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Gocce – Racconto erotico

Questo racconto è il continuo di Whiskey. Se te lo sei perso, leggilo prima di proseguire!

– Va’ a prenderci da bere. –, mi ordini con la faccia seria. – Poi vieni qui e accenditi una sigaretta. –
– E tu? –, chiedo col col fiato che si accorcia.
– Io ti tocco mentre lo fai. –.

Torno con due bicchieri pieni, tu seduto in una posa rilassata sul divano di pelle, mi guardi con quegli occhi provocatori che sono sempre più pieni di quello che sembrano. Appoggio il bicchiere pieno sul tavolino per costringerti a muoverti, alzi un sopracciglio di disapprovazione, io sorrido.

Prendo una sigaretta dalla borsa e faccio un sorso di quel whiskey che mi sembra leggero per quanto mi sento già eccitata. Apri un cassetto del tavolino e tiri fuori un accendino intarsiato d’argento, molto elegante anche se un po’ pacchiano. Avvicino le labbra all’accendino guardandoti negli occhi, intravedo le tue iniziali incise sul metallo. Il fumo della sigaretta vola verso l’alto, la tua mano mi tocca l’interno della coscia e me lo stringe in una morsa, sento le unghie che si conficcano nella carne e quel dolore mi dà uno strano perverso piacere.

Quando arrivi a toccarmi le labbra e entri dentro ho già finito il whiskey e mi sto assaporando la sigaretta. Faccio un tiro più forte, lo trattengo e avvicino la bocca alla tua. Succhi tutto il fumo mentre esce dalla mia bocca e la tua mano gioca dentro di me. Avanti e indietro, dentro e fuori. Il mio corpo segue il movimento della tua mano, le mie labbra sfiorano le tue, tese verso di me, ma non si uniscono mai.

Quando la sigaretta finisce mi avvicino perché voglio mettermi a cavalcioni su di te, mi spingi con la mano e mi afferri il viso, portandotelo in mezzo alle gambe. Mi inginocchio.

Le tue vene che si gonfiano e il sangue che affluisce al tuo sesso fino alla mia bocca è una sensazione bellissima. Mi sembra di dominare qualcosa di vivo che non vede l’ora di scoppiare, come un vulcano che attende di esplodere.

 

Ti sento mentre godi, la tua mano arrendevole appoggiata sulla mia testa guida i miei movimenti, li approva. Ad un tratto mi stringi i capelli, sollevo lo sguardo e incontro il tuo. Vengo a baciarti e sento il sapore di fumo e di whiskey che si mischia nelle nostre bocche. 

– Voltati. – mi dici. Obbedisco e mi giro. Sono in piedi davanti a te, le librerie del tuo studio di fronte a me sono piene di storie peggiori di questa. 

La tua bocca tocca la mia schiena e io emetto un gemito, un brivido incontrollabile mi rende famelica. Ho voglia di prenderti e di averti dentro di me, tutta l’attesa mi sta uccidendo. Lo so che lo sai, lo so che lo stai facendo apposta a farmi aspettare, stai aspettando un mio scatto per darmi uno schiaffo, per farmi un po’ di quel male piacevole che non ho dimenticato.

Mi piego in avanti, appoggio i gomiti al tavolino e non ti guardo. La tua lingua tocca tutto, dal mio fondoschiena, al mio ano, alle e mie labbra, per scendere fino in fondo, dove non riesco a trattenere un tremore. Mi baci, mi mordi, mi lecchi tutto quello che riesci a raggiungere. Mi tormento aspettando che tu mi entri dentro. Quando le tue dita lo fanno un’ebbrezza e un fuoco mi salgono dal ventre fino alla testa. Godo mentre tu giochi con tutti i miei buchi, senza paura di farmi del male, che io possa gridare o gemere troppo forte. È tardi, siamo soli, ogni cosa si consuma in questo ufficio del tribunale senza nessuna giuria.

Io sono l’unico giudice di questa tortura bellissima a cui mi sottoponi, l’insaziabile attesa.

Vedo che ti tocchi, so che lo stai facendo mentre guardi ogni centimetro della mia sottomissione, tutta la mia natura esposta alle tue mani, al tuo corpo. Ad un certo punto mi dai un morso sulla natica destra e quasi subito sento uno schiaffo su quella sinistra. Mi alzo e mi volto verso di te, ti sei alzato e mi stai guardando, mi afferri la faccia con una mano, stringi forte le mie guance e i capelli che si sono incastrati, mi stai facendo male ma non protesto. Faccio un passo indietro e inciampo nel tavolino, mi afferri per non farmi cadere e un attimo dopo siamo avvinghiati, ci stiamo baciando con foga, con forza, con un trasporto che va oltre tutta la carne che ti posso mordere.

Mi trascini di nuovo verso il divano, ti siedi, finalmente sono sopra di te, mi penetri scivolando dentro senza nessuna difficoltà. Il tuo sesso è come acqua fresca su una ferita o come fuoco nella neve, dentro di me l’effetto di una tempesta.

Mi muovo sopra di te mentre mi mordi il collo, il seno, le braccia, le mani. Non c’è niente che non vorrei fare se non farti riempire ogni mio vuoto. Come se mi avessi capito, la tua lingua entra nella mia bocca e le tue dita mi entrano da dietro, mentre ancora godo del tuo sesso che entra ed esce ad un ritmo che è già musica. 

Vengo e tu mi lasci fare, mentre ti lecco la bocca, le guance e il collo e aspetti di potermi fare quello che vuoi. Quando il mio orgasmo è finito mi spingi e mi dici: – Vai a prendere il Whiskey. -. Obbedisco, ancora inebetita ed ebbra, e probabilmente anche brilla. Ti porto la bottiglia, sei seduto come prima ma questa volta non sei rilassato. Il tuo sesso è ancora dritto, gonfio, pieno, mi aspetta. –

– Girati e siediti sulle mie ginocchia. -. Anche questa volta obbedisco e mi appoggio con il culo sulle tue ginocchia, che si chiudono un poco per farmi sedere. 

– Togli i capelli. -, dici e intanto le tue mani me li spostano, scorrono lungo la mia schiena che si inarca, come quella di un gatto.

– Brava. -, mormori tu. -Piegala…  e ora stai ferma. -. Un attimo dopo sento un liquido freddo che parte dalla mia nuca e mi scorre dappertutto. La tua mano era già pronta alla mia reazione e dopo il brivido mi trattiene seduta. La sento spingere sulla mia spalla mentre emetti un sospiro.

– Non mi guardare. -, dici e ripeti l’operazione. Questa volta lo lascio scorrere e aspetto la tua lingua che lo lecca. Aspetto e in realtà già sto godendo. Mi masturbo lentamente mentre tu pure lo stai facendo. Ad un tratto mi afferri i fianchi e con delicatezza mi fai scorrere sulle tue cosce, avvicinandomi a te. 

Mi infili due dita nell’ano e io avvampo, sento il tuo desiderio mentre mi avvicino e lentamente mi penetri. Le tue mani mi stringono le natiche, le mie mi toccano con veemenza fino a che non mi rilasso completamente abbandonandomi a te.

I tuoi gemiti sono più forti dei miei e guardandoti ti vedo sudato e con un’espressione piena, infiammata, violenta. Io anche sono imperlata di sudore su tutto il corpo e le tue mani mi scivolano addosso.

Quando finalmente vieni, sento finalmente quel vulcano che tanto desideravo esplodermi dentro.

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Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

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