L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello ~ Recensione

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello – Oliver Sacks – Analisi e recensione

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L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello è un saggio neurologico di Oliver Sacks, pubblicato nel 1985 ed edito in Italia da Adelphi. A pochi giorni dalla perdita di Roberto Calasso, fondatore della casa editrice, questo è il mio piccolo omaggio a un grande intellettuale del nostro secolo.

In questo saggio l’autore racconta alcune sue esperienze cliniche di neurologo e descrive alcuni casi di pazienti con lesioni encefaliche di vario tipo, che hanno prodotto i comportamenti più singolari e imprevedibili.

Alla prima edizione statunitense sono seguite numerose ristampe e traduzioni in molte lingue. La sua diffusione e fama è dovuta, oltre alla bizzarria dei casi trattati da Sacks, anche al modo romanzesco in cui l’autore li racconta. C’è infatti una componente emotiva e umana nell’analisi dei casi clinici e un’empatia particolare coi pazienti. Nella prefazione, Sacks dice:

Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse sono anche insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia.

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello: il deficit

Il titolo del saggio è il titolo di uno degli aneddoti e si riferisce ad un caso clinico in particolare, quello del dottor P. Il dottor P., «eminente musicista», che cominciò gradualmente a manifestare una progressiva incapacità di dare un significato a ciò che vedeva, ed a confondere tra di loro gli oggetti (e soprattutto le persone viventi) appartenenti alla sua vita quotidiana. Il titolo deriva proprio da una delle gaffes di questo paziente, che alla fine di un colloquio con il dottor Sacks confuse la testa di sua moglie con il suo cappello, e l’afferrò tentando di mettersela in testa.

Nella sua trattazione, Sacks sottolinea più volte come il dottor P. non avesse alcun deficit visivo, ed avesse anzi uno spirito di osservazione molto acuto: semplicemente, in lui era scomparsa la capacità di assegnare un significato visivo agli oggetti che vedeva attorno a sé, sebbene fosse in grado di riconoscerli utilizzando gli altri quattro sensi. Ad esempio, quando Sacks gli mette tra le mani un guanto e gli chiede di dirgli cosa vedere, il dottor P. replica:

«Una superficie continua, » annunciò infine « avvolta su se stessa. Dotata…» esitò «di cinque estremità cave, se così si può dire. […] Un qualche contenitore? » «Sì,» dissi «e che cosa potrebbe contenere? […] Non ha un aspetto familiare? Non crede che potrebbe contenere, fasciare, una parte del suo corpo?» Nessun lampo di riconoscimento illuminò il suo viso. In seguito se lo infilò per caso: «Dio mio!» esclamò «È un guanto!».

Struttura

Il saggio è articolato in quattro sezioni, per un totale di ventiquattro storie, ognuna delle quali raggruppa una serie di casi clinici anche molto diversi tra loro, ma accomunati dalla natura della disfunzione primaria che li ha generati. Le quattro sezioni sono rispettivamente: “Perdite”, “Eccessi”, “Trasporti”, “Il mondo dei semplici” e in essi vengono analizzati: sindrome di Tourette, di Korsakov, di Conard, atassie, agnosie, afasie, amnesie.

Voi normali che nel vostro cervello avete sempre i trasmettitori giusti al posto giusto, e al momento giusto, avete sempre a disposizione tutti i sentimenti tutti gli stili: gravità, esaltazione, tutto quello che il momento richiede. Noi tourettici no: siamo costretti all’esaltazione della nostra sindrome e costretti alla serietà quando prendiamo l’aloperidolo. Voi siete liberi, avete un equilibrio naturale: noi dobbiamo cavarcela come meglio possiamo con un equilibrio artificiale

Oliver Sacks

In Perdite si parla di tutti coloro classificati dalla neurologia come persone recanti un “deficit”, quindi una mancanza di qualche cosa. In Eccessi Sacks prende in considerazione una serie di patologie in cui la lesione ha prodotto una esagerazione di una data funzione fisica o psichica.

