Sono a Napoli, è il 29 di luglio, e in cucina il termometro segna trentasei gradi. La gatta è sdraiata sulle piastrelle del bagno come una pelle di tigre stesa a essiccare, io ho i capelli appiccicati alla nuca e ho appena bevuto il quarto bicchiere d’acqua nell’arco di un’ora. Se anche voi state leggendo questo articolo con il ventilatore puntato dritto in faccia e la maglietta bagnata sulla schiena, siamo nella stessa barca. E se, come me, il vostro istinto di sopravvivenza in questi giorni consiste nel cercare freddo ovunque — nel frigorifero, nella doccia, nell’aria condizionata dei supermercati — allora vi propongo un rimedio che funziona quando tutto il resto ha fallito: leggere libri ambientati al freddo.
Non è una cura vera, lo so. Ma qualcosa succede davvero, quando ti tuffi in un romanzo pieno di neve, di ghiaccio, di taiga e di silenzi bianchi: il corpo si dimentica per un po’ dell’afa, e la mente respira. Ho preparato una lista di dieci titoli che secondo me hanno il potere di abbassarvi la temperatura interna di qualche grado. C’è l’Alaska, c’è la Scandinavia, c’è il Giappone del Nord, ci sono le Alpi. Non ci sono spiagge, non ci sono ombrelloni, non ci sono granite. Promesso.
1. Il bambino di neve — Eowyn Ivey
Alaska, anni Venti. Una coppia di coloni ormai anziani, Jack e Mabel, non è mai riuscita ad avere figli e vive nell’isolamento della frontier con la malinconia addosso. Una sera, quasi per gioco, modellano un bambino di neve davanti alla loro capanna. La mattina dopo, il bambino non c’è più — ma nei boschi comincia a comparire una bambina bionda con una volpe rossa al fianco. Ivey pesca dal folklore russo (la fiaba di Snegurochka) e la ritrapianta in un’Alaska di legno, betulle e silenzi. È il primo libro che consiglio quando qualcuno mi chiede un romanzo che sappia di neve vera, di quella che scricchiola sotto gli stivali. La prosa è calma, quasi assorta, e ha un potere ipnotico che fa dimenticare l’estate al primo capitolo. A me è rimasto dentro per mesi.
2. Into the Wild — Jon Krakauer
Storia vera, e credo che a questo punto la conosciate almeno per sentito dire. Christopher McCandless, ragazzo americano di buona famiglia, laureato brillante, decide di mollare tutto — soldi, macchina, documenti — e sparire nella natura. Il suo viaggio finisce nel 1992 in un autobus abbandonato nella wilderness dell’Alaska, dove morirà di stenti. Krakauer, giornalista e alpinista, ricostruisce la vicenda con un rispetto e un’onestà che a distanza di anni continuano a farmi effetto. Non è un libro di neve scenografica: qui il freddo è quello che ti prende alla gola quando capisci che è troppo tardi, che il fiume che hai attraversato ad aprile ad agosto è diventato una barriera invalicabile. È duro, meraviglioso, e vi farà sembrare l’afa napoletana una benedizione.
3. Miss Smilla e il senso della neve — Peter Høeg
Smilla Jaspersen è mezza danese e mezza groenlandese, vive a Copenaghen e riconosce quaranta tipi diversi di neve perché lei la neve, semplicemente, la capisce. Quando un bambino inuit che abita nel suo palazzo muore precipitando da un tetto ricoperto di neve, lei guarda le impronte e sa immediatamente che qualcosa non torna. Da lì parte un’indagine che dalla Danimarca la porterà fino ai ghiacci della Groenlandia. Non sono di solito una lettrice di gialli — con l’eccezione, sempre, di Agatha Christie — ma questo è un libro che sta dentro al genere solo di sguincio: è soprattutto un romanzo sull’appartenenza, sull’esilio, sul rapporto tra chi il freddo lo ha nel sangue e chi lo ha soltanto addosso. La lettura ideale per un pomeriggio in cui sudate anche stando fermi.
4. Zanna Bianca — Jack London
Alcuni penseranno che sia un libro per ragazzi. Rileggetelo da adulti e mi direte se avevo torto. Nel Klondike della corsa all’oro, un cucciolo per tre quarti lupo e un quarto cane cresce tra fame, gelo e violenza, passa attraverso padroni terribili e uno buono, e alla fine ci racconta più cose sull’essere vivi di quanto facciano molti romanzi “grandi”. London aveva conosciuto lo Yukon in prima persona e le sue pagine sulla taiga in inverno hanno una precisione che ancora oggi lascia senza fiato. Le distese ghiacciate, la fame dei lupi, i fuochi che si spengono nella notte a meno quaranta: mentre lo leggete, giuro, vi verrà voglia di una coperta.
