GOLA ~ Parole Mute ~ Inno Selvaggio ~ Claudia Neri

GOLA

Gola

Foto di Marzia Bertelli

2 giugno

Caro Jonathan,

Ti chiederai perché sto scrivendo proprio a te dopo tutto questo tempo. Vedi, dopo quello che è successo ho ragione di pensare che ancora sei rimasta l’unica persona a questo molto oltre me a cui possa interessare qualcosa di Samuel.

Spero che non ti sentirai in alcun modo offeso dalle parole che leggerai, sono soltanto uno sfogo e anche una confessione nei confronti di qualcuno a cui mi sento legata ancora un po’.

Sua moglie, ormai ex moglie, si è risposata e non mi permette nemmeno di vedere il bambino, sangue del mio sangue, che l’ho aiutata a tenere in grembo con tutte le cure possibili. Immagino il piccolo Max che le chieda: ‘Mamma perché non posso vedere nonna Helen?’ e lei che inventi qualche storia assurda, magari che sono morta, magari sono morta davvero.

Tu sai che mio figlio ha combattuto la guerra nel Vietnam? Lo sai, io credo.
È partito due anni fa esatti, non ho fatto apposta a scegliere il giorno, lo giuro, tuttavia ogni anno in questo giorno succede qualcosa di particolare che mi riconduce sugli oscuri pensieri dove vedo che il Vietnam è stata l’angoscia della mia intera vita, tuttavia non parlerò di questo.
È stata uno scempio nell’omicidio incondizionato di anime come tutte le guerre del mondo.

I soldati sono assassini, e lo Stato non è Dio che può decidere quale uomo sia giustamente morto oppure no. No, ogni soldato che muoia in guerra è perduto, ogni soldato che spari in guerra, è già venduto.
Samuel ti ha conosciuto che era appena bambino come io ho conosciuto te. So che ora vivi lontano, ti sei trasferito, ma sappi che se vuoi venirci a trovare che la porta di questo posto, che è anche un po’ tuo, è sempre aperta per un vecchio amico.

Uso il plurale ma sono rimasta sola ormai in questa enorme casa, penso sempre che dovrei lasciarla ma poi penso anche che non saprei dove altro andare.

Samuel mi ha scritto in una delle sue ultime lettere (quando le telefonate sono diventate un sogno) che quando sarebbe tornato, ti avrebbe chiamato e invitato a uscire. Voleva lasciarsi alle spalle i vecchi rancori per ricominciare da capo con le persone che contano davvero. La guerra lo aveva cambiato, così mi ha detto, e mi ha detto anche che lì in mezzo capisci cosa ti manca davvero e cosa è importante davvero ricordare per non scoppiare, per non impazzire, e tu eri una di quelle cose. Gli chiesi se voleva che mi procurassi il tuo indirizzo, ma rispose che preferiva fare tutto da vicino, una volta tornato, aveva fiducia.

Non ti ho nemmeno chiesto come stai, perdonami. Mandami notizie tue e della tua famiglia, so che hai una bambina ora, forse due. È passato così tanto tempo… l’indirizzo è scritto sulla busta, spero che tu voglia rispondere. Se non per me, fallo per la memoria di Samuel che tanto ha tenuto a te.

Con amore,
Helen

Claudia Neri

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