Lessico famigliare ~ Natalia Ginzburg ~ Recensione di Claudia Neri

Lessico famigliare – Natalia Ginzburg – Analisi e recensione

Lessico famigliare è un romanzo autobiografico di Natalia Ginzburg pubblicato da Einaudi nel 1963, anno in cui ha vinto il Premio Strega. Il libro è stato tradotto in molte lingue, tra le quali l’ebraico, il giapponese, il cinese, il coreano.

La Ginzburg ha avuto un ruolo attivo nella storia italiana, in particolare dopo la Strage di Piazza Fontana. Dopo la morte del primo marito, torturato e ucciso in carcere, mantiene il suo cognome. Quando conosce il suo secondo marito lavora alla casa editrice Einaudi, appena nata. Segue a Roma il suo compagno che vi si trasferisce per motivi lavorativi e lascia quindi il suo lavoro di traduttrice. Nella capitale vivrà insieme ai suoi figli, diventando anche vicina di casa di un Eugenio Montale fanciullo.

L’autrice Natalia Ginzburg

Nel 1971 sottoscrive, assieme a numerosi intellettuali, autori, artisti e registi, la lettera aperta a L’Espresso sul caso Pinelli, documento attraverso cui si denunciano, riguardo alla morte di Giuseppe Pinelli, le presunte responsabilità dei funzionari di polizia della questura di Milano (con particolare riferimento al commissario Luigi Calabresi). Tale adesione verrà più volte ricordata dalla stampa in seguito al matrimonio della nipote della Ginzburg, Caterina, con Mario Calabresi, figlio del commissario nel frattempo assassinato. Nello stesso anno si unisce ai firmatari di un’autodenuncia di solidarietà verso alcuni giornalisti di Lotta Continua accusati di istigazione alla violenza.

Ma poi avvenne che la realtà si rivelò complessa e segreta, indecifrabile e oscura non meno che il mondo dei sogni; e si rivelò ancora situata di là dal vetro, e l’illusione di aver spezzato quel vetro si rivelò effimera. Così molti si ritrassero presto sconfortati; e ripiombarono in un amaro digiuno e in un profondo silenzio.

È molto difficile scrivere una recensione di Lessico famigliare perché è difficile recensire la storia. La verità dei fatti narrati circonda di un’aura di sacralità i personaggi, noti solo attraverso la loro eredità culturale.

Lessico famigliare è un libro delicato e tagliente al tempo stesso. Le vicende della vita quotidiana dei personaggi della famiglia Levi (Natalia Ginzburg è nata Levi) si intrecciano con quelle di Cesare Pavese, Adriano Olivetti, Leone Ginzburg, Filippo Turati. E la dimensione domestica di tutto ciò si scontra con la brutalità degli anni del Fascismo, che li travolge tutti.

La storia di Lessico Famigliare

Quelle frasi sono il fondamento della nostra unità familiare, che sussisterà finché saremo al mondo, ricreandosi e risuscitando nei punti più diversi della terra.

Nel romanzo la scrittrice racconta la storia della sua famiglia da quando lei era bambina fino alla vita adulta. I Levi sono ebrei da parte di padre e cattolici da parte di madre. Dopo diversi traslochi a causa del lavoro del padre si stabiliscono a Torino. Giuseppe Levi o Beppino, come lo chiama sua moglie, è un professore di chimica molto stimato. Con la cattedra di Anatomia Umana sarà professore di tre premi Nobel, tra cui Rita Levi Montalcini. Natalia lo descrive come un uomo molto dedito al lavoro, sempre con qualcosa da ridire, inamovibile dalle sue convinzioni, irascibile e autoritario. La madre, al contrario, ha un animo dolce, spensierato, artistico e gentile. È una donna coraggiosa e, da quello che si percepisce, altruista.

Mia madre aveva una natura lieta, e dovunque trovava delle persone da amare e dalle quali essere amata. Anche dopo aver pianto, diventava molto allegra, tanto da mettersi a cantare a squarciagola per tutta la casa.

Natalia con la scrittrice Rosetta Loy e Federico Fellini

Si avvolgeva nell’accappatoio e con la tazza del caffè in mano passeggiava per il giardino, dopodiché usciva nella speranza di sapere se qualcuno avesse fatto cadere Mussolini e diceva: vado a vedere se hanno buttato giù Mussolini.

Tutta la famiglia è anti-fascista fin dal principio e Natalia racconta come bastasse la frase “Sai che x è antifascista?” a suscitare le simpatie di suo padre verso qualcuno che un attimo prima disprezzava. Questo naturalmente si contestualizza nel periodo di consolidamento del potere di Mussolini quando i suoi oppositori diventavano sempre più rari e sempre più silenziosi.

