Non ti muovere ~ Margaret Mazzantini ~ Recensione di Claudia Neri

Non ti muovere – margaret mazzantini – analisi e recensione

Non ti muovere è un romanzo di Margaret Mazzantini pubblicato nel 2001, che l’anno successivo ha vinto il premio Strega. Dal romanzo è stato tratto anche il film nel 2004 con Sergio Castellitto, marito dell’autrice.

Comincio col dire che Non ti muovere è un romanzo che mi ha sempre incuriosita. È da tanto tempo che volevo leggerlo e me lo sono trovata sotto mano quasi per caso. La storia è drammatica, come il modo di scrivere della Mazzantini, inconfondibile. Si viene trascinati dentro un turbine di emozioni in cui raramente c’è gioia. Anche i momenti migliori sono ricoperti da un’ombra, si oscurano presto.

L’autrice Margaret Mazzantini e il marito e attore Sergio Castellito (Timoteo nel film)

La storia

La storia è quella di Timoteo, un affermato chirurgo sposato e con una figlia adolescente. Non ama la sua vita ed è infelice perché non ha mai trovato la soluzione alla sua infelicità. Quando parla di sé bambino, il protagonista coglie i presagi di questa insoddisfazione che lo accompagnerà per tutta la vita.

Io non mi sono mai sentito “naturale”, mi sono impegnato per esserlo, tentativi striduli, perché impegnarsi per essere naturali é già una sconfitta.

Tutto inizia con una trafelante introduzione – passatemi il termine – in cui il dottore è al capezzale della figlia quasi morta per un incidente in motorino. Seduto fuori la sala operatoria Timoteo aspetta e intanto ricorda. Racconta tutta la storia e parte dell’origine della sua infelicità inguaribile. Racconta i segreti del suo dolore passato a sua figlia Angela e, di fatto, durante la narrazione Angela siamo noi.

Angela, perché la vita si riduce a così poco? E dov’è la clemenza? Dov’è il rumore del cuore di mia madre? Dov’è il rumore di tutti i cuori che ho amato? Dammi un cesto, figlia mia, il cestino con cui andavi all’asilo. Voglio metterci dentro, come lucciole nel buio, i bagliori che hanno attraversato la mia vita

“Ascoltiamo” il padre che ripercorre gran parte della sua vita e del suo dolore, un dolore segreto, estraneo a quella gabbia dorata che è la sua vita rispettabile.

Il segreto

Facciamo un salto a quindici anni prima. Non ti muovere, dice Timoteo. E intanto stupra l’amore della sua vita. Inizia così la storia d’amore turbolenta di un uomo confuso e depresso. La sua amante diventa la luce della sua vita, la consistente luce che potrebbe liberarlo dal tunnel della sua mediocrità.

Cosa vuol dire amare, figlia mia? Tu lo sai? Amare per me fu tenere il respiro di Italia nelle braccia e accorgermi che ogni altro rumore si era spento. Sono un medico, so riconoscere le pulsazioni del mio cuore, sempre, anche quando non voglio. Te lo giuro, Angela, era di Italia il cuore che batteva dentro di me

Lei è tutto ciò che di meno potrebbe piacere a uno cresciuto con le sue compagnie, nel suo ambiente. Timoteo stesso all’inizio si sorprende di quell’attrazione, che gli assorbirà tutta la vita.

Penelope Cruz interpreta Italia

Ed è con Italia che ricomincia a respirare, a sognare, a sorridere. In quella relazione segreta con questa donna minuta, troppo truccata, magrissima, riservata e solitaria il dottore ritrova sé stesso e la voglia di vivere.

Non ti muovere: le descrizioni

Le descrizioni della Mazzantini sono provocatrici dei sensi del lettore. La scrittrice è capace di descrivere quei dettagli che sono davvero in grado di fare la differenza nel farci percepire le sensazioni.

Le unghie mangiucchiate e le dita rosse di Italia, i suoi piedi nelle scarpe alte che inciampano sulla polvere. Tutto ciò che la Mazzantini descrive noi lo vediamo. E ci schifiamo quando parla delle puzze e della trasandatezza di una casa, e trasaliamo quando descrive un incontro di occhi sotto la pioggia battente. E infine proviamo pena quando tutto si riduce a un uomo piccolo e ridicolo che ha perso il controllo del suo destino.

Ero felice, non ci si accorge mai di esserlo, Angela, e mi chiesi perché l’assimilazione di un sentimento così benevolo ci trovi sempre impreparati, sbadati, tanto che conosciamo solo la nostalgia della felicità, o la sua perenne attesa.

Non ci sono dettagli lasciati al caso nelle ambientazioni e negli oggetti “della scena” che la Mazzantini descrive proprio come una scenografia. I colori accesi e spenti, i rumori forti e deboli, i gesti veloci e lenti scorrono come una pellicola davanti ai nostri occhi. Questa capacità è di una scrittrice che ha dalla sua parte l’esperienza del cinema e del teatro.

Non ti muovere: la pochezza

Nonostante io abbia apprezzato il modo di scrivere, le descrizioni, le sensazioni, c’è una cosa che manca in questo romanzo. Ed è l’empatia. Non so se è una sensazione solo mia ma non sono riuscita ad immedesimarmi nel personaggio di Timoteo. Nonostante la storia struggente sia narrata da lui, ho mantenuto un certo distacco per tutto il romanzo. Questo può esser dovuto al fatto che mentre io mi sento scoppiare di vita, lui è un morto vivente finché non conosce Italia e anche dopo in un certo senso. Un’altra motivazione potrebbe essere quel velo di drammatica penosità del suo personaggio.

L’autrice Margaret Mazzantini

Ricco, non più attraente, senza amici, con una moglie distante e una figlia adolescente un po’ ribelle. Non è una vita così fuori dal comune, eppure Timoteo ha qualcosa di profondamente turbato e contorto in sé. E questo mi ha allontanata, anche dall’amore che prova.

Lei era in quel taglio. Il sangue che temevo era il suo, così come avevo temuto il suo amore. Lei c’era già. Chi ti ama c’è sempre, Angela, c’è prima di conoscerti, c’è prima di te.

La Mazzantini resta una maga delle sensazioni, nel climax drammatico della storia, poco prima della fine, ho pianto. Non ho potuto evitare di commuovermi per l’umanità ritrovata che andava oltre la storia di Timoteo. Diciamo che era una “verità” universale, un dolore che non c’è bisogno di aver provato per condividere.

Non ti muovere: conclusioni

Ho letto Venuto al mondo qualche anno fa ed è stato così doloroso che non ho più aperto un libro della Mazzantini. Quando ho preso Non ti muovere dallo scaffale sapevo a che tipo di storia andavo incontro: nessun lieto fine. Ma la verità è che questa storia non è paragonabile a quella del romanzo Venuto al mondo letto prima (ma scritto dopo) dell’autrice. È una storia che consiglio a tutti per scoprire questo modo di scrivere che ha solo la Mazzantini. Mentre per la trama e il contenuto non penso sarà mai uno dei miei preferiti.

Claudia Neri

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