Ci ho messo un po’ a scrivere questo articolo perché Carlos Ruiz Zafón era – ed è – uno dei miei scrittori preferiti. L’ho conosciuto durante la prima (di una lunga serie di) passeggiata a Napoli con mio padre il 24 dicembre. Fino a qualche anno fa io e papà avevamo questa abitudine di andare a Napoli alla vigilia di Natale per scegliere i libri che desideravo sotto l’albero. E questa nostra tradizione è iniziata proprio quell’anno, con quel libro di Zafón.
In quella occasione nel 2014 percorrevamo via Mezzocannone e approdavamo alla libreria Guida (ormai chiusa, ahimè). Entrando il libraio mi chiese che tipo di libri mi piacevano e subito partì con una rassegna dei fantasy per ragazzi appena usciti. Mio padre lo interruppe dicendo che ero sì piccola ma non leggevo cose da bambini, e perciò volevamo un libro bello lungo e non troppo semplice.
Fu allora che il libraio, divertito, mi porse Il gioco dell’angelo e mi raccontò la trama e la storia dell’autore. Quel giorno è iniziata la mia storia d’amore con Carlos Ruiz Zafón e la sua meravigliosa Barcellona.

L’ultimo libro: La città di vapore
“Posso evocare i volti dei bambini del quartiere della Ribera con cui a volte giocavo o facevo a botte per strada, ma non ce n’è nessuno che desideri riscattare dal paese dell’indifferenza. Nessuno tranne quello di Blanca.” Si apre così la raccolta di racconti dell’indimenticabile saga del “Cimitero dei Libri Dimenticati” che Zafón ha voluto lasciare ai suoi lettori.
Per un’ultima, indimenticabile volta lo scrittore spagnolo più letto di questo secolo mi ha portato per mano per le vie e i misteri di Barcellona. La maestria di Zafón nel raccontare il gotico, l’amore, il tradimento, la maledizione si palesa ancora una volta ne La città di vapore.
Un ragazzino decide di diventare scrittore quando scopre che i suoi racconti richiamano l’attenzione della ricca bambina che gli ha rubato il cuore. Un architetto fugge da Costantinopoli con gli schizzi di un progetto per una biblioteca inespugnabile. Un uomo misterioso vuole convincere Cervantes a scrivere il libro che non è mai esistito. E Gaudí, navigando verso un misterioso appuntamento a New York, si diletta con luce e vapore, la materia di cui dovrebbero essere fatte le città.
La città di vapore è una vera e propria estensione dell’universo narrativo della saga di Zafón amata in tutto il mondo: pagine che raccontano la costruzione della mitica biblioteca, che svelano aspetti sconosciuti di alcuni dei suoi celebri personaggi e che rievocano da vicino i paesaggi e le atmosfere così cari ai lettori. Scrittori maledetti, architetti visionari, edifici fantasmagorici e una Barcellona avvolta nel mistero popolano queste pagine con una plasticità descrittiva irresistibile e una scrittura magistrale.
L’amore che provo per Zafón mi ha fatto pre-ordinare questo libro su Amazon, mentre in trepida attesa controllavo ogni giorno lo stato dell’ordine pur conoscendo la data d’uscita.
I racconti, editi in Italia dopo la sua morte, ci conducono in un luogo magico in cui riascoltiamo per l’ultima volta la voce inconfondibile dello scrittore che ci ha fatto sognare.
Sei una delle perdite più grandi del nostro secolo, e conservo con amore e gelosia il libro col tuo autografo fatto con la penna glitterata azzurra: brillante e colorata come te, come il mare della tua Barcellona.
Carlos Ruiz Zafón: note biografiche
Autore di successo mondiale, ha vissuto a Los Angeles a partire dal 1993, dov’era impegnato nell’attività di sceneggiatore. Ha collaborato regolarmente con le pagine culturali di El País e La Vanguardia. Tradotte in oltre quaranta lingue, le sue opere hanno conquistato milioni di lettori e numerosi premi nei cinque continenti. Ha iniziato la sua carriera nel 1993 con una serie di libri per bambini e ragazzi, tra cui Il principe della nebbia, prendendo spunto dal suo lavoro come insegnante d’asilo.
Nel 2001 esordisce nella narrativa per adulti con il suo quinto romanzo, L’ombra del vento (Planeta, 2001), che, uscito in sordina in Spagna, ha conquistato col passaparola il vertice delle classifiche letterarie europee, diventando un vero e proprio fenomeno letterario: 8 milioni di copie vendute nel mondo (un milione e mezzo solo in Italia), acclamato come una delle grandi rivelazioni letterarie degli ultimi anni. Libro che è stato tradotto in più di 36 lingue, ottenendo numerosi premi internazionali, tra cui Premio Barry per il miglior romanzo d’esordio nel 2005.
Il 17 aprile 2008 esce per Planeta il secondo romanzo El juego del ángel. La tiratura iniziale di questo libro è la più alta per una prima edizione in Spagna. Il 25 ottobre 2008 esce per Arnoldo Mondadori Editore la traduzione italiana del romanzo, Il gioco dell’angelo, mentre nel maggio del 2009 esce in Italia Marina.
Il 7 maggio 2010 esce, sempre per la Arnoldo Mondadori Editore, per la prima volta nelle librerie italiane Il palazzo della mezzanotte, uscito in lingua spagnola nel 1994 con il nome di El palacio de la medianoche. La successiva opera, Il prigioniero del cielo (El prisionero del cielo, Planeta), è del 17 novembre 2011.
Il 22 novembre 2016 Mondadori pubblica Il labirinto degli spiriti (El laberinto de los espiritus), quarto libro della tetralogia dedicata al Cimitero dei libri dimenticati.
Muore a Los Angeles il 19 giugno 2020 all’età di 55 anni, in seguito ad un cancro al colon contro cui combatteva dal 2018.

