio non vai in vacanza – Claudia Neri

È luglio, e fa già caldo da settimane. Apri Instagram appena sveglia, prima ancora del caffè, e tutto è spiaggia. Sabbia, parei, bambini con i braccioli, dita ai piedi e cieli rosa al tramonto su scogli che non riconosci. Resti un secondo lì, col telefono acceso e tuo figlio che dorme ancora di là, e ti chiedi una cosa precisa: ma le altre come fanno?

Allora questa lettera, oggi, è per te.

Per te che hai aperto il calendario tre volte, hai contato i giorni di ferie, hai guardato i prezzi, e alla fine hai detto di no — perché tuo figlio è ancora troppo piccolo, perché ti pesa il pensiero di un volo con un bambino di un anno in braccio, perché il sole forte a mezzogiorno su un corpo così piccolo ti fa più paura di un’estate passata in città.

Per te che lo sai già — ti svegli alle sette e mezza anche oggi, prepari la pappa, esci a fare la spesa nelle ore decenti, torni a casa quando il termometro batte i trentasei, e nel pomeriggio il bambino si addormenta sudato anche col condizionatore acceso a venti.

Per te che hai detto a tuo marito vai tu, se ti va, vai con i tuoi amici, vai a quel matrimonio in Sicilia, vai quattro giorni a Ponza. E adesso lui è partito, ti scrive una foto al tramonto, e tu sei contenta per lui e nello stesso istante senti un peso allo stomaco. Te lo dico io come si chiama: si chiama tempo. È il tuo tempo che, a parità di stanchezza, non si apre nello stesso modo. Si chiama anche, diciamolo, una piccola, vecchia, ingiusta asimmetria — quella per cui a un padre il mondo concede ancora di staccare per quattro giorni senza che nessuno gli chieda davvero come fa il figlio senza di lui, mentre se fossi tu a partire la stessa domanda salterebbe fuori da almeno tre bocche diverse prima ancora che tu arrivi ai controlli del gate.

Per te che lavori. Per te che hai ripreso a giugno, o non hai mai smesso, o lavori da casa con un bambino di un anno che ti tira la maglietta mentre rispondi alle mail. Per te che a luglio quindici giorni filati sono impossibili, perché c’è il cliente, perché c’è la stagione, perché c’è la scadenza, perché chi se non te.

Per te che hai provato comunque a partire, l’anno scorso, con il bambino piccolissimo, e adesso lo sai con la lucidità di chi ci è passata: la vacanza con un figlio di un anno è la tua vita di sempre, trasportata di peso in un posto dove il letto è altrui, gli orari sono altri, la crema non sai più dove l’hai messa, e perfino il mare bellissimo costa fatica perché lui si addormenta proprio quando volevi farti il bagno.

Per te che hai un figlio più grande e a luglio resti per altri motivi — perché il marito viaggia per lavoro, perché tua madre quest’anno è lontana, perché i conti sono tirati, perché qualcuno in famiglia ha bisogno e quel qualcuno sei tu a tenerlo in piedi.

Per te che resti, e ogni tanto pensi di essere l’unica.

Sei in tanta compagnia, te lo prometto. Io non parto. Leo ha appena compiuto un anno e di metterlo su un aereo verso un posto caldo, adesso, è fuori discussione. Faremo qualche giorno di mare vicino casa, andremo a trovare i nonni, useremo le mattine presto e i tramonti — quel pezzettino di giornata in cui il Sud regala ancora una luce buona. Il resto sarà casa, lavoro, biberon, condizionatore, una doccia fresca prima di andare a letto.

E va bene così, davvero. È la vita reale di un’estate con un figlio piccolo, ed è la stessa vita che tante di noi stanno vivendo esattamente come te in questo momento, mentre apri Instagram alle sette del mattino e ti chiedi se sei sola.

Te lo voglio dire come lo direbbe una sorella a un’altra sorella: le madri che a luglio non vanno in vacanza sono molte di più di quelle che vedi sotto l’ombrellone in feed. Lavorano, organizzano, lasciano andare i mariti, restano a casa, scendono al parco alle sette di sera, mettono il bambino sotto la doccia tiepida prima della nanna, e dormono stanche, contente quando il sonno arriva al primo colpo.

Allora il mio augurio per te che resti è uno, e lo dico chiaro: che tu abbia almeno un pomeriggio, in tutta l’estate, in cui qualcuno si prende cura del bambino per quattro ore di fila, e tu fai quello che vuoi tu. Un libro, un caffè con un’amica, un bagno lungo, un’ora di silenzio dentro la tua stessa casa. Niente “goditi i piccoli momenti” come scrivono sulle tazze al supermercato — un pezzo di tempo intero, tuo, ricucito su misura.

E se quel pomeriggio te lo devi organizzare da sola, fallo. Chiamalo. Pretendilo. Sarà la tua piccola, vera vacanza di luglio. E poi ne arriverà un’altra, e un’altra ancora, anche dentro le estati in cui sembra di non andare da nessuna parte.

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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