Eleanor Oliphant sta benissimo

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Eleanor Oliphant sta benissimo è un romanzo di Gail Honeyman del 2017 pubblicato in Italia da Garzanti. Questo libro ha vinto numerosi premi tra cui tra cui il Popular Fiction Book of the Year, il Costa First Novel Award e il The British Book Awards. È stato tratto anche un film dal romanzo (non ancora disponibile) dalla casa di produzione di Reese Witherspoon.

Chi è Eleanor?

A volte ho la sensazione di non trovarmi qui e di essere un frammento della mia immaginazione. Ci sono giorni in cui i miei legami con la terra sembrano così labili che i fili che mi tengono fissata al pianeta sono sottili come una ragnatela, come zucchero filato. Una violenta folata di vento potrebbe staccarmi del tutto, sollevandomi e facendomi volare via, come un seme di tarassaco.

Eleanor Oliphant conduce una vita semplice. Indossa gli stessi vestiti ogni giorno, mangia lo stesso pasto a pranzo ogni giorno e compra le stesse due bottiglie di vodka da bere ogni fine settimana. È abitudinaria, a tratti maniacale nel gestire le sue giornate ed è quello che si direbbe una persona solitaria. Vive a Londra, o meglio nella periferia, e si reputa una persona felice. Lavora in un’agenzia di graphic design, è laureata in lettere e ogni cosa di lei è “normale”, ad esclusione della cicatrice sulla sua guancia sinistra che le deturpa il viso. Il venerdì sera mangia la pasta col pesto e il sabato una pizza che ordina sempre nello stesso posto. 

Nel complesso, seppure sia una frana nel rapporto con gli altri, Eleanor è una persona per bene, onesta ed educata.

L’unica nota stonata – forse oltre alla vodka – che il lettore presagisce dall’inizio è la telefonata del mercoledì sera da parte di sua madre – una donna crudele che non fa che insultarla -, che la chiama dal carcere dove è rinchiusa.

Eleanor Oliphant sta benissimo – fino ad oggi

Il romanzo ha una svolta quando una serie di eventi casuali costringono Eleanor a confrontarsi con quella vita che lei tanto aveva avuto cura di tenersi lontana. I muri che ha costruito tra lei e le persone iniziano a sgretolarsi e una serie di sentimenti nuovi la faranno mettere in gioco per riscoprire anche sé stessa. 

Questi eventi, che agli occhi di una persona comune sono abbastanza normali, vengono vissuti da Eleanor come straordinari ed eccezionali. Le cure prestate a un uomo che sviene in strada, una festa di compleanno, un pranzo con un collega di lavoro, Eleanor scopre che il mondo intorno a lei non è grigio e ostile come se lo era figurato e i “mostri” da cui difendersi sono diversi da quelli contro cui lei stessa aveva eretto le sue barriere.

Alcune persone […] hanno paura della solitudine. Ciò che non riescono a comprendere è che possiede qualcosa di liberatorio: una volta che ti rendi conto di non avere bisogno di nessuno, puoi prenderti cura di te stesso.

Oltre le apparenze 

All’inizio il lettore non instaura subito un rapporto con la protagonista. La sua stessa sociopatia e il suo atteggiamento ostile sono difficili da capire. Questo è sicuramente il primo pregiudizio contro cui ci scontriamo.

Il secondo pregiudizio è quello di Eleanor stessa per il suo collega Raymond Gibbons. L’uomo dai capelli rossi poco curati, la barbetta bionda stopposa, sempre con una sigaretta in mano e nerd fino all’osso sarà giudicato duramente da Eleanor alla sua prima occhiata. Tuttavia egli riuscirà, con i suoi gesti genuini e sinceri, a diventare amico – il primo vero – di Eleanor. Ed è proprio grazie a lui che Eleanor scoprirà tante bellezze della vita, tra cui quanta bellezza le persone possono contenere (e non solo cattiveria).

Anche se è bello provare cose nuove e tenere la mente aperta, quello che conta è solo rimanere fedeli a ciò che si è veramente.

Lo stile di Eleanor Oliphant sta benissimo

Eleanor Oliphant usa un linguaggio forbito, arguto, attento. Il romanzo è in prima persona e quindi il lettore viene trascinato in questa grammatica attenta e perfetta ma non pesante. La scrittura è scorrevole, i dialoghi sono scritti in maniera eccellete, non annoiano e non appesantiscono la storia. Ogni passo è essenziale e, se qualcosa è superfluo, è anche divertente e quindi nel complesso è piacevole.


