Il Conte di Montecristo – il romanzo in cui avrei voluto vivere

Analisi e commento – Alexandre Dumas –

Quando chiudo gli occhi, rivedo tutto quello che ho visto. Ci sono due sguardi, quello del corpo e quello dell’anima. Quello del corpo qualche volta può scordare, quello dell’anima ricorda sempre.

Se è vero che la storia di Edmond Dantès è affascinante ed unica, è ancora più incredibile e sconvolgente quanto bene sia scritto questo romanzo. Molte volte, leggendo un libro, ho pensato che avrei voluto scriverlo io, tanto mi ero immedesimata nelle sue parole. Leggendo Dumas invece, per la prima volta ho desiderato che fosse stato lui a scrivere me. Non sarei meno fiera del mio posto nel mondo se non fossi altro che un personaggio della sua immaginazione che ha vissuto nella dimensione dei suoi libri, attraverso le sue parole, le sue descrizioni accurate, le analisi profonde.

Il mio personale regno è grande come il mondo perché non sono né italiano, né francese, né indù, né americano, né spagnolo; sono cosmopolita. Nessun paese piò dire di avermi visto nascere, Dio solo sa quale paese mi vedrà morire. Adotto tutte le usanze, parlo tutte le lingue. Mi credete francese, non è vero, perché parlo francese con scioltezza e proprietà proprio come voi? Be’, Ali, il mio nubiano, mi crede arabo; Bertuccio, il mio intendente, mi crede romano; Haydée, la mia schiava, mi crede greco. Quindi capite che, non essendo di nessun paese, non chiedendo protezione a nessuno, non riconoscendo nessun uomo come fratello, non uno degli scrupoli che bloccano i potenti o degli ostacoli che paralizzano i deboli mi blocca o mi paralizza. Ho solo due avversari: non dirò due vincitori, perché li assoggetto con un po’ di tenacia, la distanza e il tempo. Il terzo, il più terribile, è la mia condizione di uomo mortale. Questa soltanto può fermarmi sul mio cammino e prima che abbia raggiunto il mio obiettivo.

Il Conte di Montecristo è un romanzo in cui poco è affidato all’immaginazione e ogni cosa è minuziosamente analizzata; il lettore non si annoia mai di essere accompagnato in questo mondo incantato che viaggia dalla Francia napoleonica a quella realista, dai sultani d’Oriente e alle rivoluzioni e ai tradimenti, dall’Italia coi suoi briganti e la sua storia alle isole a largo di Marsiglia, fatte di miti e prigioni.

Il castello d’If, prigione del Conte

Gli intrecci, complessi e intricati, sono forse l’elemento più geniale della fantasia di Dumas. Ci tengo a precisare che la storia di Dantès è ispirata in parte a una storia realmente accaduta, seppur molto meno articolata di quella del romanzo. Ad ogni modo, il lettore viene accompagnato da un narratore onnisciente nelle diverse scene, mettendosi nei panni di tutti i personaggi, uno alla volta. Qualche volta capita di chiedersi come farà il racconto appena iniziato nel nuovo tomo a ricollegarsi alla trama principale, ma ogni volta si rimane stupiti della genialità dello scrittore e dei percorsi meravigliosi e logici che conducono alla verità.

La verità

Ecco uno dei temi portanti che regna ne Il Conte di Montecristo. La vendetta del Conte, imprigionato ingiustamente per quattordici anni, è ciò che il lettore aspetta ardentemente pagina dopo pagina. Mentre il protagonista si arrabbiava io sentivo la sua inquietudine, mentre lui divorava conoscenza e desiderio di vendetta, io pure aspettavo e ribollivo, impaziente di leggerne l’attuazione lenta e fatale, geniale fino ad essere inquietante, perfetta come se Dio stesso l’avesse disegnata.

Prima di attuare il suo piano, Dantès, divenuto ricco e colto, aiuta tutti coloro che quand’era ragazzo (e libero) erano dalla sua parte, poi abbandona la bontà e inizia la vera storia di intrighi e manipolazioni che distruggerà tutti coloro responsabili della sua rovina. Gli avidi diventano poveri e soli, gli invidiosi e vigliacchi saranno denunciati per la propria viltà e si suicideranno, i traditori finiranno assassinati da altri traditori.

