Memorie di Adriano - Marguerite Yourcenar - Recensione di Claudia Neri

Memorie di ADRIANO – Marguerite Yourcenar – analisi e recensione

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Memorie di Adriano è un libro di Marguerite Yourcenar pubblicato in Italia da Einaudi.

È una raccolta epistolare seguita dai taccuini di appunti in cui l’autrice ripercorre la vita dell’imperatore romano Adriano come se fosse lui stesso a scrivere al suo successore Marco Aurelio.

Con questo libro ho scoperto di potermi innamorare di un uomo vissuto duemila anni fa, la cui bellezza interiore si percepisce attraverso l’aura di potere e sovra-umanità che emana attraverso le parole della scrittrice.

Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi: la mia prima patria sono stati i libri.

Marguerite Yourcenar

Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite de Crayencour (Yourcenar è l’anagramma) è nata a Bruxelles nel 1903. Il suo primo volume di poesie, Le Jardin des chimères (1921), già preannunciava il tema ricorrente nella sua opera: la rivisitazione in chiave moderna della storia e della mitologia. Un viaggio in Italia le ispirò il romanzo La moneta del sogno (1934), centrato sul contrasto fra sogno e realtà.

L’autrice Marguerite Yourcenar

È proprio nell’anno della pubblicazione del libro appena citato che la Yourcenar conobbe la statunitense Grace Frick, che divenne la sua compagna. Nel 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, si trasferì negli Stati Uniti dove insegnò letteratura comparata. Nel 1947 prese la cittadinanza statunitense, ma ha continuato a scrivere in francese. Tradusse in francese Le onde di Virginia Woolf (1937) e Quello che sapeva Maisie di Henry James (1947).

Memorie di Adriano

Sapevo che il bene e il male sono una questione di abitudine, che il temporaneo si prolunga, che le cose esterne penetrano all’interno, che la maschera, a lungo andare, diventa il volto.

Attraverso le parole dell’imperatore, la Yourcenar ci mette di fronte alla personalità di un uomo straordinario, che fino alla sua morte si interroga sul senso dell’esistenza e sullo scopo del nostro passaggio sulla terra.

Le sue riflessioni non sono pesanti considerazioni filosofiche ma pensieri che partono dalla sua vita quotidiana. Non vengono tralasciati i temi dell’amicizia e dell’amore carnale, del tradimento e delle paure più profonde dell’uomo, oggi uguali a duemila anni fa.

Adriano potrebbe essere un umanista ante litteram, un uomo moderno, appassionato della vita e del sapere, sensibile alle cose del mondo ma anche a quelle dell’anima. Riflette sull’esistenza senza pregiudizi, con una lucidità e una razionalità incorruttibili.

La scelta di raccontare proprio Adriano non è casuale. Il periodo storico è infatti particolarmente significativo. Siamo nel II secolo D.C. e l’impero romano ha raggiunto la sua massima estensione. I confini sono relativamente stabili, minacciati però da forze orientali e nordiche da non sottovalutare.

A livello spirituale ci troviamo in un momento di transizione tra il superamento delle divinità greco-romane e la nascita del Cristianesimo, ancora poco diffuso, considerato come una setta.

 Quando gli dei non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo.

Adriano è profondamente greco. Si racconta come un uomo amante dell’arte e delle fini tradizioni ateniesi, non indifferente alle superstizioni dell’ultraterreno e dell’oltre-uomo.

Adriano

La sua integrità come uomo e come imperatore si evince dallo scopo stesso delle sue lettere, prepararsi alla morte istruendo il suo successore affinché non commetta i suoi errori e guidi l’impero nella pace.

I temi

Grazie alla penna della Yourcenar, ai documenti sui quali ha passato anni di studio, ai suoi viaggi nel luoghi in cui Adriano ha vissuto (“straniero dappertutto, non mi sentivo mai isolato in nessun luogo”) possiamo godere di un’opera straordinaria.

Memorie di Adriano ci invita a riflettere e lo fa con autorità e dolcezza allo stesso tempo e non tralascia nessun ambito della vita.

Antinoo, giovane amore dell’imperatore Adriano

Riporto alcune citazioni che ho trovato meravigliose e che sintetizzano il pensiero dell’imperatore su alcuni temi fondamentali.

Questo gioco misterioso che va dall’amore di un corpo all’amore di un essere umano, m’è sembrato tanto bello da consacrarvi tutta una parte della mia vita.


Il seme di errore e di morte che anche il bene contiene in sé crescerà mostruosamente nel corso dei secoli. Il mondo, stanco di noi, si cercherà nuovi padroni, quel che era parso saggio apparirà vano, quel che era parso bello ci apparirà orribile.


La debolezza delle donne, come quella degli schiavi, dipende dalla loro condizione legale; la loro forza si prende la rivincita nelle piccole cose, e qui il potere che esercitano è quasi illimitato. Di rado ho visto una casa dove le donne non regnassero.

Stile

Questo libro è al tempo stesso un romanzo, un saggio storico, un’opera di poesia.
La trama si sviluppa in forma semi-epistolare. Il testo è totalmente descrittivo, senza dialoghi.

Se ho voluto scrivere queste memorie di Adriano in prima persona è per fare a meno il più possibile di qualsiasi intermediario, compresa me stessa. Adriano era in grado di parlare della sua vita in modo più fermo, più sottile di come avrei saputo farlo io.

Questo libro si legge lentamente e con attenzione.  Non si corre cercando l’evento successivo, si assapora ogni cosa parola per parola.

 La vita di Adriano è un flusso di coscienza: un’autoanalisi dell’imperatore che si muove verso la libertà e la morte, passando per ogni emozione, ogni viaggio, ogni scoperta e ogni tradimento.

Conclusioni

Godete di questo libro come di un amico.

Memorie di Adriano è prezioso, carico di ispirazioni di vita e di considerazioni che vanno oltre ogni epoca storica e ogni biografia.

Da leggere e rileggere, è un romanzo che è una scoperta ogni volta perché al suo interno non c’è solo il passato, c’è il futuro di ognuno di noi.

Non credo che nessun sistema filosofico riuscirà mai a sopprimere la schiavitù: tutt’al più ne muterà il nome. Si possono immaginare forme di schiavitù peggiori delle nostre, perché più insidiose: sia che si riesca a trasformare gli uomini in macchine stupide e appagate, che credono di essere libere ma sono asservite, sia che si imprima in loro una passione forsennata per il lavoro, divorante quanto quella della guerra.

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Claudia Neri