5. Il paese delle nevi — Yasunari Kawabata
Kawabata, premio Nobel per la letteratura nel 1968, ambienta questo romanzo in una stazione termale del Giappone occidentale — quella regione affacciata sul Mar del Giappone dove d’inverno la neve cade a metri, letteralmente. Un uomo di Tokyo, dilettante di balletto, torna più volte a incontrare una geisha di provincia, Komako, in un rapporto che è insieme fragile e struggente. È un libro sottile, fatto di gesti minimi, di specchi appannati dal vapore, di finestre da cui entra il gelo. Non chiedete a Kawabata la trama, chiedetegli l’atmosfera: e l’atmosfera qui è di neve, tanta, spessa, silenziosa. Perfetto per le sere in cui il rumore dei condizionatori del vicinato ha rotto ogni possibilità di quiete.
6. La principessa di ghiaccio — Camilla Läckberg
Torno per un attimo dentro il giallo, e stavolta senza scuse. Fjällbacka è un paesino della costa svedese, di quelli con le case rosse di legno affacciate sul mare. Erica Falck, scrittrice, ci torna dopo la morte dei genitori e trova un’amica d’infanzia morta in una vasca da bagno, congelata. Da lì parte un’indagine che scava nei segreti del villaggio. Läckberg ha costruito con questa serie un piccolo impero, e capisco perché: se il giallo scandinavo non vi ha mai convinto perché lo trovate troppo cupo, questo è più umano, più caldo (paradossalmente) nei personaggi, pur restando gelidissimo nei paesaggi. Buono per un’afosa domenica pomeriggio in cui volete solo un libro che vi tenga inchiodati alla poltrona.
7. Neve, cane, piede — Claudio Morandini
Un libro italiano piccolo e magnifico. Adelmo Farandola vive solo in una baita sulle Alpi, non parla quasi con nessuno, dimentica cose, incontra un cane con cui litiga e fa la pace di continuo. Poi, con lo scioglimento della neve primaverile, dal manto bianco spunta un piede umano. La montagna di Morandini non è quella cartolinesca dei rifugi con lo strudel: è una montagna che fa paura, che isola, che confonde. La prosa è asciutta, ironica, a tratti disturbante. Si legge in un pomeriggio e resta addosso per settimane. Se cercate freddo e letteratura vera, senza uscire dal nostro Paese, cominciate da qui.
8. Neve — Orhan Pamuk
Kars, città della Turchia orientale al confine con l’Armenia e la Georgia, sepolta da una tempesta di neve che la isola dal resto del mondo. Ka, poeta turco tornato dall’esilio in Germania, arriva per indagare su una serie di suicidi di giovani donne. Nei quattro giorni in cui la città resta bloccata dalla neve, dentro Kars si consuma un colpo di stato in miniatura, mentre Ka si innamora, scrive poesie, e cerca di capire da che parte stare. È il libro più politico e ambizioso della lista, forse anche il più impegnativo. Ma la sensazione di una neve che cade senza fermarsi mai, di una città chiusa in una bolla bianca, vi accompagnerà per tutta la lettura. Pamuk è un Nobel per una ragione.
9. Le otto montagne — Paolo Cognetti
Pietro cresce a Milano, ma passa tutte le estati con i genitori in un paese di poche case ai piedi del Monte Rosa. Lì incontra Bruno, l’unico ragazzino della sua età, e nasce un’amicizia che durerà tutta la vita, con i suoi silenzi, le sue distanze, le sue riprese. Non è un libro di neve invernale in senso stretto — è un libro di montagna, di ghiacciai, di quote alte dove d’estate fa freddo lo stesso e il sole ti brucia mentre il vento ti taglia. È uno dei libri italiani più amati dell’ultimo decennio e capisco perché: parla di padri, di amicizia maschile, di fedeltà ai luoghi. Io l’ho letto in treno in una giornata rovente ed è stato come mettere la testa sotto un rubinetto di acqua fredda.
10. Il richiamo della foresta — Jack London
Chiudo con un altro London, e non me ne pento. Buck è un cane di grossa taglia che vive tranquillo in una fattoria in California finché non viene rubato e venduto come cane da slitta nel Klondike. Da lì comincia la sua trasformazione: da cane addomesticato a creatura che riscopre, un istinto alla volta, l’antico richiamo del lupo. È il gemello luminoso di Zanna Bianca e per certi versi il suo esatto contrario: uno è la civiltà che diventa natura, l’altro è la natura che si piega alla civiltà. Le pagine sulle piste ghiacciate, sulle mute di cani, sulle notti sotto l’aurora boreale sono di una potenza che non è invecchiata di un giorno. Il libro perfetto per l’ultima notte d’agosto, quando volete già essere altrove.
Se siete arrivati fin qui senza aver acceso il condizionatore, complimenti: significa che almeno un po’ la lista ha funzionato. Io me ne torno dalla mia gatta, che nel frattempo si è trasferita sulle piastrelle del corridoio, e mi metto sotto la doccia per la seconda volta oggi. Voi scegliete uno di questi dieci titoli, portatelo con voi in spiaggia o sotto il ventilatore, e fatemi sapere se anche a voi la neve ha fatto un po’ di ombra dentro la testa. Buona lettura — e se avete voglia di altri consigli, recensioni e racconti, ci trovate su Instagram: @parole.mute.



