La stanza era buia quando riaprii gli occhi. Stavo seduto su una sedia girevole e presto mi resi conto che avevo le mani e i piedi legati. Qualche minuto dopo, mentre i miei occhi si abituavano al buio e cominciavo a delineare l’ambiente intorno a me, una luce si accese all’improvviso.
Chiusi gli occhi per proteggermi da quel bianco accecante. Riaprendoli, vidi di fronte a me il vetro di una grande finestra che dava su una stanza rettangolare grigia e vuota. Ero in una stanza degli interrogatori, dall’altra parte del vetro.
Cercai di capire cosa stesse succedendo e cosa stavo per vedere quando sentii il rumore di una serratura e il cigolio di una porta metallica.
Intorno a me, una minuscola stanza vuota, apparentemente senza uscita, nemmeno alle mie spalle riuscii ad individuare una porta. Il tempo di voltarmi di nuovo in avanti e mi resi conto che qualcuno era entrato nella stanza. Riconobbi mia moglie, ma non come la conoscevo io. Sembrava una donna del tutto diversa, indossava abiti che non le avevo mai visto addosso e una pettinatura che non si era mai fatta in mia presenza. I capelli erano ordinati con una fila di lato e uno chignon, un piccolo ciuffo biondo le ricadeva sul viso pallido e sottile. Era molto truccata e le labbra rosse spiccavano sulla carnagione chiara. Indossava un tailleur grigio, con una camicia bianca e una gonna al ginocchio, tacchi alti e neri. Inutile dire che nemmeno quelli facevano parte del suo armadio.
Avanzò verso la sinistra della stanza, passandomi davanti, del tutto ignara della mia presenza al di là del vetro. Fu allora che lo notai. Avanzando con la sedia per avvicinarmi al vetro vidi un uomo, in fondo alla stanza, anche lui legato a una sedia, mani e piedi proprio come me.
Lo osservai meglio, poteva avere all’incirca la mia età, indossava un completo da ufficio molto semplice, non aveva segni particolari. Non lo riconobbi, né tra i miei colleghi, né tra quelli di mia moglie, né tra nessun conoscente.
Mia moglie si avvicinò a lui e gli si inginocchiò davanti. Senza nemmeno guardarlo gli slacciò la cintura e i pantaloni e li tirò fino a terra. Lui la fissava estasiato, e con sguardo stupito. Mangiava con gli occhi quella donna che lo stava spogliando. Lei si alzò e fece un passo avanti, era in piedi a pochi centimetri da lui, con la giacca del tailleiur che gli sfiorava le labbra desiderose di lei. Si tirò su la gonna e scoprii allora che sotto era nuda. L’erezione dell’uomo sotto di lei si fece ancora più evidente. Mia moglie allora lo guardò negli occhi, poi guardò il suo sesso e senza dire nulla si sedette sopra di lui, emettendo un gemito. L’uomo sussultò e tentò di liberarsi le mani, cosa che feci anche io, senza riuscirci. Lei cominciò allora a muoversi, avanti e indietro, avanti e indietro, con intensità sempre maggiore. Lo guardava negli occhi, gli afferrò i capelli e lo costrinse a tenere la testa dritta per guardarla a sua volta. Sentivo l’uomo dimenarsi sotto la furia di mia moglie, che continuava ad ansimare a ritmo regolare senza quasi scomporsi. Il rumore dello schienale della sedia che sbatteva nel muro alle sue spalle al ritmo del corpo di mia moglie, che non accennava a fermarsi, mi rimbombava nella testa ossessivo, come una campana.
All’improvviso lei si fermò, si alzò in piedi e stracciò letteralmente la giacca e la camicia dell’uomo, che rimase a fissarla incredulo e a petto nudo, sudato e ansimante. Lei si tolse la giacca e la fece cadere ai suoi piedi, accanto alla gonna, poi si slacciò la camicetta e anche lì sotto era completamente nuda.
La vidi mentre si posizionava di fronte a lui per farsi baciare il collo e il seno e come si muoveva per farsi seguire in tutti i movimenti come lei desiderava, consapevole che il suo partner era immobilizzato. Lui la baciava, la mordeva, leccava i suoi seni e succhiava i suoi capezzoli con avidità, come se temesse che da un momento all’altro potesse finire come era iniziato.
Ma lei non smise, si voltò di spalle a lui, allargò le gambe e ritornò a sedersi sul suo sesso, facendosi penetrare lentamente, con un movimento continuo e fluido, le labbra semiaperte e gli occhi chiusi. L’uomo allora prese ad agitarsi sulla sedia, cercando di puntare i piedi a terra per potersi muovere dentro di lei. Ma lei lo bloccò con una mano sul petto e iniziò a muoversi lei, con un movimento ondulatorio del bacino su di lui, che non resistette più all’eccitazione e venne.
Allora vidi mia moglie alzarsi e voltarsi verso di lui, che aveva ancora il fiatone e lo sguardo spaesato, per poi abbassarsi col viso a pochi centimetri dal suo. Gli sussurrò qualcosa, ma non udii cosa. Lui non mutò la sua espressione stupita e continuò a fissarla mentre lei prendeva le sue cose dal pavimento e si allontanava verso l’uscita, ancora nuda e con una compostezza che mi lasciò a bocca aperta. Quando la porta si fu chiusa alle sue spalle con lo stesso cigolio metallico con cui si era aperta, allora tornai in me e mi guardai i pantaloni, ero terribilmente eccitato.


