Le mani di sara

kissing+ (2)

Guardavo Sara senza sapere cosa fare.
Ci eravamo baciate e adesso stavamo a pochi centimetri di distanza, occhi negli occhi, con le labbra socchiuse.
Mi aveva baciato come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Le nostre vite ingarbugliate le avevamo lasciate fuori dalla porta. Casa sua odorava del suo profumo forte, le luci erano spente, io ero inciampata nelle cose lasciandomi guidare dalla sua mano per le stanze. La camera da letto era in penombra, riconobbi pochi oggetti.

I suoi occhi neri mi penetravano con intensità, mi spostò una cioccia di capelli dal viso.
La mia espressione tradiva la mia agitazione, Sara mi sorrise senza dire niente e avvicinò il suo volto al mio.
Il secondo bacio fu più intenso del primo, la sua bocca sapeva di fresco, forse di uno dei drink che aveva bevuto.
Con la sua lingua cercò la mia, mi bagnò le labbra e i loro contorni. Le sue labbra sottili accendevano ogni mio desiderio, le mani mi tremavano.
Volevo assaporare tutto di lei, passare la mia lingua su ogni lembo della sua pelle.
Il mio corpo seguì il mio desiderio, le baciai le guance, il naso, gli occhi, il collo.
Sara sorrideva e mi stringeva la testa.

Quando mi slacciò il vestito leggero, io ero di fuoco ma ebbi un brivido.
Sara fece scorrere lentamente le sue dita sul mio collo fino al seno. Prese in bocca il mio capezzolo destro e iniziò a succhiarlo.
Le sue labbra divennero sempre più voraci fino a che non mi strinse con i denti. Un gemito più forte degli altri la fece ritrarre.
Portò il viso di fronte al mio e mi baciò.
Ad ogni bacio diventava più invadente, più violenta.

La sua mano destra si infilò tra le mie cosce, le mutande erano già bagnate. Sara le scostò strappandole un poco e cominciò a toccarmi.


Mentre lei guidava le sue mani sopra di me, io provavo un calore che non avevo mai sentito. Volevo che lei lo sentisse, lo vedesse, ne godesse con me.

Mi spinse verso il letto, ci caddi di schiena e Sara mi afferrò gli slip e me li tolse. Poi si tolse gli shorts e la maglietta. Il suo corpo nudo, esile sembrava molto diverso adesso.

Con quei movimenti sicuri, così potenti mi faceva venire voglia di stringerla, di dominarla, di assorbire ogni sua cellula.

Sussurrai il suo nome, lei mi guardò e mi infilò dentro l’anulare e il medio, godendo della mia espressione.
D’istinto le presi il reggiseno e glielo sciolsi, feci al suo seno quello che lei aveva fatto col mio. Afferrai entrambi i seni con tutte e due le mani e glieli leccai, li morsi, li strinsi.

La guardavo godere, le labbra umide socchiuse che ansimavano. Più lei godeva, più godevo io.

Non ricordo come finimmo entrambe nude. Il suo corpo caldo attaccato al mio col quale si fondeva in ogni parte. Chiamavo il suo nome e le mie mani esploravano il suo corpo con frenesia. Non riuscivo a smettere di toccarla, anche facendole male.

Afferrava le mie mani e le stringeva quando conficcavo le unghie nella sua carne, però non le toglieva. Non mi chiedeva di smettere. Stringeva o mordeva più forte quando lo facevo io.

Sara mi baciò l’addome solleticandomelo, lentamente scese tra le mie cosce e le mie labbra già bagnate si incontrarono con le sue.

Sentivo ogni piccolo movimento che faceva ingigantito, amplificato dal piacere e dall’ardore dei suoi gesti sicuri. Le sue mani che mantenevano le mie natiche come se fossero una coppa da cui bere.

I suoi capelli mi sfioravano la pelle su e giù, avanti e indietro, dentro e fuori e ogni direzione mi riempiva sempre di più. Il mio corpo si muoveva in funzione di lei. Alzavo e abbassavo il bacino cercando di entrarci dentro più possibile.

Sara m’inumidì il sedere prima di infilarci il dito medio. Afferrò con il pollice della stessa mano l’altra bocca e penetrò a fondo.

All’inizio mi fece male e mi ritrassi, poi mi lasciai andare all’estasi delle sue dita dappertutto: una mano dentro, una mano in bocca, la lingua tra i capezzoli.

Quando venni Sara lasciò cadere la sua testa sul mio addome e si leccò lentamente le dita. Il suo profumo, misto a sudore e liquidi corporei, si fuse col mio, senza lasciare spazio a nient’altro.

Claudia Neri