LUSSURIA

Lussuria

Foto di Marzia Bertelli

La notte in cui la storia comincia non prometteva nulla di buono per i suoi attori, che nel buio e nella tempesta di questa città interpretavano le parti della recita più difficile, nell’intrigo della realtà che non è scritta.

Nella pioggia incessante le gocce erano così fitte che non si riusciva a vedere nulla oltre il proprio naso e, in questa enorme New York, nessuno restava per strada escluso qualche barbone e le prostitute nei quartieri più bassi, per il resto della gente era preferibile non lasciare le proprie case.
Nel mezzo della città c’era però un locale che nonostante la pioggia contava al suo interno parecchi clienti e in cui alle undici e un quarto del giovedì sera qualcuno suonava jazz. Una tromba, un pianoforte e una voce femminile, una donna di colore che interpretava dei bellissimi brani.

Dall’altra parte della strada c’era un uomo.

Indossava un grosso e consumato cappotto di pelle nero, lungo fino alle sue ginocchia. Era sproporzionatamente alto e robusto e i capelli sul suo capo erano tagliati cortissimi.
Una cicatrice attraversava l’alto della sua fronte fino all’occhio sinistro, i suoi occhi erano piccoli, chiari e rugosi mentre il naso era rovinato evidentemente da troppe risse e le labbra carnose mostravano una ferita recente sul lato.

Era una di quelle persone che più la si osserva più ci si aspetta che abbia poco di una storia umanamente desiderabile e, al contempo, di cui le cicatrici rivelano molto del passato. Portava degli anfibi neri, e anche il pantalone era scuro.
Non c’era nessuno a farlo, ma chiunque si sarebbe chiesto cosa facesse lì indisturbato un uomo del genere, nel mezzo dei quartieri alti, fuori ad un locale frequentato da collegiali, a quell’ora di notte, assolutamente immobile.
All’interno i tavoli erano quasi tutti occupati e la musica procedeva indisturbata.

– Nancy, vuoi ancora da bere? – – No, grazie Ted, sto apposto così. – Ted Mittens, Nancy Shinerm.

Lei era una delle ragazze più belle di tutta la nuova città. Aveva i capelli biondi che le arrivavano sul collo e li teneva sistemati come le ragazze di una rivista di moda con una piccola fascia sulla fronte, gli occhi erano svegli e accesi di un verde lago profondo che trasmetteva una sensazione accogliente. Il naso era francese e le sue labbra avrebbero fatto impazzire qualsiasi uomo, per non parlare delle melodie splendide che sapeva cantare il suo sorriso quando improvvisamente ti colpiva vedendoti arrivare da lontano.

Il suo corpo non era seducente, ma incredibilmente bello.
Le sue spalle erano piccole, contenute, come se lei avesse paura di mostrarsi al mondo, le braccia pallide e delicate. Le sue mani erano curate e gentili, con dita sottili.

I seni erano perfettamente proporzionati a lei e coperti, come faceva sempre, a metà tra ciò che era la libera richiesta di ammirazione del suoi petto e collo così meravigliosi, e ciò che escludeva qualsiasi volgarità o istigazione.I fianchi di Nancy erano leggermente pronunciati da sotto i vestiti e le gambe magre erano rette da piedi piccoli e sottili.

Il suo fascino non risiedeva tanto in questo corpo meraviglioso ma nella sua capacità di intrattenere chiunque e far sentire la sua mancanza quando era assente in qualche posto dove era solita essere andare, o anche dove era stata presente una volta sola.

Non saprei dire con esattezza quante persone della città la conoscessero, ma con sicurezza affermo che nessuno l’avrebbe dimenticata: una strana voluttà circondava la sua figura, che spesso induceva ad una sensazione di distacco, come potrebbe fare qualcosa di sacro, di spirituale più che di fisico.
In tutto ciò che faceva, aleggiava tuttavia un’ombra del suo passato, che non c’era bisogno di raccontare per chi le viveva vicino.

Tre anni prima, la sua famiglia aveva perso la sorella gemella di Nancy, mai più ritrovata, né viva, né morta. Chiunque conoscesse la verità, mezza città almeno, non toccava mai l’argomento né tantomeno lei vi faceva riferimento, escluse rare volte in cui si sfogava tra le braccia dei suoi genitori o di qualche intimo amico. Le sue spalle portavano questo peso da così tanto tempo che ormai ogni parte di lei trasudava, in piccola parte, le ombre che attanagliavano i suoi pensieri. In ogni sorriso, aleggiava la mancanza. C’era di diverso in lei, per chi sapeva guardare.

Continua a leggere il resto della storia qui.

Claudia Neri

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