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Pablo Neruda: 5 raccolte da leggere almeno una volta nella vita – Articolo – Claudia Neri

Il 12 luglio Pablo Neruda avrebbe compiuto un altro anno: è nato a Parral, nel cuore lungo del Cile, nel 1904. È uno di quegli anniversari che mi piace ricordare, perché Neruda è stato uno dei primi poeti adulti che ho letto davvero — avevo dodici, tredici anni, ed era luglio anche allora. Mi sono innamorata della sua lingua prima ancora di capirla del tutto, e mi sono accorta solo dopo che la poesia sudamericana mi sarebbe rimasta addosso per sempre.

Se non lo hai mai letto, o se ti sembra di averlo solo sfiorato fra una citazione su Instagram e una frase su un quaderno di scuola, questo è il momento giusto per iniziare. Ti propongo cinque raccolte di Pablo Neruda in un ordine che ha senso per chi entra adesso nella sua opera: non cronologico, ma di prossimità. Si parte dal Neruda che colpisce subito, si arriva al Neruda che resta. In tempo, se vuoi, per regalarne una copia a qualcuno a cui vuoi bene per il 12 luglio.

1. Venti poesie d’amore e una canzone disperata (1924)

Si comincia da qui per una ragione molto semplice: è la porta più larga. Neruda aveva diciannove anni quando pubblicò questo libro, e si sente. C’è tutta la voce giovane, ferita, esagerata di un ragazzo che scopre l’amore e lo perde, e che ha già la lingua per dirlo come nessuno. È la raccolta che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, ed è quella che probabilmente ti tornerà alla mente a tradimento, anni dopo averla chiusa.

A me capita ancora. Mi pesco a pensare Posso scrivere i versi più tristi questa notte in italiano e in spagnolo allo stesso tempo, perché certi versi del Poema 20 sono entrati nella mia testa quando avevo l’età sbagliata per capirli, ma quella giusta per sentirli. È un libro che consiglio a chi è giovane, a chi è stato giovane, e a chi sta attraversando un addio: in tutti i casi, funziona.

2. Canto General (1950)

Poi serve fare un salto: dal poeta dell’amore al poeta politico. Il Canto General è un’opera mastodontica — quasi mille pagine nell’edizione integrale — in cui Neruda prova a fare quello che nessuno aveva mai osato: scrivere il poema dell’America Latina intera. Dalla preistoria alla conquista, dai dittatori ai minatori, dalle foreste alle città. È un libro che si attraversa, non si legge soltanto.

Se l’idea ti spaventa, parti dalla sezione più celebre, Alture di Macchu Picchu: dodici canti scritti dopo che Neruda visitò la cittadella inca, e che da soli giustificano l’intera raccolta. È qui che capisci perché nel 1971 il Nobel arrivò quasi a confermare ciò che mezzo mondo sapeva già, e perché si studia il suo nome insieme a quello di Whitman. È poesia civile che non rinuncia a essere bellissima: una combinazione rara, allora come adesso.

3. Odi elementari (1954)

A questo punto della lista ti ho già portato dall’innamorato al cantore di popoli. Le Odi elementari sono il contrappeso perfetto: Neruda che si abbassa, e con la stessa lingua immensa scrive odi alla cipolla, al pomodoro, ai calzini di lana che la moglie di un amico gli aveva regalato. Sì, ai calzini. Ed è meraviglioso.

È una raccolta che amo profondamente, perché ribalta l’idea stessa di cosa meriti una poesia. Se hai passato un periodo in cui niente ti sembrava abbastanza grande da raccontare, leggi le Odi: dopo, anche tagliare una cipolla in cucina diventa una piccola cerimonia. È il libro di Neruda che regalo più volentieri agli amici che dicono “la poesia non fa per me”: funziona sempre, perché parte dalle cose che hanno già in casa.

4. Cento sonetti d’amore (1959)

A trentacinque anni di distanza dai Venti poesie, Neruda torna a scrivere d’amore — ma è un altro amore, e un altro uomo. I Cento sonetti sono dedicati a Matilde Urrutia, la donna con cui visse fino alla morte, e la differenza con la voce del 1924 è il salto di una vita.

Qui non c’è più il ragazzo che perde, c’è l’uomo che resta. I sonetti sono divisi in quattro sezioni — mattino, mezzogiorno, sera, notte — e attraversano un amore quotidiano fatto di mani, di pane, di stanze condivise. È la raccolta che consiglio a chi pensa che l’amore maturo non meriti versi belli quanto quelli della passione adolescente: Neruda dimostra il contrario, sonetto dopo sonetto. Pensa solo al famosissimo sonetto diciassettesimo, quello del verso t’amo come si amano certe cose oscure: porta a casa quella riga, e capirai perché la lista non poteva finire prima.

5. Confesso che ho vissuto (1974)

Si chiude in prosa, e si chiude con la sua voce diretta. Confesso che ho vissuto sono le memorie di Neruda, uscite pochi mesi dopo la sua morte nel 1973, in piena dittatura cilena. Non è un libro di poesia in senso stretto, ma è il libro che ti spiega tutta la poesia che hai letto fino a qui.

Ci sono l’infanzia nel sud piovoso del Cile, gli anni da console in Asia, l’esilio, la Spagna della guerra civile, l’amicizia con Lorca, le navi, le donne, la politica. È un libro che si legge come un romanzo e che si chiude con una stretta al petto, perché sai com’è finita la storia — e Neruda, scrivendo, lo sapeva pure lui. Lo consiglio per ultimo non per importanza, ma perché è quello che dà senso a tutto il resto.


Cinque libri, una vita intera. Se hai tempo prima del 12 luglio, prova a procurartene almeno uno: anche solo i Venti poesie d’amore in edizione economica, da tenere sul comodino e aprire a caso. La poesia di Neruda è di quelle che reggono benissimo le riletture salteggiate, una pagina ogni tanto, quando serve.

Buona lettura. E se ti piacciono questo tipo di percorsi — consigli di lettura, recensioni, racconti — ci troviamo anche su Instagram, @parole.mute.

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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