I cinque fratelli Levi vivranno vite molto diverse. All’introduzione delle leggi razziali tutti gli uomini della famiglia saranno arrestati e mandati al confino. Il padre è costretto a trasferirsi in Belgio ad insegnare lì. Mario viene arrestato al confine per possesso di materiale (volantini) antifascista. Riesce a fuggire per miracolo e si trasferisce in Francia dove resterà poi per tutta la vita.

Natalia col primo marito Leone Ginzburg

Natalia racconta dei suoi fratelli più descrivendo le relazioni tra loro e i genitori che non con lei. La madre gelosa delle amiche di Paola oppure la pigrissima moglie di Alberto vengono descritte attraverso eventi della vita che quasi escludono la narratrice stessa.

Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all’estero: e non ci scriviamo spesso. Quando c’incontriamo, possiamo essere, l’uno con l’altro, indifferenti o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. […] Quelle frasi sono il nostro latino, il vocabolario dei nostri giorni andati, sono come i geroglifici egiziani o degli assiro-babilonesi, la testimonianza d’un nucleo vitale che ha cessato di esistere, ma che sopravvive nei suoi testi, salvati dalla furia delle acque, dalla corrosione del tempo. Quelle frasi sono il fondamento della nostra unità familiare, che sussisterà finché saremo al mondo, ricreandosi e risuscitando nei punti più diversi della terra.”

Com’è scritto Lessico famigliare

In Lessico famigliare nessuna biografia è approfondita, di ogni personaggio sono presentati tratti essenziali ma nel complesso non esaustivi. Anche se il racconto è una fabula, Natalia fa dei salti temporali da un periodo all’altro per collegare gli eventi come lo sono nella sua mente, quindi dal punto di vista di una che rivive tutto al ritroso, con il senno di poi.

 Allo stesso modo tratta i personaggi e le loro vicende personali. Usa abilmente un pretesto narrativo per passare di storia in storia, di episodio in episodio. Da tratti caratteriali salta agli eventi che li hanno generati nel passato oppure dagli eventi alle conseguenze perenni nelle loro vite.

Della sua storia personale quasi non c’è menzione, i personaggi più presenti sono i genitori e i fratelli. Le comparse principali della storia sono: Adriano Olivetti (suo cognato, marito della sorella Paola), Cesare Pavese, Filippo Turati e Natalina (la domestica che sbaglia i pronomi personali). Natalia ha conosciuto tutti loro da vicino però nel romanzo non approfondisce i loro gesti e comportamenti come invece succede coi personaggi principali.

Per caratterizzare i membri della sua famiglia l’autrice usa spesso i loro modi di dire e le loro abitudini lessicali (anche da qui il titolo). Le espressioni “diceva”, “diceva sempre” sono frequentissime nel romanzo.

“Come vorrei essere un re fanciullo” diceva mia madre con un sospiro e un sorriso, perché le cose che più la seducevano al mondo erano la potenza e l’infanzia, ma le amava combinate insieme, così che la seconda mitigasse la prima con la sua grazia, e la prima arricchisse la seconda di autonomia e di prestigio.

“Voialtri” diceva mio padre “vi annoiate perché non avete vita interiore!”

Lo stile

Il linguaggio di Lessico Famigliare è semplice. Potrebbe essere un lunghissimo discorso fatto dall’autrice ai lettori per raccontar loro la sua vita davanti a un caffè. I dialoghi sono dominanti perché caratterizzano i personaggi, soprattutto la madre e il padre. Le loro citazioni popolano il romanzo mentre per i personaggi secondari il discorso indiretto e anche il pensiero indiretto (era convinto che, pensava che, eccetera) sono più frequenti.

Conclusioni

Era necessario tornare a scegliere le parole, a scrutarle per sentire se erano false o vere, se avevano o no vere radici in noi, o se avevano soltanto le effimere radici della comune illusione. 

Questo romanzo si legge con piacere e lascia il suo segno. Vedere con gli occhi di chi li ha vissuto i grandi personaggi della storia del Novecento fa un certo effetto. Alla fine si ha l’impressione di conoscerli un po’ più da vicino, riuscendo a collocarli in contesti più quotidiani e reali. Così ora Olivetti e Pavese mi sembrano più umani di quanto lo fossero prima. Anche l’impatto con la brutalità della storia è più pungente vissuto attraverso le esperienze di Natalia adolescente e bambina.

Lessico famigliare è un occhio di traverso sulla storia del Regime fascista attraverso le vite di chi l’ha combattuto, in cui la storia non è la protagonista ma inevitabilmente ne diventa la condottiera.

Claudia Neri

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