La Rabbia e l'Orgoglio~ Oriana Fallaci ~ Riflessione di Claudia Neri

La Rabbia e l’Orgoglio – Oriana Fallaci – analisi e Riflessione

La rabbia e l’orgoglio è un saggio di Oriana Fallaci. È il primo libro de “La Trilogia di Oriana Fallaci” (insieme a La forza della ragione e Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse). Il libro è la versione estesa dell’articolo apparso sul quotidiano Il Corriere della Sera il 29 settembre 2001 in seguito all’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre.

Il libro ha avuto straordinario successo in tutto il mondo vendendo milioni di copie (arrivando alla ventottesima ristampa) e segnando il ritorno di Oriana Fallaci sulla scena internazionale dopo un silenzio lungo dieci anni. La scrittrice stava preparando il romanzo Un cappello pieno di ciliege (poi pubblicato postumo), quando l’allora direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli la convinse a pubblicare i suoi pensieri riguardo ai temi legati all’11 settembre: gli Stati Uniti, l’Italia, l’Europa e l’Islam.

Oriana Fallaci

Devo dire che scrivere è una cosa molto seria per me. Non è un divertimento o uno svago o uno sfogo. Non lo è perché non dimentico mai che le cose scritte possono fare un gran bene ma anche un gran male, guarire oppure uccidere. Studia la Storia e vedrai che dietro ad ogni evento di Bene o di Male c’è uno scritto. Un libro, un articolo, un manifesto, una poesia, una preghiera, una canzone. 

L’ultimo scritto della Fallaci prima di questo lunghissimo articolo era stato di “Insciallah”, epico romanzo sulla missione occidentale di pace nella Beirut dilaniata dallo scontro tra cristiani e musulmani e dalle faide con Israele. Per i dieci anni successivi la Fallaci aveva scelto di vivere ritirata nella sua casa newyorchese a combattere il cancro. Ma non smette mai di lavorare al testo narrativo dedicato alla sua famiglia, quello che lei chiama “il-mio-bambino”, lo già citato Un cappello pieno di ciliegie.

Oriana Fallaci che intervista Khomeini a Teheran

La rabbia e l’orgoglio chiarisce dall’inizio che il primo destinatario del titolo è la nazione italiana, da cui l’autrice è esiliata per trasferirsi in America non riuscendo più a identificarsi con i suoi valori e la sua attualità. La madre e il padre della Fallaci sono stati combattenti della resistenza, modelli di coraggio e di caparbietà che la Fallaci non riesce ad identificare nella storia di dell’Italia post-bellica. Da quel momento la nazione ha attraversato pagine di storia che non la riempiono d’onore e di gloria. Dalle brigate rosse alla lotta Stato-Mafia all’ascesa di Berlusconi, la giornalista non risparmia una parola a nessuno, sia nel bene, ma soprattutto nel male.

In quest’opera il destinatario principale della sua rabbia però è l’estremismo islamico. Lo so, qualcuno potrebbe non essere d’accordo con le due parole che ho scelto per identificare il nemico della cultura occidentale contro cui la Fallaci così strenuamente lotta. Eppure io credo che quelle siano le uniche parole corrette.

Dopo l’attacco alle Torri Gemelle molti musulmani presenti in America– ma anche italiani in Italia, francesi in Francia, russi in Russia eccetera – hanno gioito della catastrofe. Gli Stati Uniti, finora visti come una potenza intoccabile, risultavano agli occhi degli altri “finalmente” indeboliti, accoltellati, esplosi.

Io condivido l’indignazione di Oriana e la sua ripugnanza verso coloro che hanno potuto trovare qualcosa di positivo nella morte di più di duemila persone innocenti.

Però dentro piango più di chi piange con le lacrime, a volte le cose che scrivo sono proprio lacrime

Il paragone con l’Italia

E lo stesso quando il Congresso ha votato all’ unanimità d’ accettare la guerra, punire i responsabili. Ah, se l’Italia imparasse questa lezione! È un Paese così diviso, l’Italia. Così fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali! Si odiano anche all’ interno dei partiti, in Italia. Non riescono a stare insieme nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo stesso distintivo, perdio! Gelosi, biliosi, vanitosi, piccini, non pensano che ai propri interessi personali. Alla propria carrieruccia, alla propria gloriuccia, alla propria popolarità di periferia

Gli italiani non sono patriottici. Lo sappiamo tutti che l’Italia è una nazione che ha a cuore il benessere individuale più di quello comune. La nostra storia ci ha fatto costruire fuori una lingua bellissima, una letteratura invidiabile, un’arte ineguagliabile, ma non è stata sufficiente a costruire un popolo unito e coeso che ami la sua nazione.

