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Gag ball

Avevo comprato dei nuovi giocattoli in un negozio che aveva appena aperto poco lontano dal mio ufficio. Decisi di fare una sorpresa a David e di non dirgli nulla finché non fosse tornato, magari lamentandosi della sua giornata pesante, senza sapere che lo aspettava una bellissima sorpresa.

Facevamo spesso giochi di ruolo e eravamo bravissimi, ma quel giorno più che un ruolo io volevo interpretare solo me stessa, succube del suo desiderio inarrestabile, della sua fame insaziabile.

Non vedevo l’ora di sentire il suo fisico grosso sopra il mio, esile. Da quando avevo tagliato i capelli corti e mi arrivavano alle spalle, David si era fissato a giocare con me come se fossi la sua prof. Diceva che avevo lo stesso taglio della sua insegnante di matematica del liceo, che era sempre stata il suo sogno erotico. E mentre lui si eccitava per me/lei, io mi eccitavo pensando a lui come studente insieme ad altri venti uomini che non aspettano altro che vedermi voltare per scrivere alla lavagna una formula qualsiasi.

Decisi di aspettarlo in camicetta da notte, con solo le mutandine e la vestaglia da camera sopra. Così avrebbe capito subito appena mi avrebbe visto.

Quando David rientrò lo sentii togliersi le scarpe, lasciare oggetti sparsi sul pavimento al piano di sotto e andare in bagno. Mi raggiunse a letto e mi tolse il libro dalle mani. Si era tolto la camicia ed era rimasto in canottiera e pantaloni, aveva lasciato la cintura per terra. Il suo corpo pesante si stese accanto al mio e l’odore di shampoo dei suoi riccioli ribelli – seppure corti – mi entrò nelle narici. Odorava ancora della pelle della sua valigetta, delle scarpe e di qualcos’altro. Riconoscevo il profumo della sua pelle un po’ sudata anche dietro quello di Paco Rabanne. 

Mi fece un sorriso e non disse nulla. Capii che era stanco. Io lo allontanai un pochino e mi spostai di lato. Allungai la mano per prendere la busta da sotto al letto e lui mi guardò perplesso. 

– Aprila. -, dissi e lui sorrise dubbioso. Aveva capito cosa conteneva?

David tirò fuori i nuovi giocattoli uno alla volta e io vedevo che si eccitava di più ad ogni scartocciamento. 

Il pavimento era pieno di scatoline e carte quando David mi guardò e tirò un sospiro soddisfatto.

Iniziò a spogliarmi e quando arrivò alle mutandine, me le sfilò piano, gustando ogni piccolo movimento. Mi massaggiò in mezzo alle cosce un lubrificante al cioccolato, poi iniziò a prendermi a morsi in ogni parte dove l’aveva messo per poi baciarmi in bocca e farmi sentire il dolce.

Il Butt plug con la codina da coniglio mi faceva sentire la protagonista di un film porno e un po’ cretina allo stesso tempo, però dovevo ammettere che era piacevole. Lo avevo messo prima che lui arrivasse e non ci volle molto perché lo scoprisse, non appena arrivò con le mani al cioccolato un po’ più in là.

Lasciai che David godesse di me come voleva, mi infilò la gag ball in bocca e io non protestai, poi il corsetto di pelle con le corde e io lo lasciai fare, senza resistere ma senza aiutarlo.

Quando non riuscì più a resistere iniziò a spogliarsi.

Non potevo parlare e quando mi fu sopra lo schiaffeggiai con tutta la forza che avevo nella mano. David rise, si portò la mano alla bocca e guardò la macchiolina di sangue sul palmo, fece segno di no col dito e scese dal letto. Lo seguii con lo sguardo e vidi che apriva l’armadio.

Tirò fuori delle corde rosse e sottili e mi raggiunse, mi spinse con la mano sul petto e si mise a cavalcioni su di me. Mi legò insieme le mani (era bravissimo coi nodi) e poi le strinse attorno alla spalliera del letto. Allora io sollevai le cosce e le gliele passai davanti, appoggiando le mie caviglie sulle sue spalle. Ero già bagnata di lubrificante e di eccitazione ma David continuò a toccarmi fino a che non lo implorai di prendermi, nel modo più eloquente che potevo, considerando che non potevo parlare.

Obbedì, mi prese così, guardandomi negli occhi e spingendomi le ginocchia sul petto fasciato di pelle mentre io non potevo né parlare né muovere le braccia. Dopo un po’ sostituì la gag ball con il suo sesso e mi prese a schiaffi fino a che non lacrimai. Mi faceva male ma non volevo che smettesse, volevo che mi facesse ancora più male, restando dentro di me. Era una sensazione strana, ma lui mi capiva, così mi fece voltare, tolse il butt plug e si sostituì a lui.

Lo sentii gemere mentre mordevo il cuscino e ancora non potevo muovere le braccia, ormai addormentate. Il frustino rosa mi colpì più volte, sulle natiche, sulle cosce e anche sulla schiena e ogni volta io gemevo, tra le lacrime e il piacere. David si fermava ma io gli chiedevo di continuare e lui venne così, dentro di me, mentre io mi sentivo piena di fuoco e di sangue, come se qualcosa di remoto e nascosto fosse uscito finalmente allo scoperto.

Il liquido mi scorreva tra le cosce mentre David si era fatto da parte sul letto e aveva iniziato a slegarmi. Lento come il rituale iniziale, tolse un piccolo pezzo alla volta, fino a che non fui completamente libera. I segni sul corpo di tutte quelle cose strette e legate ci avrebbero messo un po’ a sparire, ma ero contenta. Dopotutto, anche quello era parte del gioco.

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Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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