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Il dottore – Racconto erotico

La pioggia scivola sul vetro come una mano lenta, e mentre fingo di prendere appunti la guardo stesa sul lettino, i suoi ricci neri sparsi sul cuscino come una macchia di inchiostro vivo. Le sue gambe sono leggermente piegate, la gonna si è sollevata quel tanto che basta a scoprire metà coscia, e io sento il sangue muoversi troppo veloce mentre il mio maglioncino mi scalda la pelle più del dovuto. Lei parla, racconta di come si è sentita fragile in questi giorni, di come certi pensieri le si aggrovigliano dentro più dei suoi capelli. E mentre lo dice muove una mano lungo il fianco, un gesto involontario che però mi colpisce come una confessione sussurrata all’orecchio. Cerco di scrivere qualcosa, ma la penna scorre a vuoto.

La guardo e l’eccitazione mi morde basso, insistente, sfrontata, come se sapesse di poter crescere indisturbata. Lei continua a parlare, la voce un flusso morbido che riempie la stanza, mi racconta della notte in cui non ha dormito, dei desideri che a volte la confondono, del bisogno di sentirsi vista. E io la vedo. Oh, se la vedo. Il suo corpo che si allunga sul lettino, il profilo delle sue anche, il respiro che le solleva il petto; ogni cosa è un invito non detto, un movimento che si infila sotto la mia pelle. Fuori la pioggia fa vibrare i vetri, dentro la stanza c’è un calore diverso, un’energia che mi preme contro le costole come se volesse uscire. Lei si sistema il ricciolo che le cade sulla guancia, poi prosegue a parlare. Dice che ultimamente sente il corpo più sensibile, più attento, come se qualcosa la risvegliasse quando meno se l’aspetta. E io deglutisco mentre immagino esattamente cosa la risveglia. I suoi fianchi ruotano appena, un movimento involontario che però spalanca una possibilità, un’immagine, un confine che non dovrei oltrepassare. Ma lo sto già oltrepassando. Lei a un certo punto si interrompe. Le sue labbra rimangono socchiuse, il respiro sospeso. Gira lentamente il viso verso di me e i suoi occhi entrano nei miei con una lentezza che mi devasta. Non dice nulla. Non deve farlo. Il modo in cui mi guarda è già una scelta, un sì che vibra sottopelle, una promessa che sa di proibito. Sento l’eccitazione tirarmi forte, decisa, pulsante sotto i pantaloni, così evidente che resto immobile un secondo di troppo. E lei lo nota. I suoi occhi scendono per un attimo, rapidi, poi tornano ai miei con un’intensità che mi spezza ogni resistenza. Il mio respiro cambia, lo sento, e sono certo che lo sente anche lei. L’aria fra noi diventa densa, quasi carnale.

Mi alzo in piedi senza riuscire a fingere distacco. Ogni passo verso il lettino è un confine che si sgretola. Lei non si muove, ma la vedo respirare più veloce, il petto che si solleva, le cosce che si stringono appena. Arrivo accanto a lei. Le porgo la mano. Le sue dita la sfiorano prima di afferrarla davvero, e quel contatto leggero è più erotico di qualunque gemito. La tiro su, lentamente, il suo corpo che si solleva lungo il mio, così vicino che sento il calore del suo ventre sfiorare la mia erezione. Lei resta in piedi, le nostre mani ancora intrecciate, i nostri respiri che si scontrano in mezzo centimetro d’aria. Non c’è più niente di professionale in ciò che provo, niente che assomigli al controllo. C’è solo desiderio, nudo e totale. Avvicino il viso al suo, le labbra che si sfiorano prima appena, poi con una fame che non provo nemmeno a contenere. La bacio.
Un bacio profondo, spinto, un morso dolce che diventa possesso e resa allo stesso tempo. Lei risponde, il corpo che si scioglie contro il mio, le mani che mi stringono il maglioncino come se volesse tirarmi ancora più vicino. La pioggia continua a battere fuori, ma qui dentro ogni suono è sommerso dal rumore caldo e umido dei nostri respiri che finalmente si incontrano senza più alcuna barriera.