Dalla Città di vapore al primo romanzo: libri che fanno sognare
Narrativa
Serie Il cimitero dei libri dimenticati (tetralogia composta delle seguenti opere):
- L’ombra del vento (2001)

- Il gioco dell’angelo (2008)

- Il prigioniero del cielo (2011)

- Il labirinto degli spiriti (2016)

Narrativa giovani
Serie La trilogia della nebbia (trilogia composta dalle seguenti opere):
- Il principe della nebbia (1993)

- Il palazzo della mezzanotte (1994)

- Le luci di settembre (2007)

Altre opere
- Marina (1999)

- La città di vapore (2020), postuma in Italia.

Le citazioni più belle di Carlos Ruiz Zafón
“Dimmi di cosa ti vanti e ti dirò di cosa sei privo.”
“Parlare è da stupidi, tacere è da codardi, ascoltare è da saggi.”
“Ogni libro, ogni volume possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.”
“La malvagità presuppone un certo spessore morale, forza di volontà e intelligenza. L’idiota invece non si sofferma a ragionare, obbedisce all’istinto, come un animale nella stalla, convinto di agire in nome del bene e di avere sempre ragione.”
“Non esistono lingue morte ma solo cervelli in letargo.”
“Il mondo non verrà distrutto da una bomba atomica, come dicono i giornali, ma da una risata, da un eccesso di banalità che trasformerà la realtà in una barzelletta di pessimo gusto.”
“Le donne, con rare eccezioni, sono più intelligenti di noi o, perlomeno, più sincere con se stesse rispetto a ciò che vogliono. Che poi te lo facciano sapere è un altro paio di maniche. La femmina è un enigma della natura. È una babele, un labirinto. Se le lascia il tempo di pensare, non ha più scampo. Cuore caldo e mente fredda. È il codice del seduttore.”
“Sai qual è il bello dei cuori infranti?” domandò la bibliotecaria. Scossi la testa. “Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi”.
“Non posso morire, dottore. Non ancora. Ho delle cose da fare. Poi avrò tutta la vita per morire.”
«Ha una brutta faccia» sentenziò.
«Indigestione» replicai.
«Di cosa?»
«Di realtà»
L’invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perché la sua anima non apparterrà mai a loro.
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