Supernova

erotico

Carne rossa

You must be haunting me.
Come un demone, come un’ossessione, io non riesco a fermarmi quando ti vedo dinanzi.
Ferma, calda, piena, bella di cose e di memorie, di attimi e di lussurie.
Se solo ti avessi conosciuta quando la mia carne e la mia mente non avevano null’altro, allora non avrei avuto dio all’infuori di te.
Ma forse allora non ti avrei meritato, nemmeno m’avresti guardato
e ora che il mio tempo dell’amore ha preso altre strade,
eccomi davanti alla notte
che, riflessa di te, mi porta tra le tue cosce.
Mi hai invaso, come i temporali fanno straripare i fiumi.
Già colmo e ricolmo d’amore e di gioia,
Mi hai dato altra vita da desiderare.

Ansimi sopra di me,
i capelli scombinati, la mente pure,
le labbra rosse, gli occhi profondi
calda come io immagino l’inferno
mi gridi in bocca il paradiso.

Nudo, sotto di te,
gemo e ti respiro,
lecco il tuo sudore dalla mia pelle
mi spoglio di ogni cosa e di carne mentre ti sono dentro.
Afferro le tue cosce, il tuo sedere, i seni gonfi
per imprimerli nelle mie mani,
per illudermi che mia tu sei e non posso lasciarti andare.
Ti sento gemere, fremere
con quello spasmo di dolore e godimento
che negli occhi tuoi vuol dire ‘ancora’,
negli occhi miei vuol dire ‘sempre’.

Tu puoi fare quello che vuoi, di me.

E la notte sul mare, e il giorno sotto il sole
ti rubo, come rubo ogni cosa che non posso avere.

Le tue mani curiose sul mio corpo mi scoprono l’essenza,
Le tue labbra umide sul collo dicono in silenzio quello che pensi,
e tutto ciò che pensi,
già vibra dentro di me.
Se solo il mondo non funzionasse di avanti e indietro,
di destra e sinistra, di sopra e sotto, di passato e presente,
io potrei coltivarti con le mie mani,
toccarti ovunque,
rapire i tuoi baci e portarti via, mentre con gli occhi mi dici

“Immensa la mia paura e la notte
Immenso quello che possiamo perdere
e nelle gocce stiamo dentro
così mi infrango e mi ricompongo
sempre d’acqua ma mai uguale,
Tamburi di acqua che si scontrano con tamburi di sangue.”

E io ti rispondo che ‘acqua è sangue’,
che niente è uguale, nulla è perduto,
e possiamo avere nella nostra piccola alcova
sopra le stelle.

Vieni qui, fatti togliere i vestiti
fatti guardare ogni centimetro,
fatti baciare ogni angolo di carne,
voglio vederti arrossire, mentre la mia lingua esplora le tue cosce
voglio vedere il tuo petto sollevarsi, mentre le mie dita entrano
In ginocchio, davanti a te,
le tue mani sulla mia faccia,
le tue dita con la mia lingua
le mie mani ti afferrano,
una da fuori, una da dentro,
e ti pieghi, stesa davanti al fuoco
coi colori così rossi in superficie come io dentro.
Sopra di te, dentro di te,
potessi dirti solo metà di ciò che mi dai.

Duesistere. Nella completezza della libertà dell’infinito.
E infatti la parola non esiste.
Duesistere non può esistere.

Ma voglio aspettare,
e amo desiderarti come
si aspetta la brezza sul corpo nella calura estiva.
Se solo t’avessi conosciuto quando ancora non sapevo navigare le acque della vita,
ne avremmo insieme vissute mille.
E ora ancora ne vivremo,
ma nulla di noi si incontrerà in un punto,
e la nostra alcova sopra le stelle
fatta di incroci di un fato fortunato,
non è mai nata di quiete,

ma vive al contrario,
come una supernova immensa
che rinasce nana bianca.

Claudia Neri