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Mamma per caso – Essere mamma Montessori: 5 consigli pratici per bambini di un anno – Claudia Neri

Ieri sera Leo era in cucina con me, seduto per terra, e aveva davanti un mestolo di legno, una pentola vuota e un mucchietto di tappi di sughero che tengo in una scatola apposta per lui. L’ho guardato per venti minuti buoni mentre metteva i tappi nella pentola, li tirava fuori, li rimetteva dentro, tirava fuori il mestolo, dava un colpo alla pentola, ascoltava il rumore, rideva da solo. Non c’era nessuna app che si accendeva, nessuna canzoncina in sottofondo, nessun pulsante rosso lampeggiante. C’era solo un bambino di quattordici mesi che stava facendo un lavoro enorme, e io che finalmente stavo imparando a non interromperlo.

Ho conosciuto Maria Montessori come tante di noi, un po’ di studi universitari, un po’ di libri divorati in gravidanza, un po’ di scrolling notturno nei mesi di allattamento. Non mi definirei una “mamma Montessori” nel senso puro, dogmatico del termine, perché non ho né la struttura né la vocazione per farlo alla lettera. Ma alcuni suoi principi hanno cambiato davvero il modo in cui guardo Leo, e soprattutto il modo in cui gli sto accanto senza soffocarlo. Se anche voi vi state affacciando a questo mondo, o se state cercando un modo per rendere più sensata la casa in cui vive un bambino piccolo, ecco cinque cose che ho provato con lui e che vengono direttamente dal metodo. Ognuna con il perché.

1. Preparate l’ambiente prima di preparare il bambino.
Il primo vero principio montessoriano è quello dell’ambiente preparato: se il bambino è messo in uno spazio pensato per lui, scientificamente organizzato, ogni bambino accende naturalmente il proprio interesse ad apprendere, sperimentare, portare a termine le attività iniziate (così lo formula l’Opera Nazionale Montessori nei suoi documenti divulgativi 0-3 anni). Nella pratica significa mettersi a carponi in soggiorno e guardare la casa dall’altezza del bambino. Cosa vede? Cosa può raggiungere? Cosa gli è vietato per motivi seri e cosa invece potrebbe essere alla sua portata? Da noi ha voluto dire mensoline basse con due o tre giochi alla volta (non venti tutti insieme), una cesta di libri sul pavimento, uno specchio all’altezza del suo viso in camera, un piccolo tavolino dove ora, ogni tanto, mangia un pezzo di pane da solo.

2. Lasciate che si muova. Sul serio.
Maria Montessori parla di periodo sensitivo del movimento: dalla nascita fino ai due-tre anni il bambino ha una sensibilità speciale verso il muovere la testa, le mani, i piedi, il gattonare, l’alzarsi in piedi. Il movimento, scriveva, è al tempo stesso condizione e risultato dello sviluppo psichico. Tradotto in vita reale: meno box, meno girelli, meno seggioloni per intere giornate. Più tempo sul pavimento. Da quando Leo ha imparato a gattonare abbiamo tolto quasi tutti gli ostacoli inutili nel corridoio, e lui passa ore a spostarsi, aggrapparsi ai divani, cadere, rialzarsi. So che è una scelta faticosa perché richiede di sorvegliare invece di contenere, e capisco benissimo chi il box lo usa perché deve cucinare o rispondere a una mail (io la prima); ma quando si può, dategli spazio. Lo sviluppo passa da lì.

3. “Aiutami a fare da solo”.
Questa è la frase più famosa di Montessori e non a caso: nasce dall’osservazione che il bambino chiede silenziosamente all’adulto di essere accompagnato, non sostituito. Nei suoi scritti c’è un passaggio che rileggo spesso — insegnare a un bambino a mangiare, a lavarsi, a vestirsi è un lavoro molto più lungo, difficile e paziente che non imboccarlo, lavarlo e vestirlo al posto suo. A quattordici mesi, per Leo, questo vuol dire un cucchiaio in mano anche se il pavimento diventa una scena del crimine, un bicchierino piccolo di vetro vero (sì, di vetro, perché se cade lo sente) per bere l’acqua, un tentativo di infilare da solo il calzino dopo il bagno. È lento. È sporco. È molto più comodo fare tutto noi. Ma ogni volta che facciamo al posto suo, gli togliamo un’occasione di sentirsi capace.

4. Materiali veri, non luminosi.
Il principio del realismo dei materiali è centrale: nella pedagogia Montessori i giocattoli devono essere radicati al reale, in legno, stoffa, metallo, ceramica, con pesi e trame diverse, perché il bambino conosce il mondo con tutto il corpo. La plastica lampeggiante che canta al posto suo, invece, gli toglie proprio quel margine di scoperta. Da noi è stata una piccola rivoluzione: molti dei giochi più amati da Leo, in questo momento, non sono giochi. Sono un mestolo, una spazzola morbida, una scatola di legno con dentro palline di feltro, una brocca piccola per travasare l’acqua nel bagnetto. Non serve comprare set costosi con etichetta “Montessori”: basta guardare la cucina.

5. Osservate. E fatevi da parte.
Il ruolo dell’adulto, per Montessori, ha due compiti — costruire l’ambiente e poi evitare, con interventi inopportuni, di disturbare il lavoro del bambino. Questo, per me, è stato il più difficile. Perché istintivamente vorrei aiutare, mostrare, spiegare, correggere. Invece la cosa più utile che posso fare, molte volte, è sedermi vicino a Leo e stare zitta. Guardarlo mentre studia come funziona un tappo, senza dirgli “così, no, aspetta, guarda mamma come si fa”. Vi assicuro che è un esercizio spirituale.

Non voglio raccontarvi che qui a casa siamo dei perfetti montessoriani, perché non è vero. C’è la televisione accesa a volte, c’è la plastica, c’è il seggiolone su cui rimane un po’ troppo a lungo quando sono stanca. Ma questi cinque principi, presi con leggerezza e senza integralismi, hanno cambiato la qualità dei nostri pomeriggi insieme. Se voi state facendo diversamente — perché lavorate fuori casa tutto il giorno, perché avete più figli, perché avete scelto un’altra strada che vi sembra giusta — sappiate che va bene lo stesso. Questi sono spunti, non pagelle. E se qualcosa vi risuona, provatelo domani, in cucina, con quello che avete già. Il metodo, alla fine, comincia sempre da lì.

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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