Rimaniamo vicini, i respiri caldi che si sfiorano. Lei alza una mano e mi sfila gli occhiali con un gesto lento, preciso, come se mi stesse scoprendo davvero per la prima volta. Li posa sul tavolino senza distogliere gli occhi dai miei. Sorridiamo. Sorrisi che dicono tutto.
Porta poi le dita al primo bottone della sua camicia, ma si ferma. Afferra il mio polso e lo guida lì. Lo apro. Ne apro un altro. Il terzo. Ogni bottone è un passo più vicino al suo ventre. La camicia si apre quel poco che basta a farmi desiderare tutto il resto.
Lei fa un mezzo passo verso di me e porta le dita alla mia cravatta. La scioglie lentamente, me la sfila dal collo e la lascia cadere sul pavimento, senza mai staccare gli occhi dai miei. Poi si sfiora le spalle e lascia scivolare la camicia giù dalle braccia: il reggiseno nero le valorizza il seno con una semplicità che mi toglie il respiro.
Penso a quando mi ha raccontato che da piccola la prendevano in giro per il seno grande, a quanto ha sofferto da adolescente per i compagni poco gentili… La fisso. Poi mi tolgo il maglioncino con un unico gesto, e lo lascio cadere ai nostri piedi. Lei segue ogni centimetro della mia pelle che si scopre, mordendosi il labbro. Resto a torso nudo. Ho la pelle d’oca, lei mi sfiora un braccio su cui i peli sono tesi, elettrizzati.
Poi abbassa lo sguardo sulla mia cintura. Sfiora la fibbia, poi la afferra, ci mette poco ad aprirla. Allora porto le mani ai lati della sua gonna e la slaccio; il tessuto le scivola lungo le gambe fino ai piedi, lasciandola con la biancheria intima. Penso a quando mi ha raccontato della sua fissazione ad indossare solo completi.
Lei mi sbottona i pantaloni e poi li trascina verso le mie caviglie accovacciandosi. Il suo sguardo dal basso verso l’alto mi spezza completamente. La mia erezione ancora più evidente, ormai palese sotto i boxer.
Poi lei fa un passo indietro e, senza dire nulla, sgancia il reggiseno. Lo lascia cadere. Le sue braccia lungo i fianchi, il petto nudo che si alza e si abbassa mentre mi osserva.
Io mi sfilo gli slip in un gesto unico, senza esitare.
Lei fa lo stesso: infila i pollici ai lati dello slip e lo lascia scendere lentamente fino alle caviglie.
Ora siamo nudi.
Completamente.
In piedi, uno di fronte all’altra, senza ancora sfiorarci.
E la distanza tra i nostri corpi è talmente carica di desiderio che sembra già un contatto.

Irina si volta di spalle e, senza aggiungere nulla, si china in avanti e appoggia le mani sul divano su cui prima era stesa. Mi offre tutto e io mi avvicino e la penetro da dietro. So che non ama i preliminari, so che non ama nemmeno i baci. So molte cose intime di lei, e posso approfittarne. La faccio godere così, mentre la stringo nei punti delle natiche e dei fianchi che so che la eccitano di più.
La sento gridare e gemere, il paziente successivo che attende fuori potrebbe sentire ma non mi interessa. Le afferro la spalla per mantenermi meglio e infilo l’altra mano nei suoi ricci.

Vado più forte, sempre di più, il divano si sposta strisciando sul parquet, la pioggia si fa più fitta come a voler coprire il nostro rumore. Irina continua a gemere e spalanca ancora di più le cosce. In un attimo si appoggia con un gomito al divano e con l’altra mano si tira una natica per scoprire l’ano e mi guarda. Capisco. Obbedisco. Urla, ma non rallento, anche questo so che le piace, e mi sento finalmente completo a poterglielo dare, a portarle dare tutto quello che non ha il coraggio di confessare a suo marito. Penetro con forza, e lei inizia a sudare, vedo le goccioline al centro della schiena. Non mi fermo, spingo fino a che non viene, e poi fino a che non vengo io, con un urlo animalesco. Ansimo, ansima, mi sento svuotato, so che anche per lei è così.

Sarà difficile spiegarlo al paziente successivo, ma riesco a pensare solo a lei.

 

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Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

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