Il barone rampante – Italo Calvino – analisi e recensione

italo calvino

Il barone rampante è un romanzo di Italo Calvino scritto nel 1957 ed è il secondo capitolo della trilogia araldica I nostri antenati, insieme a Il visconte dimezzato (1952) e Il cavaliere inesistente (1959).

L’ispirazione del romanzo deriva dal racconto che Salvatore Scarpitta fa a Italo Calvino, una sera del 1950, all’Osteria Fratelli Menghi a Roma.

Dello stesso autore ho letto recensito l’anno scorso Il sentiero dei nidi di ragno. Ne ho apprezzato molto lo stile fresco e leggero e ho deciso di leggere questa storia, che mi ha stupito molto.

Anche Il barone rampante ha come protagonista un bambino (almeno all’inizio), ed è ambientato a cavallo tra il 1700 e il 1800 nella provincia di Genova. La storia racconta tutta la vita del barone Cosimo Piovasco di Rondò, narrata da suo fratello Biagio.

Le imprese che si basano su di una tenacia interiore devono essere mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare fatuo, senza senso o addirittura meschino.

La storia

La narrazione attraversa tutto il periodo della Rivoluzione francese iniziando nel ventennio immediatamente precedente e concludendosi in piena Restaurazione. La storia inizia il 15 giugno 1767, quando Cosimo ha 12 anni, e finisce con la scomparsa di Cosimo durante l’inverno a 65 anni, nel 1820.

L’autore Italo Calvino

Anche questo romanzo si presenta come una fiaba, sebbene abbia dei toni meno oscuri rispetto al romanzo precedente della trilogia.

Possiamo ricostruire la vita insolita del barone rampante grazie alle testimonianze e ai racconti del protagonista stesso, il quale non manca di arricchirla di fantasiosi dettagli.

Tutto incomincia a seguito di un litigio familiare per un piatto di lumache. Cosimo, per ripicca, si rifugia sopra un albero. E da lì non scenderà più, costruendosi l’intera esistenza tra i rami degli immensi boschi che circondano casa sua e l’intera città.

Il barone rampante che vive sugli alberi

Lo stile di vita alternativo di Cosimo si traduce col tempo in un percorso di formazione e maturazione. Il primo incontro che fa passando da un ramo all’altro è quello con la figlia dei Marchesi d’Ondariva, vicini della famiglia di Cosimo.

Da Cosimo di Roger Olmos, Logos Edizioni.

La ragazza si chiama Violante, detta Viola e sarà l’unico grande amore di Cosimo, dall’inizio alla fine. Viola ha un carattere capriccioso, arrogante e adulatore. Anche lei s’innamora di Cosimo ma la loro relazione è tormentata, anche a causa delle condizioni in cui vive lui e che lei non sposerà mai a pieno.

Si conobbero. Lui conobbe lei e sé stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e sé stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.

Cosimo diventa poi un punto di riferimento per tutti i contadini dei poderi del vicinato, in quanto dall’alto degli alberi può sorvegliare le proprietà ed evitare furti, incendi e invasioni.

Stringerà anche amicizia col bandito Gian de Brughi, del quale sarà l’unico a conoscere il lato più profondo. Essendo costretto alla latitanza e a nascondersi sempre, Gian de Brughi è un appassionato lettore e divora decine di romanzi a settimana, che Cosimo prontamente rimpiazza con nuove proposte.

Un aspetto importante della vita di Cosimo è che il ragazzo fin da giovane sarà coltissimo. Intrattiene una corrispondenza con filosofi e letterati europei, compreso Voltaire stesso, col quale si scambia idee e opinioni sociali e politiche.

Quando ho più idee degli altri, do agli altri queste idee se le accettano; questo è comandare.

Insomma, Cosimo, pur vivendo lontano da terra, non si fa mancare nulla della vita di coloro che sono sotto di lui. Anzi, forse ottiene anche di più dalla sua esistenza dei sui coetanei con una vita “normale”.

Il barone rampante: la prospettiva

Il romanzo ci insegna a guardare le cose da una prospettiva diversa. Tutti i personaggi, agli occhi di Cosimo, appaiono diversamente rispetto alla loro considerazione pubblica. Il fratello Biagio (ovvero il narratore della storia) lo evidenzia quando scopriamo la verità sullo zio, il Cavalier Avvocato Enea Silvio Carrega, e anche quando vediamo l’aspetto seduttore e adulatore dell’amata marchesa Viola.

Cosimo manterrà il suo animo puro e buono per tutta la vita, come un uomo sopra le righe che resta estraneo alla storia comune degli uomini e allo stesso tempo ha tanto da insegnare a tutti coloro che lo ammirano o lo deridono. Ma come finisce la storia di Cosimo che ha promesso di non scendere mai dai rami per tutta la vita? Che succede quando la morte si avvicina? Vi lascio alla sua lettura (o a Wikipedia) per scoprire cosa succede a questo affascinante personaggio di Italo Calvino.

Solo essendo così spietatamente sé stesso come fu fino alla morte, poteva dare qualcosa a tutti gli uomini.

Stile e conclusioni

Come già anticipato lo stile è scorrevole e leggero. I dialoghi sono numerosi e incalzano la storia, sono funzionali al suo evolversi oppure alla definizione delle personalità dei numerosi personaggi, tra cui spicca anche l’imperatore Napoleone Bonaparte.

Le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone, e danno la gioia che raramente s’ha restando per proprio conto.

Una cosa che ho apprezzato molto de Il barone rampante è la curiosità e anche la limpidezza, sì proprio limpidezza, delle personalità di Biagio e Cosimo, ai quale alla fine ci affezioniamo. La trilogia I nostri antenati di Italo Calvino ha un titolo molto appropriato. Ho la sensazione che questa nobile famiglia sia davvero vissuta da qualche parte verso Genova a cavallo tra ‘700 e ‘800 e che qualcosa di lei è rimasto nella nostra storia, e nella mia, con una nota di affetto commosso.

Claudia Neri

Te la sei persa? Leggi la recensione della scorsa settimana sul romanzo Non ti muovere di Margaret Mazzantini

Vuoi leggere questo libro? Puoi acquistare Il barone rampante qui