La Finestra di fronte ~ Racconto Erotico di Claudia Neri ~ Parole Mute

La Finestra di fronte

rosso erotico

La sera io e lei torniamo quasi alla stessa ora. Io rientro nel mio appartamento al sesto piano, lascio la giacca e la ventiquattrore sul divano all’ingresso, accendo la TV come sottofondo per riempire un po’ il mio vuoto e vado in cucina.

Apro il frigorifero di acciaio super nuovo come il piano cottura e il resto, che non uso quasi mai. Guardo dentro e non c’è quasi niente, lo richiudo. Lo sapevo già ma è il mio rituale. Afferro la bottiglia di vino rosso poggiata sul piano e me ne verso un bicchiere. Me lo godo mentre mi sfilo le scarpe e raggiungo la camera da letto. La vista migliore ce l’ha il soggiorno, la mia stanza affaccia sul retro del palazzo che guarda su un altro palazzo pieno di balconi.

Attraverso le tende quasi chiuse della sua stanza io la vedo mentre segue un rituale simile al mio, ma senza il vino. Di solito prima si toglie le scarpe, si sfila le calze e poi va in bagno, da cui esce un quarto d’ora dopo con un accappatoio addosso e un asciugamano in testa. Conosco i colori dei suoi vestiti, ma lo spiraglio che la sua tenda mi offre è troppo piccolo perché io veda di più.

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Stasera invece c’è qualcosa di diverso. La tenda del balcone è completamente aperta ma lei non è ancora tornata. La luce della stanza si accende quando il mio bicchiere di vino è finito. Lei arriva. Saltella per la stanza, poi torna indietro e abbraccia qualcuno, io non lo vedo chi è, lui è nascosto dalla tenda.

Ad un tratto lei spinge il corpo di lui e si allontana con un sorriso. Per prima cosa comincia ad ancheggiare e si scioglie i capelli corti e scuri che le ricadono sulle spalle.

Balla, toccandosi il corpo in uno spettacolo sensuale. Lascia cadere a terra la giacca e inizia a slacciarsi la camicetta. Vedo i suoi fianchi muoversi.

Rispetto a me è di profilo, immagino come stia godendo l’uomo che la guarda. La camicia esce dalla gonna a tubino e cade a terra anche lei, scoprendo un seno prosperoso che non avevo immaginato.

Senza che me ne renda conto mi sono già slacciato la cintura e inizio a toccarmi.

Il suo reggiseno di pizzo bianco non riesce a coprire del tutto i capezzoli, lei si tocca con le mani dappertutto. Se le passa sul viso, sulle spalle, sul seno, sulla pancia, arriva fino alla gonna ancora allacciata.

Si muove, fa una giravolta, ancheggia, ride.

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Si toglie le scarpe e le sposta di lato con un piede. Si china sulla gamba e comincia a sollevarsi la gonna, un poco alla volta. Toglie lo sguardo dall’uomo per portarlo sulla sua coscia coperta di nylon. Man mano che la gonna sale si scopre un ricamo di pizzo e un reggicalze.

Lei afferra la gonna e se la tira fino in vita, scoprendo le gambe velate, le mutandine di pizzo e il sedere piccolo e sodo. Non so se io avrei resistito a farla continuare. Mi immagino per un attimo l’uomo legato.

Si gira di spalle a lui, si piega in avanti, divarica le gambe e comincia a oscillare a destra e sinistra. Lo sguarda da sopra la spalla mordendosi un labbro.

Quando si rialza, la gonna cade a terra ai suoi piedi. Così, con le mani sui fianchi lei fa una piccola sfilata, arriva al limite della tenda. Per un attimo temo di perderla ma invece torna indietro. Fa un movimento col bacino e poi si inginocchia, di fronte a lui.

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Si slaccia il reggiseno. Si afferra nelle mani piccole i seni enormi e comincia a palparli, a strizzarli, a giocarci in tutti i modi che le vengono in mente.

Poi ride. Si mette a quattro zampe di profilo a lui, verso di me c’è il suo culo, poco coperto dalla mutanda di pizzo. Ringrazio quella finestra aperta che mi mostra il paradiso.

Si infila una mano dentro e comincia a muoversi avanti e indietro e io immagino che il mio sesso sia quella mano, che sta a pochi metri da me eppure così lontana.

Si massaggia le labbra, entra con un dito, poi due, poi tre, poi tutta la mano e intanto so che lo guarda.

Lei gode, lo vedo da come si muove. Mi sembra di sentire i suoi gemiti. Vorrei che fossero per me.

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Smette di masturbarsi in ginocchio e si mette supina, con le cosce aperte di fronte a lui, i seni nudi, le calze ancora fino alla coscia.

Si toglie le mutande, ha il volto arrossato, gliele lancia. Sorride. Vedo la sua mano che penetra di nuovo dentro di lei, la mia che tormenta il mio sesso cercando di non venire, per godere ancora.

Si tocca con forza, le sue mani sono veloci, stringe i denti, ansima, inclina la testa all’indietro, guarda quello sconosciuto ignorando che sta facendomi godere come mai prima nella vita.

Penso di afferrarla, di penetrarla, di saltare questo balcone e piombare lì a scoparmela sul suo pavimento.

Nella mia mente la faccio godere, la schiaffeggio, le tolgo le sue mani per usare le mie.

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Quando viene e si calma lei si alza e si sfila le calze, una per volta e senza fretta. Io sto per venire e la guardo mentre con passo felino si avvicina a quel limite che io non posso superare, quella tenda bianca che mi blocca l’immaginazione.

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Un attimo prima che scompaia io vengo, mi sporco le mani, i pantaloni, la finestra. Alzo lo sguardo e lei è lì a fissarmi. Non me lo sto immaginando, lei mi sta guardando e mi vede esattamente come io vedo lei. Sgrana gli occhi per un momento, con una mano mantiene la tenda, non fa nulla per coprirsi. Un attimo prima che io raggiunga l’interruttore per spegnere la luce che illumina la mia vergogna lei sorride e si volta dall’altra parte.

Claudia Neri

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