Nella prefazione a questa sezione, il dottor Sacks sottolinea inoltre un grande limite della neurologia tradizionale, ossia la sua totale ignoranza del concetto di “eccesso”. Come scrive l’autore stesso:

«[…] turbe siffatte, per quanto frequenti, importanti e singolari, non hanno mai ricevuto l’attenzione che meritano. La ricevono in psichiatria, dove si parla di eccitazione e di turbe produttive – eccesso di fantasia, d’impulso… di mania. E la ricevono in anatomia e in patologia, dove si parla di ipertrofie, di mostruosità – di teratoma. Ma la neurologia non ha equivalenti, non ha nulla che equivalga alle mostruosità o alle manie. Basta questo ad avanzare il sospetto che il nostro concetto o visione basilare del sistema nervoso – come una sorta di macchina o computer – sia del tutto insufficiente e vada integrato con concetti più dinamici, più efficaci.[17]»

Nella terza sezione del suo saggio, Trasporti, Sacks descrive delle patologie che si manifestano come «reminiscenza, l’alterazione della percezione, dell’immaginazione, del «sogno». I “trasporti” sono manifestazioni di patologie cerebrali accompagnate da un’intensa carica emotiva, che hanno un significato tutto personale per ognuno dei malati.

L’ultima sezione – Il mondo dei semplici – si analizzano i semplici, ovvero quelle persone che, come gli autistici, hanno un modo particolare di comunicare con il mondo esterno. Qui siamo messi davanti alle emozioni di queste persone che vivono in un mondo tutto loro.

Questo ci porta al nostro interrogativo finale: c’è «posto» nel mondo per un uomo che è come un’isola, che non può essere acculturato, reso parte della terraferma?

L’empatia di L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

I casi clinici raccontati da Sacks nelle quattro sezioni del saggio ci lasciano qualcosa di profondo e inaspettato. Sono convinta che ognuno di noi, in base alle proprie esperienze personali, sente maggiormente uno o l’altro degli aneddoti narrati.

Ad esempio io ho sentito molto intensamente, tanto da commuovermi, la storia della disincarnata.

Christina è una donna colpita da un’infiammazione alle radici dei nervi cranici e spinali che perde completamente la propriocezione, ovvero la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e del proprio corpo verso sé stesso. Per una sportiva come lei, il danno emotivo è gigantesco. L’incapacità di sentire il proprio corpo significa in qualche modo l’incapacità di esistere, di vivere con gli altri occupando un posto nel mondo.

Christina mantiene la capacità di muoversi attraverso la vista, deve guardare i suoi arti per capire dove vanno e come afferrare gli oggetti. Tuttavia ne risulteranno sempre movimenti goffi, troppo veloci o troppo lenti.

Questa propriocezione è come se fosse gli occhi del corpo, il mondo in cui il corpo vede se stesso. E se scompare, come è successo a me, è come se il corpo fosse cieco. Il mio corpo non può ‘vedere’ se stesso se ha perso i suoi occhi , giusto? Così tocca a me guardarlo, essere i suoi occhi. Giusto?

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello: Considerazioni finali

Non mi aspettavo che un saggio neurologico potesse colpire così tanto l’emotività. E immagino questo sia uno dei motivi perché è così apprezzato e famoso. Partendo dalle storie dei suoi pazienti, Sacks si pone degli interrogativi fondamentali sulla vita e sull’essenza dell’uomo. Chi siamo noi? E in che misura siamo davvero noi stessi se basta così poco a sconvolgerci?

L’uomo è fragile. Basiamo tutta la nostra esistenza, le nostre certezze e il futuro di noi stessi e dei nostri figli su un corpo delicatissimo. La nostra vita si basa su delle connessioni neurologiche che, se venissero a mancare, ci distruggerebbero.

Immaginate di svegliarvi un giorno e non ricordare più niente della persona che amate, di tutto quello che vi ha portato ad amarla e a rispettarla.

Oppure immaginate di non riuscire più a sentire la parte di voi stessi che vi inibisce e vi frena dal fare azioni sconsiderate. Che cosa succederebbe al vostro lavoro, ai vostri amici, ai vostri familiari?

E, in ultimo, ecco cosa ho pensato io per immedesimarmi totalmente negli aneddoti di Sacks.

Immaginate che una delle cose neurologicamente peggiori che riuscite a immaginare – a caso tra quelle del romanzo – succedesse al vostro migliore amico. O a vostro figlio. Chi sareste voi a quel punto? Che cosa fareste di fronte alla completa impotenza?

Se un uomo ha perso una gamba o un occhio, sa di averli persi; ma se ha perso un sé, se stesso, non può saperlo, perché egli non c’è più per saperlo.

Amici lettori, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello è un saggio complesso per chi è sensibile. Si capisce tutto, ci sono pochi termini o passaggi troppo scientifici, e forse è questo che fa più male.

Questo saggio è un passaggio verso un nuovo modo di guardare l’umanità. Vi assicuro che, dopo averlo letto, non guarderete più una persona deficiente, eccessiva, trasportata o semplice nello stesso modo.

Ed è giusto che finalmente sia così.

Claudia Neri

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