Oriana Fallaci e Gheddafi

Le divisioni, le invasioni, le dominazioni straniere ci hanno regalato differenze e valori inestimabili, che ancora oggi ci scorrono nel sangue.

Eh, sì: c’ è una bella differenza tra un paese nel quale la bandiera della Patria viene sventolata dai teppisti negli stadi o dai vincitori di una medaglia, e un paese nel quale viene sventolata dal popolo intero.

Tuttavia come popolo non abbiamo mai condiviso niente, nemmeno il Fascismo, nemmeno la Resistenza. Neppure l’unificazione del 1861 è stata una soluzione condivisa da tutti. Non può che venirmi in mente qui Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, in cui questa dicotomia è magistralmente raccontata.

Per l’America è diverso. Dominati fin dall’inizio da un unico popolo lontano e tiranno, l’Inghilterra, gli Stati Uniti hanno sempre dovuto rivendicare sé stessi e la propria autonomia di popolo. Sicché quando la Fallaci scende in piazza alle manifestazioni post 11 settembre e sente decine di migliaia di persone gridare “U-S-A!” “IU-ES-EI!” non può che unirsi a un grido che nella sua amata madre patria fa strano soltanto immaginare.

Gli atti di eroismo della gente comune nella New York straziata dall’attacco sono così tanti che non è possibile contarli. Persone comuni, come me e te, che aiutano i pompieri a recuperare pezzi di corpi ustionati o parti di membra spappolate per un senso civico di dovere e rispetto verso chi, in quell’abominio ingiusto, aveva perso la vita.

Il fatto è che l’America è un paese speciale, caro mio. Un paese da invidiare, di cui esser gelosi, per cose che non hanno nulla a che fare con la ricchezza eccetera. E sai perché? Perché è nata da un bisogno dell’anima, il bisogno d’avere una patria, e dall’idea più sublime che l’Uomo abbia mai concepito: l’ idea della Libertà, anzi della libertà sposata all’ idea di uguaglianza

La Fallaci non critica l’Italia perché è egoista, critica l’italiano perché lo è. Ci critica, e lo dico al presente perché è ancora così, perché siamo un popolo che non è in grado di camminare nella stessa direzione per abbastanza tempo. Lo ripeto ancora: in Italia l’individuo vince sul bene comune, sempre. Ed è qui che la Fallaci ci dice “SVEGLIATI ITALIA!”, se continui così non saprai affrontare i problemi che verranno in futuro, le minacce alla tua cultura, alla tua autonomia, non riuscirai a conservare te stessa quando proveranno a “smembrarti”. Lascio a voi giudizio e riflessioni su questa parte. Mi permetto solo di citare alcuni eventi le cui vicende si affacciano alla memoria: Terremoto de L’aquila, la Pandemia, Mafia Capitale, il ponte di Genova…

Così, quando ho visto bianchi e neri piangere abbracciati, dico abbracciati, quando ho visto democratici e repubblicani cantare abbracciati «God save America, Dio salvi l’ America», quando gli ho visto cancellare tutte le divergenze, sono rimasta di stucco.

L’estremismo islamico

Non è certo con La rabbia e l’orgoglio che scopriamo le ostilità della Fallaci per l’estremismo islamico. Nelle sue espressioni più conservatrici l’Islam non tollera nessun altro credo e mira ad abbattere fisicamente tutti quelli che non sono musulmani, in quanto impuri. Nei paesi musulmani il potere temporale non è separato da quello religioso e giustizia è un termine molto vago che muta di significato in base alla convenienza. Tutto è giustificato dalla volontà di Dio.

Oriana Fallaci con Ali Bhutto, 1972

La Fallaci denuncia il pericolo di essere troppo tolleranti con il popolo islamico, il quale lentamente sta migrando verso i paesi occidentali con il preciso scopo, secondo lei, di sottometterli con la violenza.

Prima di accusarla di complottismo, vorrei fare un appunto. Quando la Fallaci scriveva il mondo non era globalizzato come ora, internet era diffuso ma non c’era nulla di paragonabile alle condizioni socio-economiche che ci sono adesso. La storia ha parzialmente smentito quello che Fallaci denunciava come un imminente attacco che presto ci avrebbe coinvolti tutti rendendoci schiavi. Dico parzialmente perché nessuno dimentica l’attacco di Nizza, quello di Londra, “Je suie Charlie” e chissà quanti altri che io non conosco.

Piccola riflessione

Io sono una persona aperta e tollerante che difende il diritto di avere un’opinione anche quando non la condivido. Una cosa però la voglio dire. Quando ci fu lo scandalo per la storia dei crocifissi nelle aule scolastiche (ve lo ricordate? Qualche anno fa) a causa di genitori di alunni musulmani che se ne erano lamentati, io ero d’accordo con loro.

