1984

Equilibrio_MarziaBertelli (2)

Foto di Marzia Bertelli

Sembra strano come a volte l’unica scelta possibile sia l’unica scelta possibile.

Eppure, certe volte non riesci a guardare oltre quella scelta al punto che ogni altra alternativa è oscena e impresentabile.
Sai che puoi solo andartene. Dove? È irrilevante. Non c’è assolutamente alcuna ragione che trattenga le tue gambe, solo una catena attorno al tuo cervello.

Prese una maglia qualsiasi, un paio di scarpe, lasciò il telefono nella borsa sul letto e uscì.
Qualche attimo dopo si ritrovò che correva, i piedi che sfioravano l’asfalto, il sole battente sulla testa e sugli occhi e la bocca socchiusa per respirare meglio.

La verità è che quando inizi qualcosa in realtà è sempre la fine di qualcos’altro, la fine della cosa precedente, quindi sarà sempre un circolo vizioso rotondo e angosciante di cui non verrai a capo mai.
C’erano tante voci nella casa ma per quanto si sforzasse non riusciva a riconoscerne nessuna. Tutti sconosciuti, madre padre, famiglia, amici, tutti quanti.

Ricordava bene i dettagli di quella giornata ma d’un tratto le parvero anni luce lontani, come se non fosse mai successo niente, lei non fosse lì, quel corpo fosse di qualche altra persona, di una ragazza che non conosceva.

  • Lasciami il tempo di un mese per comporre la melodia più bella del mondo, divento ricco e famoso e poi muoio. – – Un mese? –
  • Sì, mi chiudo in casa e compongo l’angoscia in note, poi posso uccidermi. –
  • Devo aspettare così tanto? –

Nell’aldilà ci si perde. Se poi non si fossero trovati?

Una maschera per proteggersi quando non esiste più la pelle sopra la carne e la carne sopra il sangue.

L’aria era completamente ferma, immobile, piatta. Non c’era un filo mosso da niente.
Stai camminando sull’aria o nuotando nell’asfalto?
Stai sentendo quello che ti succede intorno?

Il vento che si infrange sulla pelle che vi corre incontro attraversa tutto il corpo in un brivido solitario, mentre ogni fibra del corpo sembra gridare alla libertà che mai nessun uomo al mondo ha potuto vedere. Nessun essere umano è costretto, ognuno di loro non sa essere libero.

Ancora qualche passo, ancora fiato che il corpo perde, ancora e ancora.
Non importa quale sia il luogo da raggiungere, non importa se sia fissa una meta, basta continuare a correre senza lasciarsi andare.
Legò i capelli d’un tratto, fermandosi in mezzo alla strada, nessuno la guardava e lei si sentiva invisibile, come se una forza la spingesse ad essere un tutt’uno con l’asfalto, i rumori, i passi della gente e il gas dei veicoli, l’aria l’acqua e ogni cosa.

Non era null’altro che la continuazione dell’esistenza delle cose stesse.

Riprese a correre, poteva sentirsi tutto e nullità, poteva scegliere, come mai avrebbe immaginato, di essere ogni cosa oppure nessuna cosa.

Continua a leggere il resto della storia qui.

Claudia Neri

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