Conclusioni: Eleonor Oliphant sta benissimo

Eleonor Oliphant sta benissimo è un romanzo che racconta una bella storia e che ha grande forza empatica.

Eleanor conquista a fatica il suo equilibrio fisico e psicologico e abbandona con grande difficoltà il suo lato ingenuo e infantile. Quest’ultimo, se da un lato era ridicolo agli occhi del lettore, dall’altro rappresentava un efficace scudo contro una realtà dolorosa. E chi di noi non si è mai detto una bugia pur di non soffrire?

Ci avevo riflettuto sopra e avevo concluso che dovevano esserci delle persone per cui un comportamento difficile non era una ragione per tagliare ogni rapporto con te. Se gli piacevi […] allora, pareva, erano disposte a mantenere i contatti, anche se eri triste o agitata o ti comportavi in modo molto problematico. Era una specie di rivelazione.

Eleanor Oliphant è un romanzo che ha qualcosa da insegnare a tutti, e lo fa senza appesantire, con una grande ironia e leggerezza. È sicuramente un libro che fa bene avere sullo scaffale.

Eleanor è complicata, è tormentata, è “strana”, ma più di tutto è viva. Si porta dietro il peso di un passato con cui non riesce a fare i conti ed è intrappolata in una routine perfetta da cui all’inizio non vuole scappare. Quando poi nella sua vita entra Raymond, con le sue magliette colorate, la pancetta, le sigarette e le scarpe da ginnastica, la vita di Eleanor cambia.

Perché Raymond è la prima persona che riesce ad andare al di là delle apparenze, che tratta Eleanor come se un’amica. Una cosa che sorprende tutti, ma principalmente Eleanor stessa. Le loro vite si legano quando entrambi accompagnano in ospedale un vecchietto che si sente male sotto ai loro occhi e piano piano il loro rapporto si consolida tra pranzi fuori dal lavoro e visite alla madre di lui.

E poi c’è lui, il cantante, il sogno proibito, il progetto che deve essere realizzato. Una figura che Eleanor idealizza, un po’ come si fa con la prima cotta, immaginando le sue abitudini e la loro vita insieme.

Un progetto che Eleanor è costretta a portare avanti anche dalla madre, che deve sopportare di non aver avuto un figlio maschio.

Il mercoledì è l’unico momento della settimana in cui l’equilibrio sembra sempre sul punto di rompersi: la madre di Eleanor è crudele con la figlia e non si fa problemi a sputarle addosso sentenze colme di cattiveria che lei non si merita.

L’importanza di andare oltre le apparenze

Un libro che a prima vista può quasi essere scambiato per un thriller, ma che in realtà parla di maturazione e paura. Eleanor non si conforma alla società, non capisce il senso di andare a mangiare in un fast food oppure di spendere soldi in vestiti che non siano pratici. E immersi nel libro le critiche alla società che lei muove sono sottili, ma importanti. Perché dovremmo pagare per mangiare del cibo di pessima qualità in un vassoio che noi stessi dobbiamo sparecchiare?, si chiede lei. E in questo quadro cominciano a fuoriuscire alcuni dettagli della sua tremenda, inquietante vita con la madre.

È forse questa la cosa che mi è piaciuta di più di tutto il libro: che il lettore vive l’intera vicenda insieme ad Eleanor e che quindi è inconsapevole del passato della protagonista proprio come lo è lei.

Eleanor è un personaggio a trecentosessanta gradi, che ti penetra sottopelle e non se ne va. La sua storia atroce e travagliata ha un messaggio semplice eppure importante.

Noi non esistiamo soltanto nella nostra testa, ma anche nel modo in cui le altre persone ci vedono. Ed Eleanor ha cominciato a spezzare le catene che la tenevano prigioniera nel momento in cui qualcuno le ha rivolto un gesto gentile, smettendo di vederla soltanto come quella “strana” a causa della sua cicatrice e dei suoi modi di fare.

Qualcuno che non si allontana e che si preoccupa di lei, salvandole praticamente la vita.

Te la sei persa? Leggi la mia recensione a Kobane Calling di Zerocalcare qui!

Scopri chi sono

Sono nata a Napoli nel 1996. Leggo da quando aveva otto anni e ho finito il mio primo romanzo fantasy (ancora inedito) a 15 anni. Nel 2017 ho pubblicato la sua prima raccolta di racconti dedicata ai peccati capitali col titolo Inno Selvaggio. Il libro tratta i peccati in maniera allegorica (ad esempio Gola è un racconto di guerra in cui “il governo divora gli uomini”, Ira è la rabbia adolescenziale e ha come protagonisti ragazzini tossicodipendenti)

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”