Oriana Fallaci nella sua casa a New York

Dopo aver letto La rabbia e l’orgoglio io dico questo: sono ancora d’accordo con la laicizzazione della scuola, ma non lo sono perché ce lo hanno chiesto i figli di Allah (come li chiama la Fallaci). Sono d’accordo perché credo che Chiesa e Stato debbano rimanere divisi e che dovremmo dare a tutti la libertà di credere in ciò che vogliono. Fino a quando questo non mette in pericolo la storia, la cultura e i principi di un popolo. Non conosco nessuna cultura europea che si basi sulla violenza e la sottomissione degli altri. Non dovremmo permettere il prosperare di una religione-cultura che invece ne è convinta e che continua a isolarsi seppur insieme a noi.

L’Europa che brucia ha rigenerato la malattia che il secolo scorso ha reso fascisti anche gli italiano non fascisti, nazisti anche i tedeschi non nazisti, bolscevichi anche i russi non bolscevichi. E ora rende traditori anche coloro che non dovrebbero esserlo: la paura.
È una malattia mortale, la paura. Una malattia che nutrita di opportunismo, conformismo, voltagabbanismo, carrierismo e naturalmente di vigliaccheria, miete più vittime del cancro.

Non voglio dare alcun giudizio o consiglio politico o razzista (mi si perdoni l’uso improprio del termine, so che una religione non è una razza) e non conosco la soluzione al problema dell’inclusione dello straniero. Ma so e dico senza timore né incertezza alcuna che abbiamo il dovere di proteggere la nostra storia e i nostri valori perché essi sono dentro di noi e sono preziosi.

Tutto ciò che fa parte di una cultura deve essere rispettato da chi ne entra a far parte. Se dovessi mai nella vita trasferirmi in Iran, io metterei il velo e per visitare una moschea toglierei le scarpe. Dovremmo pretendere lo stesso rispetto anche da coloro che vogliono far parte della nostra nazione, e dico nostra per dire qualunque paese, non solo l’Italia. A proposito di lei, la bellissima e millenaria Italia che io amo con tutto il cuore, una cosa la posso dire e perdonatemi la critica un po’ estranea ai miei soliti scritti. Inghilterra e Francia hanno già adottato misure in termini di regolarizzazione e inclusione degli immigrati, mentre l’Italia è ancora molto indietro, gli italiani sono ancora molto indietro. Non mi sento allora di dare totalmente torto alla Fallaci anche dieci anni dopo l’attacco delle Torri.

Conclusioni

La rabbia e l’orgoglio deve essere letto. I racconti di guerra che la Fallaci fa mostrando la natura di alcuni popoli musulmani nei confronti delle donne e del mondo occidentale mi hanno veramente colpito. La giornalista corrispondente in Vietnam, Iran, Iraq, Arabia ha vissuto sulla propria pelle di occidentale, non musulmana e donna l’intolleranza e lo sdegno di alcuni uomini che facevano fatica persino a considerarla umana. Essendo troppo accecati dal proprio ego per ragionare (vedi intervista a Khomeini, Arafat, Gheddafi), sostenevano, e i loro seguaci sostengono ancora oggi, idee medioevali di violenza e intolleranza che il solo pensiero mi fa incazzare da morire.

Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa. Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. All’ annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci.

C’è un’altra cosa che devo dire che non facendolo renderebbe ingiusta questa riflessione. La Fallaci, nel suo lunghissimo articolo divenuto saggio osanna degli Stati Uniti alcuni aspetti che forse oggi lei stessa avrebbe rivalutato. La terra della libertà, delle pari opportunità, dell’uguaglianza, che aiuta l’Afghanistan in difficoltà (lei stessa era d’accordo all’intervento), che si fa paladina della giustizia per i popoli in difficoltà senza un tornaconto. Gli Stati Uniti sono un grande paese, ma Oriana stessa ha poi in un certo senso ammesso che hanno le loro colpe.

La rabbia e l’orgoglio

Tutte le parole di questo saggio trasudano rabbia e orgoglio che io condivido. Non riesco, da occidentale e fiera di esserlo, a condividere la cultura di popoli soffocati da una religione così inconcepibile. Sia chiaro che non faccio di tutta l’erba un fascio, e io pure mi riferisco all’estremismo islamico. Ma questo non toglie che, guardando i dati attuali, mi spaventa pensare che lì fuori ci sia tutta questa gente convinta che la mia cultura sia peccato, che io sia impura, che tutte le persone che conosco meritano l’inferno. Non ci sono rabbia e orgoglio sufficienti a descrivere come mi sento – e penso come vi sentiate anche voi – ad essere giudicata per come mi vesto, come amo, come vivo, come sogno, e tantomeno per il mio essere donna.

Claudia Neri

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