Il giorno della civetta ~ Leonardo Sciacia ~ Recensione ~ Parole Mute

Il giorno della civetta – Leonardo Sciascia – Analisi e recensione

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Il giorno della civetta è un romanzo di Leonardo Sciascia, terminato nel 1960 e pubblicato per la prima volta nel 1961 dalla casa editrice Einaudi. Il racconto trae lo spunto dall’omicidio di Accursio Miraglia, un sindacalista comunista, avvenuto a Sciacca nel gennaio del 1947 ad opera della mafia di Cosa Nostra.

Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma…

Nel 1972 Sciascia accluse al testo un’Avvertenza, in occasione dell’edizione che in quell’anno usciva all’interno della collana «Letture per la scuola media». La breve appendice ricorda come nel 1960, anno in cui fu scritta l’opera, il governo negasse l’esistenza della mafia, malgrado esistessero documenti che ne dimostravano la presenza.

La storia della storia: Il giorno della civetta

Prima di questo romanzo (o racconto lungo) c’erano alcune testimonianze e documenti giudiziari che alludevano all’esistenza di un’organizzazione criminale a scopo di lucro che perpetrasse con violenza azioni contro lo stato e la giustizia, del tutto senza scrupoli.

Sciascia

La mafia era, ed è, altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma «dentro» lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta.


A livello letterario, però, non esisteva ancora un libro che svelasse gli ingranaggi mafiosi e le modalità d’azione dell’organizzazione criminale. Era stata pubblicata una commedia in dialetto, I mafiusi di la Vicarìa (scritta a quattro mani da Gaspare Mosca e Giuseppe Rizzotto). Tuttavia si trattava di opere che analizzavano la mafia considerandone esclusivamente l’impatto sulla borghesia, nei termini di «visione della vita, di una regola di comportamento, di un modo di realizzare la giustizia, di amministrarla, al di fuori delle leggi e degli organi dello Stato». Sciascia sottolinea dunque che era necessario consegnare alla letteratura un testo che mettesse lo Stato davanti al fatto compiuto, un racconto che svelasse a tutta l’Italia la drammaticità del fenomeno, in modo che attraverso la trama del libro il problema assumesse rilevanza politica e fosse sotto gli occhi di tutti.

Il racconto

La rivoluzione di questo romanzo sta proprio nella sua unicità. Leonardo Sciacia è stato il primo a scrivere di mafia e lo ha fatto con una maestria encomiabile. Il romanzo è ironico, i personaggi sono verissimi. Lo scrittore si fa beffa dell’ovvio e di chi non vuole vedere, per vigliaccheria o per comodità. La storia è attuale anche 80 anni dopo la sua prima uscita e dopo centinaia di storie di mafia passate ai telegiornali.

Leonardo Sciascia

È inutile tentare di incastrare nel penale un uomo come costui: non ci saranno mai prove sufficienti, il silenzio degli onesti e dei disonesti lo proteggerà sempre

Spazio

Pubblicare un’opera come Il giorno della civetta in un’Italia che si rifiutava di credere cosa stesse succedendo in Sicilia – e che era destinato solo a crescere – fu una provocazione. Il tratto più evidente della mafia che emerge dal libro non è la violenza, ma la capacità dell’organizzazione di rendersi invisibile, di fare leva sulle debolezze della gente fino ai limiti estremi. Fingere di non vedere ciò che si ha davanti agli occhi, dimenticare, ignorare, abbassare lo sguardo, tapparsi le orecchie: la mafia è sopravvissuta soprattutto grazie a questo, nutrendosi di paura.

Ammettiamo che in questa zona, in questa provincia, operino dieci ditte appaltatrici: ogni ditta ha le sue macchine, i suoi materiali: […] e le macchine son cose delicate, basta tirar fuori un pezzo, magari una sola vite: […]; e i materiali, nafta, catrame, armature, ci vuole poco a farli sparire o a bruciarli sul posto. Vero è che vicino al materiale e alle macchine spesso c’è la baracchetta con uno o due operai che vi dormono: ma gli operai, per l’appunto, dormono; e c’è gente invece, voi mi capite, che non dorme mai. Non è naturale rivolgersi a questa gente che non dorme per avere protezione?

L’autore

Non possiamo parlare di questo romanzo senza fare un piccolo accenno alla personalità immensa di Sciascia. Spirito libero e anticonformista, lucidissimo e impietoso critico del nostro tempo, Sciascia è una delle più importanti figure intellettuali del Novecento italiano ed europeo.

All’ansia di conoscere le contraddizioni della sua terra e dell’umanità, unì un senso di giustizia pessimistico e sempre deluso, ma che non rinuncia mai all’uso della ragione umana di matrice illuminista. Ciò è evidente ne Il giorno della civetta, che non ha un lieto fine.

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Leonardo Sciacia con Paolo Borsellino

«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…»

Conclusioni

Tutti dovrebbero leggere Il giorno della civetta. Oltre ad essere estremamente educativo, offre un quadro chiaro seppure semplice di cosa significhi Mafia e del potere subdolo che tale organizzazione è riuscita ad acquisire nel corso degli anni, a scapito di tutta la popolazione siciliana e non solo.

Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna.

Una scena del film con Claudia Cardinale

È un romanzo che secondo me dovrebbe essere letto nelle scuole, raccontato in televisione e semplificato anche per i bambini. I personaggi sono semplici ma completi e incarnano perfettamente ogni tratto di quello che rappresentano: un’allegoria di vincitori e vinti, in ogni caso senza speranza.

Claudia Neri

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