AVARIZIA ~ Parole Mute ~ Inno Selvaggio ~ Claudia Neri

AVARIZIA

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Foto di Marzia Bertelli

Durante la lezione di pedagogia, ricordo che il professore espose alla classe una teoria che amava, assurda ma innovativa in cui egli credeva fermamente.

Proponeva di ricavare energia dagli studi di Oppenheimer modificando il sistema di controllo della forza dell’esplosione, così che gli effetti devastanti che aveva prodotto durante la guerra di quasi due secoli prima fossero del tutto annullati.

Ovviamente nessuno di noi studenti osava contraddirlo ma io, Benjamin Miller, terzo corso sull’evoluzione terrestre, sorridevo ad ogni sua supposizione, forse perché le illusioni degli altri mi sembrano oscene, forse perché sono semplicemente inutili. Dobbiamo rassegnarci ad un mondo in cui l’elettricità dei nostri computer, luci, cucine, auto proviene dallo sfruttamento della forza idrica, eolica e del gas dei geyser. Addirittura udii che uno dei nuovi candidati al governo della nostra Contea stesse supponendo di ricavare forza e potenziale energia dalle esplosioni vulcaniche e dai terremoti, così frequenti delle zone italiche e nipponiche e dell’America occidentale.

Come poteva un essere umano sano di mente immaginare che catastrofi così orribili, sventure così profonde potessero concorrere a supportare l’umanità?

Nelle regioni in questione questi fenomeni avevano portato allo spopolamento quasi assoluto, con una diminuzione della popolazione del settantacinque percento, tra morti, dispersi ed emigrati. Una specie di diaspora naturale. Eppure questo pazzo, voleva sfruttare le forze di questi distruttori per creare energia su cui fondare uno stato.

Il professore ci aveva spiegato, tempo addietro, che, non ricordo quale pedagogista, aveva immaginato uno stato ideale in cui il principe governante agiva così: quando c’era da scegliere tra due proposte o più per il bene del suo popolo egli aveva accanto a sé da un lato un costruttore, e dall’altro un cacciatore. Il primo gli mostrava tutti i lati benevoli delle proposte, il secondo i malevoli, seguendo una logica personale. Alla fine, il capo dello stato decideva cosa fare e il risultato era che il suo paese, non so per quale assurda ragione, risultava sempre contento e felice.

Mentre tornavo a casa, con la mia vecchia Wrangler dell’80, vidi le strade disseminate di cartelloni elettorali coloratissimi, che creavano un arcobaleno assurdo di colori illusori e allegri. Un altro motivo per cui amavo le elezioni, tuttavia qualche centinaio di metri più avanti sulla stessa strada mi accorsi di qualcosa di insolito che accadeva nella mia cittadina così pacata: guidavo sulla strada principale che mi divideva dai quartieri abitati quando notai un uomo che disperato correva verso qualcosa, alzando lo sguardo vidi che qualcosa era l’ambasciata dell’Engliterra, che distava ormai poche decine di metri da lui. Mi resi conto molto presto che non stava solo correndo ma stava scappando da quattro, no cinque, militari armati che lo inseguivano furiosamente senza però osare sparare per evitare di colpire i presenti seppur pochi passanti allibiti.

Continua a leggere il resto della storia qui.

Claudia Neri

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