Caccia - Racconto Erotico di Claudia Neri - Parole Mute

Caccia

erotico

Sento le tue mani che mi risalgono lungo il corpo, dal polpaccio fino alle spalle, la faccia, la bocca.

Mi prendi il viso tra le mani e mi baci. La tua lingua si fonde con la mia e le nostre bocche sembrano non volersi staccare. Il mio corpo è caldo quando ti penso, è caldo mentre mi tocchi. Mi sento esplodere dentro le viscere perché so che quello che vorrei farti è più di quello che si può umanamente fare.

Vorrei succhiarti l’anima, prendermi le cellule del tuo corpo per fonderle col mio e farne un intruglio infuocato carico di desiderio.

La barba di un giorno mi punge le guance, il mento. So che per quanto ci baceremo mi screpolerà la pelle, mi farà arrossire, come se mi avessi preso a piccoli morsi mentre strofinavi il tuo viso col mio, o ti perdevi nell’incavo del mio collo.

Le spalline cadono dalle spalle, il vestito cade per terra ai miei piedi. Ti inginocchi e mi slacci una delle scarpe. La sfili, prendi l’altra. Io resto immobile a guardare dall’alto la tua testa, a sentire le tue dita delicate addosso, che mi stanno solo sfiorando ma io me le sento dentro.

Mi sfili l’altra scarpa e prendi il mio piede. È piccolo rispetto alla tua mano. Cominci a baciarmi tutte le dita, una a una, con delicatezza. Un po’ mi fai il solletico, un po’ godo, di quelle labbra che vogliono tutto di me, che non risparmiano niente. Baci la pianta, il tallone, il collo del piede è la tua parte preferita fino a che non arrivi alla caviglia. La tua lingua scorre bagnata dal polpaccio fino alla mia coscia. Apro le gambe, mi baci sulle labbra della mia bocca più sensibile. Ti sento assaporare ogni lembo di carne, di tutta quella carne morbida, elastica, confusa.

Conosco il mio sapore, so quello che stai sentendo per tutte le volte che me lo hai fatto provare.

In quell’incavo in mezzo alle mie gambe ti abbeveri come se fosse una coppa buonissima e la mia pelle fosse ricoperta dal più dolce dei liquidi. Mi mordi il pube, stringi fino al momento in cui dai miei occhi capisci che stai per farmi male. Non importa, i tuoi denti così nella pelle basteranno a lasciare piccoli lividi blu, che amerò.

Le tue mani stringono le natiche come se avessi paura di perdermi, come se io potessi mai desiderare di portarti via il tuo calice e farti smettere di bere.

Godo, godo con le mani che ti stringono la testa e ti cercano perché vorrebbero afferrarti, afferrare il tuo sesso, mangiarlo come tu mangi me.

Quando risali sento il tuo peso che mi schiaccia contro il muro, ora i nostri corpi nudi aderiscono, sento tutti gli spigoli della tua carne, sento tutte le forme che mi appartengono calde ed eccitate contro di me.

Il sesso migliore lo facciamo guardandoci, occhi persi dentro i miei.

Mi sollevi, lo sento, sei dentro di me. Mentre mi aggrappo alla tua spalla e al mobile che trovo di fianco tutto in me si riscalda, si condensa come la lava di un vulcano.

Sbatto, sbatto e sbatto ancora con la schiena contro il muro freddo, ad ogni colpo un gemito mio e uno tuo. Ti bacio, ti lecco la bocca, la faccia, il collo, poi lo afferro con un morso e tu hai un sussulto, ti fermi, mi lasci cadere, fai un passo indietro.

Fingi di odiarmi per quel bruciore, mi guardi male poi mi afferri i capelli e mi tiri a te. I nostri due corpi di nuovo uno. Non ce la fai a restarmi lontano. Mi trascini sul letto camminando nella stanza in penombra, io cammino all’indietro, inciampo nel letto, mi stendo, allargo le braccia, chiudo gli occhi.

Mi allarghi le gambe, lo fai risalire lungo le cosce, lo fai scorrere piano su e già tra le mie labbra bagnate, sale e scende, come fosse in attesa, come per prendermi in giro.

Mi accarezza, mi masturba, lo afferro. Tu mi stringi il polso e mi fai male, cacci via la mano. Mi dici “no”, e me la sbatti con forza accanto alla faccia, dove la mantieni bloccata. Mi guardi, mi guardi e continui a masturbarmi col tuo sesso che voglio dentro di me e tu mi torturi. “Lo vuoi?” mi chiedi, leggendo negli occhi la risposta da quando ci siamo incontrati. “Sì” mormoro io tra le tue labbra.

Non sei delicato ma sono così bagnata che riesco solo a godere di te.

Godere delle tue mani che mi bloccano i polsi, i tuoi baci famelici sopra, sotto e dentro la bocca. Tu che mi spingi contro il materasso e il letto che si muove avanti e indietro sotto al nostro peso.

Ti sento dentro e mi chiedo se si possa godere tanto di un altro nella propria vita, e mi accorgo di quanto sono dipendente da quel sesso, da tutto quel calore, da ogni pezzo di te.

Ti fermi mentre io sto gemendo, un attimo prima di venire. Ormai ti accorgi quando sto per farlo. Anche questa è una tortura, il tuo modo per dire “Veniamo insieme”. Mi liberi le mani, vai più piano adesso. Ti stringo la schiena e prendo i tuoi capezzoli tra i denti. Gioco a turno con uno e con l’altro. Ti allontani, ansimi, vedo il tuo labbro inferiore che quasi trema. Ti guardo negli occhi mentre il mio petto va su e giù, aspetto che tu finisca dentro di me quello che hai iniziato fuori, dal primo momento che mi hai visto.

Mi afferri le gambe e le apri, ti alzi sopra di me e io soffro perché vorrei godere come sto godendo ora ma potendoti baciare, graffiare, mordere, assorbire dentro la mia pelle. Sei a pochi centimetri ma mi sembri lontanissimo. Quando mi vedi godere di più mi afferri il collo e stringi, sempre più forte. Ti piace togliermi il respiro, non ti piace che io lo tolga a te. Vengo, e tu mi lasci venire.

Vieni anche tu e il tuo corpo, scosso dal fremito, mi fa pensare a quello di un animale dopo una lotta, dopo una caccia, che ha mangiato e si prepara a riposare. Ti stendi sopra di me, mi abbracci e io ti avvolgo la schiena con le braccia. La tua mano quieta mi accarezza la tempia, le tue dita passano tra i capelli.

La nostra quiete dura poco, i nostri corpi insieme non sanno saziarsi.

Claudia Neri

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