«E adesso» disse lo sconosciuto «addio bontà, umanità, riconoscenza! Addio a tutti i sentimenti che aprono il cuore. Mi sono sostituito alla Provvidenza per ricompensare i buoni; che il Dio vendicatore mi ceda il suo posto per punire i malvagi!

Ogni pena è commensurata al danno arrecato in vita e, senza che Edmond si sporchi mai le mani, saranno loro stessi a rovinarsi l’un l’altro smascherando, capitolo dopo capitolo, tutte le turpitudini di un passato buio fatto di bugie.

L’amore

Dio, la vita e gli uomini, ecco cosa si ama ne Il Conte di Montecristo. La mano della giustizia divina è quella di Dantès che sempre invoca l’aiuto della provvidenza per la riuscita del suo piano.
La vita è ciò a cui si aggrappano tutti i personaggi compresi quelli che non subiscono la vendetta diretta di Edmond ma che in qualche modo ne sono vittime, solo per l’errore di aver amato persone malvagie e bugiarde.
I buoni vengono aiutati e ricompensati e alla fine anche il cuore di Edmond, inaridito da anni di odio e di risentimento, si riempie di nuovo, insegnandoci che la via della felicità non deve essere abbandonata finché non termina la vita stessa.

Non esiste al mondo felicità né infelicità, esiste solo il confronto tra una condizione e un’altra, e basta. Solo chi ha provato la sventura estrema è adatto a sentire l’estrema felicità. Bisogna aver voluto morire, Maximilien, per sapere quanto è bello vivere.

Il nome di Edmond

Mi sono affezionata così tanto a lui che appartiene ai miei ricordi come una persona che davvero ho conosciuto e che profondamente amo. L’ho immaginato così bene attraverso le parole di Dumas che ormai faccio fatica a staccarlo dalla realtà. Austero, intelligentissimo, ricco oltre l’immaginabile, Edmond è una persona che non parla mai a sproposito, affascinante e colto tanto da essere il più atteso ad ogni pranzo dell’alta società parigina. Ogni personaggio, e anche il lettore, impara da lui qualcosa: la forza contro il dolore, la pazienza contro l’irruenza, la meditazione contro l’irrazionalità e alla fine, anche la sensibilità e la commozione quando la ragione non può prevalere sul sentimento.

Il nome di Edmond è un’altra delle cose che mi ha colpito del romanzo. Da quando esce di prigione, compra l’isola e diventa il Conte di Montecristo, lui abbandona anche il suo nome assieme al suo io passato. Mercedes, che è la prima a riconoscerlo, non lo chiama subito Edmond e anche dopo, questo viene custodito come se fosse sacro, come se si parlasse di un ragazzo che la cattiveria del mondo ha distrutto e che è rinato come uomo, senza generosità e compassione. Dantès invece non perde queste qualità, talvolta le sopprime per ricordando il suo dolore, ma è tanto più affascinante in quanto sempre buono e giusto.

Sono colui che avete venduto, denunciato, disonorato, sono colui al quale avete prostituito la fidanzata; sono colui che avete calpestato per fare fortuna; sono colui al quale avete fatto morire il padre di fame; sono colui che vi aveva condannato a morire di fame e che invece vi perdona, perché egli stesso ha bisogno di perdono: sono Edmond Dantés!

È curioso che la prima volta che Edmond lo pronuncia è quando rivela la sua identità è a Caderousse, il più sventurato e povero diavolo di tutti i suoi conoscenti del passato, a cui lui più volte ha dato la possibilità di redimersi, ma che è sempre ritornato sulla via del male, finendo poi assassinato per la sua stessa cupidigia.

Gli uomini davvero generosi sono sempre pronti a volgersi alla compassione quando la disgrazia del loro nemico sorpassa i limiti del loro odio.

Conclusioni

Il Conte di Montecristo è un romanzo completo, totale, in cui vengono descritti minuziosamente sentimenti e percorsi personali che tutti hanno provato almeno una volta nella vita. dico che avrei voluto essere scritta da Dumas perché lui avrebbe saputo scoprire di me con le sue parole molto più di quanto saprò mai fare bene e descrivermi io stessa. Ogni nome del romanzo resta scolpito come un amico che abbiamo conosciuto, come un nemico della cui rovina abbiamo gioito, senza però rattristarci al Contempo del suo essere stato così malvagio. Ci vorrebbero più romanzi a questo mondo come Il Conte di Montecristo.

Claudia Neri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *